Vino, Frescobaldi: servono scelte coraggiose per ridurre la produzione

Frescobaldi: "Meglio una decisione sbagliata che nessuna decisione". Uiv chiede scelte sulla produzione e segnala l’erosione del valore

8 Lug 2026 - 14:14
Vino, Frescobaldi: servono scelte coraggiose per ridurre la produzione

BUSINESS & MERCATOIl vino italiano si confronta con un livello di giacenze che non si registrava dal 2022. A maggio, secondo l’analisi dell’Osservatorio Uiv presentata a Roma, gli stock in cantina tra vino e mosti hanno superato i 53 milioni di ettolitri, il 7,3% in più rispetto a maggio 2025.

Il dato equivale a un’intera vendemmia ferma in cantina e arriva nonostante tre vendemmie light consecutive tra il 2023 e il 2025. Nel 2022, il livello elevato delle scorte era invece legato a un raccolto extra-large da quasi 50 milioni di ettolitri.

Produzione e mercato

Il tema è stato al centro dell’assemblea generale annuale di Unione italiana vini (Uiv), principale associazione di rappresentanza delle imprese vitivinicole italiane. Il presidente Lamberto Frescobaldi ha richiamato il settore alla necessità di assumere decisioni per riequilibrare la produzione.

“Meglio una decisione sbagliata che nessuna decisione”.

Nelle attuali condizioni di mercato anche una vendemmia da 44 milioni di ettolitri non è più sostenibile – ha proseguito –. È il momento di assumersi la responsabilità di scelte coraggiose, anche se impopolari, perché l'immobilismo sta già costando al settore molto più di qualsiasi intervento di riequilibrio: l'iperproduzione sta impattando su valore e redditività lungo tutta la filiera. Dobbiamo tutelare un comparto che vale l’1,1% del Pil e che contribuisce in maniera determinante non solo al saldo della bilancia commerciale (+7,2 miliardi di euro), ma alla ricchezza dei territori e alla salvaguardia del paesaggio”.

Consumi ed export

La crescita degli stock di vino si inserisce in un quadro di domanda debole. Sul mercato interno, i consumi nella Gdo tra gennaio e maggio 2026 risultano in calo del 2% rispetto allo stesso periodo del 2025.

Sul mercato internazionale, il consuntivo dell’export vino nel primo trimestre registra una flessione del 4% a volume e dell’8,3% a valore. La combinazione tra giacenze elevate, consumi fermi ed export in arretramento rende più difficile la collocazione del prodotto.

Declassamenti

Le difficoltà di mercato stanno spingendo i declassamenti vino, cioè la riclassificazione in una categoria inferiore: da Docg a Doc, da Doc a Igt o a vino comune.

Secondo l’Osservatorio Uiv, le cantine stanno movimentando le giacenze verso la categoria ritenuta più facilmente collocabile sul mercato, quella del vino comune. La scelta consente di alleggerire gli stock, ma contribuisce ad abbassare il valore medio del prodotto.

Prezzi dello sfuso

L’effetto dei declassamenti si riflette sui prezzi dello sfuso. Nei primi cinque mesi dell’anno le quotazioni sono diminuite del 6% per i Dop, del 7% per gli Igp e del 14,4% per i vini comuni.

I vini comuni assorbono il 75% dei declassamenti e registrano il prezzo medio più basso, pari a 54 centesimi al litro.

Le regole del settore

Il segretario generale di Uiv, Paolo Castelletti, ha indicato la necessità di aggiornare l’impianto normativo per rendere la produzione più aderente all’andamento del mercato.

“È necessario aggiornare l’impianto normativo per regolamentare e razionalizzare il settore: la produzione va programmata in funzione del mercato – ha aggiunto il segretario generale Paolo Castelletti –. Abbiamo riscontrato che oggi una bottiglia su cinque viene declassata, ed è una pratica che rischia di innescare un effetto a valanga: il vino scende di categoria, i volumi si accumulano alla base della piramide qualitativa e ad essere travolti sono i prezzi. Sotto il peso di un’offerta eccessiva si è già eroso più di mezzo miliardo di euro di valore potenziale annuo”.

Valore eroso

Secondo le elaborazioni dell’Osservatorio Uiv, ogni cambio di registro comporta una riduzione del valore iniziale. Per i vini Dop, la perdita è stimata in 364 milioni di euro, pari al 10%. Per gli Igp, la decurtazione è pari a 152 milioni di euro, il 14%.

Nel complesso, il valore potenziale eroso raggiunge 516 milioni di euro, pari all’11%.

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