I bar italiani valgono 23,8 miliardi. I dati Fipe al Sigep 2026
Il futuro del bar italiano tra fragilità economica e ruolo sociale: l'analisi FIPE a SIGEP 2026 parla di numeri ma anche di sopravvivenza.
INDAGINI E RICERCHE - I bar italiani hanno generato quasi 6 miliardi di visite nel 2025 per un valore di mercato di 23,8 miliardi di euro, confermandosi componente fondamentale dell'economia dei servizi e infrastruttura sociale del Paese. Tuttavia, il settore convive con fragilità evidenti: uno scontrino medio di appena 4,20 euro e un saldo negativo tra aperture e chiusure di -2.884 unità nei primi tre trimestri del 2025. Sono i dati emersi dalla tavola rotonda "Il futuro del bar italiano (e prospettive per il 2026)" organizzata da FIPE-Confcommercio a SIGEP 2026, con la partecipazione di Lino Enrico Stoppani, Presidente di FIPE, Andrea Illy, Presidente di Illycaffè e Consigliere Fipe per l'Osservatorio sulla filiera del bar, Alessandro Angelon, AD di Sammontana Italia e Paolo Staccoli, titolare dell'omonimo caffè.
L'analisi di FIPE su dati Tradelab fotografa un settore caratterizzato da una capillarità straordinaria: 152 mila bar presenti sul territorio nazionale, con tre comuni italiani su quattro che hanno almeno un bar. Si tratta di attività aperte in media 14 ore al giorno e spesso sette giorni su sette.
Questi numeri confermano come il bar rappresenti uno dei servizi di maggiore prossimità sul territorio e una pausa irrinunciabile durante la giornata per la maggior parte degli italiani, tanto nelle grandi metropoli quanto nei piccoli borghi. Lo testimonia la distribuzione delle visite: il 44% è legato alla colazione, il 29% alle pause, il 14% all'aperitivo, il 6% al pranzo, il 3% alla cena e il 4% al dopocena, a conferma di come il bar sia prima di tutto il luogo dell'incontro quotidiano, del rito che struttura la giornata-tipo.
Un ruolo centrale che si regge, tuttavia, su un equilibrio economico fragile, se si considera che lo scontrino medio si attesta su appena 4,20 euro, a fronte di un impegno operativo e gestionale quotidiano particolarmente oneroso.
Accanto al suo ruolo culturale, il bar è anche fonte di reddito e occupazione. Il comparto impiega 367.900 addetti, di cui 284.606 dipendenti, con una forte presenza femminile (58,9%) e giovanile (41,3% under 30) e una quota significativa di lavoratori stranieri (20,8%). Oltre la metà dei dipendenti (57,5%) è assunta a tempo indeterminato, a testimonianza di un settore che continua a offrire lavoro stabile e opportunità di integrazione. Tutti i dati sono in crescita nel periodo 2023-2025.
Il tessuto imprenditoriale resta fortemente diffuso, a trazione locale e indipendente: 148.830 bar su 152.650 sono attività indipendenti, mentre solo 3.820 appartengono a catene. Un modello che riflette la natura "familiare" del bar italiano, fatto di piccole imprese radicate nei quartieri, nelle piazze e nei centri storici che lo rendono un pilastro della qualità della vita e dello spazio urbano.
Nonostante questo, il comparto convive con fragilità evidenti nel saldo tra aperture e chiusure, che nei primi tre trimestri del 2025 è stato negativo (-2.884 unità), e dal tasso di sopravvivenza delle imprese che, a cinque anni dall'apertura, è del 53%.
«Le evidenze che emergono dai nostri studi sui bar, nelle sue varie declinazioni, confermano quanto questi comparti siano centrali nella vita quotidiana degli italiani, ma allo stesso tempo indicano con chiarezza come la chiave per mantenere questo posizionamento sia quella di guardare avanti», ha dichiarato Lino Enrico Stoppani, Presidente di FIPE-Confcommercio. «Il 2026 dovrà essere l'anno in cui il sistema del fuoricasa saprà trovare un nuovo punto di equilibrio tra sostenibilità economica, qualità dell'offerta e capacità di intercettare abitudini di consumo in rapido cambiamento. Bar, gelaterie e pasticcerie non sono solo attività economiche, ma presìdi di socialità, identità e attrattività turistica: valorizzarli significa investire su un patrimonio che rende unico il nostro Paese, come ha dimostrato il riconoscimento UNESCO per la cucina italiana, e che può continuare a generare valore per imprese, lavoratori e territori».
«Tramite le sue funzioni primarie di ristoro e convivialità, il bar italiano svolge un ruolo sociale irrinunciabile», ha dichiarato Andrea Illy, Presidente di Illycaffè e Consigliere Fipe per l'Osservatorio sulla filiera del bar. «Negli ultimi anni, i cambiamenti demografici, delle abitudini lavorative e degli stili di vita, del quadro normativo, nonché della concorrenza di formule distributive alternative, hanno reso più difficile il mercato, aumentando però al contempo il bisogno di ristoro e il desiderio di convivialità, anche da parte dei crescenti flussi turistici. Ci sono dunque concrete opportunità di rivitalizzazione della rete nazionale di bar, attraverso l'innovazione e il miglioramento della qualità. A tal fine, le leve che la FIPE intende attivare sono la formazione professionale, il bello, buon e ben fatto come pezzo forte dell'Italia, e nuovi modelli di business che mobilitino investimenti».






