Il terroir oltre la vigna: a Carmignano il progetto Artimino tra zonazione, storia e nuova lettura del vino

A Vinitaly Artimino rilegge il territorio di Carmignano tra storia, zonazione e viticoltura avanzata

24 Apr 2026 - 14:25
Il terroir oltre la vigna: a Carmignano il progetto Artimino tra zonazione, storia e nuova lettura del vino

VINI E SPUMANTI - Il vino italiano si trova oggi in una fase in cui le categorie tradizionali faticano a reggere il racconto. I consumi cambiano, le occasioni si frammentano, e con esse si complica anche la leggibilità dei territori. In questo scenario, a Carmignano emerge un progetto che prova a rimettere in discussione il punto di partenza della narrazione: il vino come risultato di un processo di conoscenza. 

Foto: Alessandro Moggi

È su questa linea che si muove il lavoro avviato dalla Tenuta Artimino, proprietà medicea di oltre 700 ettari entrata nella sfera della famiglia Olmo alla fine degli anni Ottanta e oggi guidata dalla terza generazione con Annabella Pascale. 


Foto: Alessandro Moggi

A Vinitaly è stato presentato un percorso che tiene insieme ricerca agronomica, lettura del paesaggio e traduzione enologica, con il contributo scientifico di Attilio Scienza e la consulenza di Riccardo Cotarella

All’origine non c’è stata un’idea di vino, ma una spinta all’esplorazione. «Abbiamo lavorato a una zonazione dell’intero territorio di Artimino - ha spiegato Annabella Pascale - per capire cosa ogni singola parcella fosse davvero in grado di esprimere. Un lavoro che ha portato anche noi a scoprire aspetti inattesi del potenziale di questa terra».

La scelta è stata dunque quella di fermarsi, separare piccole aree, osservare il loro comportamento e verificarlo nel tempo attraverso microvinificazioni ripetute. Ne è derivata una mappa delle vocazioni interne, in cui il territorio non si presenta più come unità compatta, ma come insieme di risposte differenti.

«Attraverso l’uso di tecnologie avanzate siamo riusciti a leggere la risposta della pianta all’ambiente - ha raccontato Attilio Scienza - individuando le diverse condizioni di stress e di equilibrio all’interno della stessa proprietà. Questo consente di costruire una viticoltura più precisa e consapevole».

Da qui si apre una riflessione sul concetto di terroir, che nella lettura proposta da Scienza si estende «La vocazione non è solo il risultato dell’interazione tra suolo, clima e vitigno, ma comprende anche ciò che circonda la vigna. Il bosco contribuisce alla risposta della pianta, influenzandone il comportamento e la capacità di adattamento».

È su questa base che prendono forma i cru monovarietali presentati a Vinitaly, esito di un processo di selezione che nasce dall’osservazione. Sauvignon Blanc, Chardonnay, Cabernet Franc e Sangiovese diventano strumenti di lettura, capaci di restituire differenze interne allo stesso contesto territoriale. 

Foto: Alessandro Moggi

La degustazione: parcella, vitigno, sintesi

«La mia funzione non è stata quella di imporre uno stile, ma di interpretare un’identità», ha spiegato Riccardo Cotarella, introducendo una degustazione costruita come lettura progressiva del territorio.

Il percorso ha attraversato sei vini, mettendo in relazione parcelle, varietà e modalità di costruzione, in un continuo passaggio tra isolamento e sintesi.

Si parte da Artumes 2025, basato su Trebbiano toscano e Petit Manseng, proveniente da suoli alluvionali profondi caratterizzati da una maggiore disponibilità idrica. Il vino si muove su una linea fresca e floreale, sostenuta da una struttura più ampia di quanto il vitigno lasci normalmente immaginare, con una persistenza che ne prolunga la lettura. 

Foto: Alessandro Moggi

Il confronto immediato è con Custode delle Tele 2023, Sauvignon Blanc in purezza dai vigneti Poggio al Moro e Muro del Barco. Qui il contesto pedologico cambia, con una componente franco-argillosa a matrice calcarea, e la costruzione enologica (fermentazioni a bassa temperatura e affinamento sulle fecce fini, condotto in acciaio) restituisce un profilo più teso e definito, con una maggiore precisione aromatica.

Foto: Alessandro Moggi

Il passaggio al Chianti Montalbano Riserva 2023 introduce il primo livello di sintesi all’interno della denominazione, con un affinamento che prevede l’utilizzo di legni di diversa capacità, orientati a sostenere la struttura senza alterare l’equilibrio complessivo del vino, offrendo un riferimento utile per leggere il comportamento del Sangiovese in un contesto già strutturato. 

Foto: Alessandro Moggi 

Con Moreta 2022, Sangiovese in purezza dal vigneto Ronzano, si entra nella lettura per parcella. I suoli ben drenati e l’esposizione incidono su una struttura più verticale, con un equilibrio giocato sulla finezza del tannino e sulla progressione del sorso. L’affinamento avviene prevalentemente in botti di grande capacità, per evitare che il legno interferisca con la componente territoriale.  

Foto: Alessandro Moggi  

Il confronto prosegue con Poggipie’ 2022, Cabernet Franc dal vigneto Ferrovia esposto a sud, dove condizioni agronomiche differenti portano verso una maggiore profondità nel calice. L’affinamento in legno — in parte in barrique — accompagna una struttura più ampia senza perdere in leggibilità, grazie a una gestione equilibrata dell’estrazione e della maturazione. Emergono note riconducibili alla grafite e a una componente balsamica, sostenute da una buona acidità e da una persistenza più estesa. 

Foto: Alessandro Moggi  

Il percorso si chiude con il Carmignano Riserva “Grumarello” 2021, sintesi tra Sangiovese, Cabernet Sauvignon e Cabernet Franc. La costruzione del blend richiede un equilibrio delicato tra varietà con dinamiche diverse. Le componenti vengono vinificate separatamente e successivamente assemblate, con affinamenti differenziati tra botti grandi e legni più piccoli, in funzione della struttura delle masse. Il risultato è un equilibrio costruito per integrazione, in cui le componenti restano distinguibili pur dentro un disegno unitario. 

Foto: Alessandro Moggi

In questo passaggio, il confronto tra monovarietali e blend non introduce una gerarchia, ma restituisce una struttura di lettura: isolare le singole componenti, comprenderne il comportamento e osservare come queste si ricompongano nella sintesi.

Il progetto Artimino si colloca così dentro una dinamica che riguarda l’intero sistema vino, la necessità di passare da una narrazione per categorie a una lettura per processi. Un passaggio che implica strumenti, metodo e tempo, e che apre una domanda destinata a riguardare non solo singole realtà illuminate ma territori in senso più ampio: quanto il sistema sia oggi pronto a dotarsi di un approccio che mette in campo chiavi di lettura più precise in grado di esprimere potenziali spesso non valorizzati. 

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