Le conferenze di Slow Wine Fair 2026 affrontano pari opportunità, diritti e futuro del vino

Dal caporalato alla leadership femminile: le conferenze di Slow Wine Fair 2026 affrontano diritti, territorio e futuro del vino

28 Gen 2026 - 12:02
Le conferenze di Slow Wine Fair 2026 affrontano pari opportunità, diritti e futuro del vino

EVENTI - Un bicchiere di vino può raccontare molto più del suo contenuto. Dietro ogni calice si celano scelte agricole, condizioni di lavoro e diritti delle persone. Ma anche il futuro delle aree montane, l'accesso dei giovani alla terra, il protagonismo crescente delle donne nel settore vitivinicolo.

Sono questi i temi al centro di Slow Wine Fair 2026, la manifestazione internazionale che si svolgerà dal 22 al 24 febbraio presso BolognaFiere. L'evento, organizzato da BolognaFiere da un'idea di Slow Food, si terrà nuovamente in contemporanea con SANA Food, il format B2B dedicato alla sana alimentazione fuori casa.

Oltre 1.000 cantine italiane e internazionali presenteranno più di 5.000 etichette, accompagnate da convegni e masterclass. L'Arena Reale Mutua (Padiglione 15A) ospiterà quattro conferenze principali, pensate per trasformare le questioni centrali dell'edizione in occasioni di dialogo e ascolto.

Il giusto al centro: il dialogo tra Zuppi e Petrini con i giovani vignaioli

L'appuntamento più atteso è fissato per domenica 23 febbraio alle 14:00. Il Cardinale Matteo Maria Zuppi e Carlo Petrini dialogheranno con i giovani presenti alla fiera in un incontro dedicato alla responsabilità ambientale e generazionale.

L'obiettivo è costruire un presente dove il "giusto" diventi il fulcro dell'azione di chi crede nel valore della comunità. A condurre l'incontro sarà Mario Marazziti, portavoce della Comunità Sant'Egidio. Una riflessione sul significato profondo del concetto di "giusto" e sulla necessità di costruire comunità attente alla terra e alle persone.

Quando il bicchiere nasconde sfruttamento: il mondo in vigna

La prima conferenza, sabato 22 febbraio alle 14:00, affronta un nodo cruciale: può definirsi davvero "buono" un vino nato da ore, giorni, mesi di sfruttamento? Slow Wine Fair parte dal lavoro in vigna per mettere al centro le forme di sfruttamento, dal caporalato alle azioni concrete di chi rifiuta questo sistema.

Nel settore vitivinicolo si è verificato un cambiamento profondo nella composizione della manodopera. I lavoratori locali e i pensionati hanno lasciato spazio a lavoratori immigrati, spesso vulnerabili sul piano lavorativo e sociale. Permessi di soggiorno brevi, scarsa conoscenza della lingua e dipendenza dagli intermediari li rendono facilmente ricattabili.

Eppure dalla viticoltura arrivano anche esempi positivi di integrazione lavorativa, inclusione, lavoro equamente retribuito e percorsi di crescita collettiva. L'incontro dà voce a queste esperienze per raccontare un'idea diversa di viticoltura, che pone i diritti al centro.

Intervengono Irene de Barracuia, Advocacy and Communication officer di Lideres Campesinas (organizzazione statunitense per l'empowerment delle donne migranti in agricoltura), Maria Cristina Galeasso, coordinatrice di Accademia della Vigna (progetto che integra formazione, lavoro e responsabilità sociale), Yvan Sagnet, Cavaliere del Lavoro e Presidente di NOCap (associazione che promuove filiere etiche e condizioni di lavoro dignitose), e Luca Rondi, giornalista di Altreconomia e autore di Uva nera, inchiesta sul caporalato nelle Langhe.

La leadership femminile nel vino: dall'invisibilità alla valorizzazione

Sabato 22 febbraio alle 16:30 si parlerà di donne e vino. Fino a pochi decenni fa il settore era a trazione maschile: impensabile vedere viticoltrici, enologhe, winewriter o professioniste del vino. Ora la tendenza si sta invertendo. Le donne del vino guadagnano terreno, governano molte cantine e valorizzano sempre più il loro ruolo, nonostante gli stereotipi di genere persistano.

La trasformazione è evidente: cresce la presenza femminile tra produttrici, sommelier, influencer e ambasciatrici del vino. Il loro lavoro contribuisce a superare pregiudizi storici e sociali. Come si manifesta questa nuova leadership? Quali differenze rispetto a quella maschile? Quali prospettive?

Ne discutono Laura Donadoni, giornalista e scrittrice (autrice di Intrepide. Storie di donne, vino e libertà e Basta una goccia. Storie di gastronome ribelli, Slow Food Editore), Amelia Birch, sommelier e imprenditrice, fondatrice e proprietaria di Famelia (wine bar e bottle shop di Sydney dove si servono esclusivamente vini prodotti da donne), e Franca Miretti, produttrice di vino presso la Cantina del Pino a Barbaresco (Cn).

Terre Alte: la viticoltura che crea comunità

Lunedì 24 febbraio alle 10:00 si chiude con le Terre Alte. La viticoltura rappresenta un pilastro strategico per il futuro delle aree montane, ambito centrale nella visione di Slow Food. Attraverso la viticoltura, la rigenerazione della montagna prende forma con un'agricoltura contemporanea che guarda al futuro e al passato, tenendo insieme rispetto ambientale, memoria dei saperi e legami con le comunità locali.

Il vino diventa così un fatto sociale: occasione di incontro, racconto e identità condivisa. Il ruolo dei giovani vignerons, con forte legame al territorio, diventa fondamentale per riscoprire e reinterpretare le aree marginalizzate.

Tornare a coltivare in questi luoghi dimenticati significa presidiare il territorio, conservare il paesaggio, contrastare l'abbandono e ricostruire tessuti sociali fragili. La viticoltura nelle Terre Alte, accanto alla pastorizia e all'agricoltura di montagna, può affermarsi come pilastro della cultura e dell'economia locali, generando valore economico, umano e comunitario.

Intervengono Donatella Murtas, direttrice di ITLA Italia Aps (International Terraced Landscapes Alliance Italia), Samuele Heydi Bonanini, referente del Presidio Slow Food dello Sciacchetrà, Claudio Zucchino, produttore di Jujuy (Argentina, parte della comunità di Enoturismo Sostenible de la Quebrada, azienda Viñas de Uquia), e Andrea Peradotto, dell'azienda agricola Pian di Stintino, Tredozio.

Gli appuntamenti online: dal clima al lavoro giusto

Prima della fiera, due conferenze online accompagnano il pubblico nei valori del vino buono, pulito e giusto, affrontando dimensioni ambientali e sociali della produzione vitivinicola.

Si comincia il 28 gennaio alle 18 con "Il vino slow a 360 gradi". L'incontro ripercorre l'evoluzione dei temi dell'evento: dal rapporto tra vino e cambiamento climatico all'importanza della fertilità del suolo, fino alla filiera produttiva completa (incluso il packaging), per arrivare al concetto di vino giusto, capace di tutelare le risorse naturali e contribuire allo sviluppo delle comunità locali.

Guidano i partecipanti Adriano Zago (enologo, agronomo, fondatore di Cambium, azienda che supporta lo sviluppo delle attività biodinamiche), Marta Mendonca (Head Manager & Impact di Porto Protocol, rete globale impegnata ad affrontare il cambiamento climatico nel settore del vino), e Francesco Sottile, Vicepresidente di Slow Food Italia.

L'11 febbraio alle 18 si terrà "Vino e giustizia sociale", riflessione dedicata alla dimensione lavorativa nel mondo del vino. Rapporti equi tra vitivinicoltori e dipendenti, tutela dei diritti, sicurezza e retribuzione adeguata sono temi centrali in un settore agricolo dove lo sfruttamento rimane una realtà diffusa.

Intervengono Christian Buono di CoopEra (organizzazione della Catalogna che promuove il modello cooperativo basato su cooperazione, democrazia e sostenibilità), Maria Panariello dell'associazione Terra! Aps (impegnata nella transizione verso sistemi alimentari basati su giustizia sociale e ambientale), e Francesco Pascale della Cooperativa Terra Felix, che porta avanti la tradizione dell'Alberata d'Asprinio (Presidio Slow Food, sistema di coltivazione della vite tipico dell'agro aversano tra Napoli e Caserta).

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