Pandan, gula melaka e tanta ambizione: il rinascimento della mixology della Malesia
Ingredienti locali, storytelling culturale e una comunità sempre più organizzata: Maran Nadeson racconta a Nicole Cavazzuti trend e aspettative.
BAR & WINE - L’Asia della mixology non guarda soltanto a Londra, New York o Singapore. Sta costruendo il proprio vocabolario. E lo fa con lime locali, zuccheri scuri, erbe aromatiche, spezie e fame di riconoscimento globale.
Lo dico per esperienza diretta: sono andata in India per la Delhi Cocktail Week e la Golden Peacock Cup, presentata come la “India’s first international cocktail competition”.
E proprio in occasione della gara internazionale ho conosciuto Maran Nadeson, tesoriere della Mixology Alliance of Malaysia, a Gurgaon nei panni di giudice oltre che di responsabile della delegazione di bartender malesi.
La sua idea è chiara: il talento non basta. Gli ingredienti non bastano. Nemmeno una buona storia, da sola, basta. Serve una struttura. Serve una comunità. Serve un sistema.

L’intervista
Negli ultimi vent’anni, com’è cambiato il ruolo del bartender in Malesia rispetto al panorama globale?
Prima era visto soprattutto come una figura di servizio. Oggi è un professionista creativo, un narratore, qualcuno che usa ingredienti, tecniche e ospitalità per costruire un’esperienza completa.
Il cocktail non è più soltanto qualcosa da bere. È qualcosa da capire, ricordare, condividere.
A livello globale questa evoluzione è iniziata prima, ma oggi i bartender malesi partecipano a competizioni internazionali, sperimentano, viaggiano e portano nei loro drink un’identità culturale sempre più forte. Non stanno imitando una scena globale. Stanno iniziando a parlare con il proprio accento.
Quali sono oggi le principali sfide nel coordinare la comunità dei bartender in Malesia?
La parola chiave è coerenza.
La comunità cresce rapidamente, ma non tutti partono dallo stesso punto. Ci sono bartender con grande esperienza, giovani professionisti appena entrati nel settore, locali strutturati e realtà più piccole.
Mettere tutti attorno allo stesso tavolo, con standard condivisi e obiettivi comuni, non è semplice. Servono formazione, comunicazione, competizioni, occasioni di visibilità. Ma soprattutto serve continuità.
Perché una scena non si costruisce con un evento riuscito o con un singolo talento che emerge. Si costruisce nel tempo, con metodo. La sfida è passare dall’entusiasmo alla struttura.

Quanto conta la struttura organizzativa nello sviluppo di un ecosistema nazionale?
Conta moltissimo. Senza ruoli chiari, responsabilità definite e una visione a lungo termine, una community rischia di restare una somma di energie individuali. Interessanti, certo. Ma frammentate. Una buona organizzazione permette invece di delegare, far crescere nuovi leader, creare programmi di formazione, gestire eventi e costruire collaborazioni internazionali. È qui che nasce la credibilità. Perché nel mondo della mixology contemporanea non basta avere bartender bravi. Bisogna avere un ecosistema capace di sostenerli, promuoverli e accompagnarli fuori dai confini nazionali.
Su quali carte può puntare la Malesia per emergere nella scena cocktail internazionale?
La Malesia deve puntare su ciò che la rende immediatamente riconoscibile: diversità culturale, ingredienti distintivi e una tradizione di ospitalità molto forte.
È un Paese dove culture, cucine e influenze convivono ogni giorno. Questa complessità può diventare un vantaggio competitivo enorme, se tradotta con intelligenza nel bicchiere.
Ma non basta mettere pandan o gula melaka in un drink e chiamarlo “malese”. Il punto è costruire un’esperienza che abbia profondità, equilibrio e una storia leggibile anche per chi non conosce quella cultura.
Il linguaggio locale deve diventare globale senza perdere carattere.

E la scena asiatica?
L’Asia è pronta a giocare un ruolo sempre più centrale.
Cresceranno l’attenzione verso gli ingredienti locali, la sostenibilità, le tecniche regionali e lo storytelling culturale. E soprattutto crescerà la consapevolezza che la scena asiatica non deve limitarsi a entrare nel discorso globale: può contribuire a cambiarlo.
In questo scenario, la Malesia può diventare un ponte interessante tra tradizione e innovazione.
Ha ingredienti distintivi, culture gastronomiche ricchissime e una nuova generazione di bartender con voglia di esporsi. Con il supporto di organizzazioni come la Mixology Alliance of Malaysia, l’obiettivo è formare talenti, creare opportunità e dare alla Malesia una presenza più riconoscibile sulla mappa internazionale del cocktail.
La Malesia medaglia d'argento alla Golden Peacock Cup di New Delhi





