Global mixology: il successo dei RTD, nuovo locale queer a NY, il ritorno degli alcolici illegali

Il mercato RTD alcolici in crescita globale; il nuovo cocktail bar queer di New York; il problema degli alcolici illeciti in Australia. Le news della settimana.

26 Maggio 2026 - 11:18
Global mixology: il successo dei RTD, nuovo locale queer a NY, il ritorno degli alcolici illegali

BAR & WINE - Mentre calano le vendite di quasi tutti gli alcolici, i ready-to-drink a base alcol conquistano il mondo. New York, ecco il nuovo locale queer riferimento nel West Village. Australia, il preoccupante ritorno dei distillati contraffatti, sono illegali e fanno male alla salute. Le notizie dal mondo di cocktail e spirit dai media internazionali.

Alcol in calo ma corrono i ready-to-drink

Il mercato dei ready-to-drink (RTD) alcolici continua a essere uno dei pochi segmenti in forte crescita nel panorama beverage, mentre birra, vino e soprattutto i distillati tradizionali rallentano. Gli RTD pronti da bere, spesso in lattina, conquistano i consumatori grazie a comodità, gusto e formati leggeri, passando dall’1,1% del mercato nel 2014 all’attuale 3,5% nei principali 10 mercati mondiali. È quanto riporta Beverage Daily.

La crescita è trainata dagli RTD a base spirit, oggi il segmento più dinamico: nel primo trimestre 2026 crescono del 30% in valore negli Usa e rappresentano il 28% dei volumi off-premise degli spirit, triplicando i numeri del 2021. Quelli a base vino crescono moderatamente, mentre calano quelli a base malto.Il settore è estremamente competitivo: oltre 750 brand solo negli Usa, con continui ingressi e rapidi cambi di leadership (il 60% dei top 15 attuali non era in classifica nel 2021). L’innovazione è il motore principale: cocktail RTD, hard seltzer, spritz, hard tea, hard coffee, kombucha alcolico e formati “ready-to-serve”. I consumatori cercano ingredienti naturali, meno zucchero, calorie ridotte e sapori creativi.

NY, Il nuovo locale queer nel West Village

Love Thy Neighbor è il nuovo locale aperto nel West Village di New York come spazio dedicato alla comunità queer, ispirato al concetto di “chosen family” e alla filosofia delle “no straight lines”, che guida sia il design fluido sia l’approccio all’ospitalità. Fondato da Shigefumi Kabashima e dallo chef Elias Popa – si legge su The Spirits Business -, il locale offre 40 posti e passa da caffè diurno a cocktail bar serale. Gli interni, firmati da Wild Form Design Studio, celebrano la storia queer con archi morbidi, un mattone dello Stonewall Inn e una citazione di Marsha P. Johnson all’ingresso.

La drink list, sviluppata con Atsushi Suzuki, unisce precisione giapponese e creatività del West Village, reinterpretando Highball e Martini con tecniche moderne (chiarificazione, infusioni, carbonazione) e ingredienti sperimentali come mezcal al hojicha, gin al wasabi, puree chiarificate e pandan cream. Il risultato sono drink che si chiamano, ad esempio, Tokyo Banana o Wagyu Coke. La cucina propone karaage con limone brulé, pastrami tartare e ceviche; la sera arrivano piatti più ricchi e, prossimamente, sushi.

Australia, il ritorno degli alcolici illegali

Ancora The Spirits Business riferisce che in Australia si registra un preoccupante aumento alcolici illeciti venduti nei normali negozi autorizzati, mescolato a prodotti legali. Per quanto emerge da una ricerca condotta a Melbourne, dove gli analisti del NDARC dell’Università di Sydney e del NDRI della Curtin University, hanno acquistato bottiglie di vodka a prezzo scontato e scoperto, attraverso analisi chimiche, la presenza di metanolo e contaminanti plastici.

La responsabile dello studio, la dottoressa Michala Kowalski, definisce i risultati “preoccupanti”, perché questi prodotti imitano perfettamente quelli legali, ingannando i consumatori. Il metanolo, anche a concentrazioni non letali, viola gli standard alimentari e indica condizioni produttive dubbie; i plastificanti possono causare danni a fegato, reni e sistema riproduttivo. L’Australian Taxation Office stima il mercato dell’alcol illecito in 767 milioni di dollari australiani l’anno (circa 472,5 milioni di euro). L’Australian Distillers Association sostiene gli sforzi per rimuovere questi prodotti, sottolineando i rischi per la sicurezza pubblica e per le aziende che operano nel rispetto delle norme.

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