Pasta italiana e dazi USA: le tariffe calano drasticamente!
Dazi USA sulla pasta italiana ridotti dal 91% fino al 2%. Governo italiano e aziende ottengono un risultato significativo con il costante lavoro diplomatico.
NOTIZIE E DINTORNI - Gli Stati Uniti hanno accusato tredici marchi di pasta italiana di vendere i loro prodotti a prezzi troppo bassi nel mercato americano, una pratica chiamata "dumping". A settembre 2025 erano stati annunciati dazi pesantissimi del 91,74%, ma dopo mesi di contestazioni da parte delle aziende coinvolte e l'intervento del governo italiano e dell'Unione Europea, il Dipartimento del Commercio americano ha drasticamente ridotto queste tariffe: ora variano dal 2,26% al 13,98% a seconda del produttore. Una vicenda complessa che ha visto protagonisti grandi marchi come Barilla, La Molisana e Garofalo, e che dimostra quanto possano essere delicate le relazioni commerciali internazionali anche per un prodotto simbolo del Made in Italy.
L'accusa americana e i dazi preliminari
Il 4 settembre 2025 il Dipartimento del Commercio degli Stati Uniti aveva pubblicato i risultati preliminari di un'indagine sui dazi da applicare ad alcuni prodotti stranieri importati nel paese. Tra questi erano finiti sotto osservazione tredici marchi di pasta italiana, accusati di presunte pratiche commerciali sleali consistenti nell'esportazione verso gli Stati Uniti a costi inferiori rispetto a quelli di mercato, una pratica nota nel gergo commerciale internazionale come "dumping".
L'esito preliminare dell'indagine prevedeva l'imposizione di un'aliquota particolarmente severa, pari al 91,74%. Le autorità statunitensi avevano individuato due aziende come "rispondenti obbligatori" (mandatory respondents): La Molisana e Garofalo. A queste due società veniva imputata una cooperazione con l'indagine svolta ritenuta carente o comunque insufficiente. Di conseguenza, le autorità americane avevano applicato alle due aziende in questione, e anche alle rimanenti undici (tra cui Barilla), il livello tariffario massimo previsto dalla procedura antidumping.
La contestazione delle aziende e l'intervento italiano
Le aziende coinvolte, in particolare Garofalo e La Molisana, hanno immediatamente contestato quanto addebitato loro dalle autorità statunitensi, sostenendo di aver sempre offerto collaborazione piena e senza alcuna riserva durante l'intera indagine. Il governo italiano ha fatto proprie queste argomentazioni difensive, presentando una memoria legale "ad adiuvandum" (a sostegno) depositata tramite l'Ambasciata d'Italia a Washington. A questa iniziativa diplomatica si è affiancato un analogo intervento di supporto depositato dalla Commissione Europea, dimostrando come la questione avesse assunto rilevanza non solo bilaterale ma anche a livello di rapporti commerciali tra Unione Europea e Stati Uniti.
Successivamente, le stesse aziende coinvolte nell'indagine hanno fornito al Department of Commerce documentazione supplementare dettagliata. Sulla base di questa nuova documentazione, le autorità statunitensi hanno svolto ulteriori approfondimenti sulle risultanze che avevano condotto alle decisioni preliminari comunicate all'inizio di settembre.
Lo slittamento dei tempi e la nuova decisione
Nel frattempo, la sospensione provvisoria dell'attività dell'Amministrazione USA per 45 giorni a causa del cosiddetto "shutdown" (il blocco temporaneo delle attività governative federali per mancanza di fondi) ha determinato uno slittamento dei termini per la conclusione definitiva dell'indagine, che era inizialmente prevista per i primi giorni del 2026.
Alla luce dell'intensa attività diplomatica e legale svolta nei mesi precedenti, il 31 dicembre 2025 il Dipartimento del Commercio degli Stati Uniti ha comunicato alcune valutazioni che riconsiderano in misura significativa l'entità dei dazi provvisori antidumping resi noti il 4 settembre. Questa comunicazione è arrivata in anticipo rispetto alla conclusione definitiva dell'indagine, attesa per l'11 marzo 2026.
I nuovi dazi ridotti
La riduzione dei dazi è stata sostanziale. Dal 91,74% applicato indistintamente a tutte le tredici aziende, le aliquote sono ora differenziate e notevolmente più basse. Le nuove tariffe prevedono il 2,26% per La Molisana, il 13,98% per Garofalo e il 9,09% per gli altri undici produttori non specificamente campionati nell'indagine.
È importante precisare che queste aliquote si sommano al 15% di dazi "orizzontali" concordato alla fine di luglio 2025 dai leader di Stati Uniti e Unione Europea per la generalità dei prodotti provenienti dall'Unione Europea, nell'ambito di un più ampio accordo commerciale bilaterale.
Le aziende interessate hanno adesso la facoltà, se lo ritengono opportuno, di presentare ulteriori osservazioni nei riguardi dei provvedimenti annunciati, prima della decisione finale prevista per marzo. La Farnesina ricorda infine che l'efficacia delle misure in questione resta comunque sospesa fino a quando l'indagine non sarà stata formalmente conclusa, l'11 marzo 2026.






