Quali sono i vini di pregio più scambiati al mondo? Lo rivela il primo report dell’anno di Liv-Ex

Liv-ex svela quali sono i fine wines più richiesti sul mercato internazionale, tra conferme, nuovi ingressi e variazioni di posizionamento

9 Gen 2026 - 11:50
Quali sono i vini di pregio più scambiati al mondo? Lo rivela il primo report dell’anno di Liv-Ex

BUSINESS & MERCATO - È stato pubblicato il primo rapporto Liv-ex del 2026, il Power 100, che aggiorna il posizionamento dei principali brand attivi nel mercato dei vini di pregio. Il ranking, diffuso due giorni fa, offre una lettura sintetica dei movimenti degli ultimi dodici mesi e segnala i marchi che hanno mantenuto valore, quelli che hanno recuperato terreno e quelli che hanno registrato flessioni.

L’analisi evidenzia un mercato che, pur uscendo da una fase complessa, sembra avviarsi verso una progressiva stabilizzazione. Dopo un 2024 caratterizzato da contrazioni di prezzo e riduzione degli scambi, aumenta il numero di brand che registrano una variazione positiva. Non si tratta ancora di una ripresa strutturale, ma di un riequilibrio nelle strategie di acquisto: meno attenzione alla speculazione e maggiore interesse per marchi capaci di garantire continuità, posizionamento chiaro e coerenza nel pricing.

In testa alla classifica si conferma Cheval Blanc, che sale al primo posto grazie a una gestione dei prezzi più misurata rispetto alle ultime campagne. Subito dopo, San Guido, con Sassicaia, consolida la sua posizione come brand italiano più forte in termini di domanda e performance complessiva, confermando la solidità della categoria Super Tuscan sul mercato internazionale.

Tra le conferme francesi spiccano Yquem, che resiste nella top ten nonostante il momento poco favorevole per i vini dolci, e Haut-Brion, stabile tra i marchi più scambiati. La regione Champagne registra un recupero, con il rientro in classifica di Selosse e Salon, mentre Dom Pérignon mantiene una forte domanda in volume e Krug si distingue per continuità di richiesta e variazioni di prezzo più favorevoli. 

Le etichette simbolo dello Champagne tornano a trainare il sentiment del mercato, sostenendo uno dei pochi segmenti in ripresa nel 2025

Il segmento italiano mostra dinamiche selettive: oltre a Sassicaia, mantengono una posizione stabile Tignanello, Solaia, Ornellaia e Masseto, che pur con oscillazioni limitate confermano una buona regolarità di domanda. Più volatile, invece, la presenza di alcuni produttori di Chianti Classico e Brunello, influenzata dal rallentamento della domanda statunitense, elemento che ha causato anche il calo di Vega Sicilia, sceso dal primo al sedicesimo posto.

I Super Tuscan confermano solidità e riconoscibilità internazionale: tra i segmenti italiani più resilienti nel Liv-ex Power 100.

Sul piano interpretativo, il Power 100 mette in evidenza una tendenza chiara, il mercato premia i brand che riescono a mantenere coerenza tra valore percepito e politica dei prezzi. È questo l’elemento che fa la differenza in un periodo ancora segnato da cautela, soprattutto nei mercati più sensibili come Stati Uniti e Asia. La continuità del brand, più che la singola annata o la singola performance, diventa il parametro con cui buyer e operatori valutano la solidità a lungo termine.

Un altro indicatore rilevante è la riduzione della volatilità: diminuiscono gli sbalzi estremi e aumentano i marchi che mantengono posizioni stabili o registrano progressioni graduali. Questo suggerisce un mercato più razionale, meno soggetto a dinamiche speculative e più attento alla coerenza tra prezzo, posizionamento e domanda reale.

Per il mondo della ristorazione, il report offre un quadro utile: i marchi che mostrano continuità, Cheval Blanc, San Guido/Sassicaia, Yquem, Krug e, in misura più attenuata, Tignanello e Ornellaia, risultano oggi più affidabili in un contesto comunque di incertezza. Al contrario, le etichette che dipendono da pochi mercati o da picchi di domanda meno strutturati mostrano una maggiore vulnerabilità.

Nel complesso, il Power 100 di gennaio descrive un mercato più selettivo e meno impulsivo, dove la forza del brand, la credibilità e la coerenza nel pricing sono gli elementi decisivi per mantenere valore. Una direzione che chi opera nella ristorazione e nel fine dining può tenere in considerazione anche nell’impostazione delle carte vini e nella gestione della cantina.

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