Velier, da bottega di porto a protagonista globale degli spirits

Come Velier e Luca Gargano hanno contribuito alla diffusione di rum, mezcal e distillati di qualità, tra selezione, formazione e innovazione nel beverage

20 Febbraio 2026 - 13:30
Velier, da bottega di porto a protagonista globale degli spirits

BAR & WINE - Se da trentacinque anni in Italia cachaça, mezcal e pisco sono entrati nel lessico di una parte della miscelazione, il merito è anche del lavoro portato avanti da Luca Gargano con Velier: selezione, distribuzione e racconto per rendere leggibili distillati fino ad allora poco presenti fuori da contesti specialistici.

Dalla timeline aziendale emerge una sequenza precisa. Nel 1991 Velier crea per la prima volta in Italia una gamma di “white spirits” latinoamericani – cachaça, mezcal e pisco – da commercializzare “nei caffè e nei ristoranti etnici di tendenza”. Nel 1994 “avvia la Movida del Rum in Italia” importando rum caraibici come Matusalem, Brugal e Cacique, contribuendo a dare visibilità a una tipologia allora ancora marginale nel consumo italiano. Nel 1995, infine, Velier indica l’avvio dell’importazione del mezcal in Italia.

Per capire perché Velier possa svolgere quel ruolo bisogna tornare alle sue origini. L’azienda nasce nel 1947 a Genova, città di porto e di scambi, come piccola realtà familiare di importazione di vini e liquori. Per decenni resta dentro un modello distributivo classico. La svolta arriva nel 1983, quando in società entra Luca Gargano: da quel momento l’azienda cambia passo e l’identità si sposta con decisione verso i distillati di qualità, costruendo un profilo più netto e riconoscibile.

Questo cambio di baricentro si vede con forza negli anni ’90, quando Velier comincia a lavorare in profondità sul rum. Gargano non si limita a importare: viaggia, visita distillerie, costruisce rapporti diretti con i produttori, seleziona botti e porta sul mercato imbottigliamenti integrali, spesso a grado pieno. È un modello che unisce distribuzione, selezione e racconto e che contribuisce a cambiare la percezione stessa della categoria.

Luca Gargano e la costruzione delle categorie

In questo percorso, Luca Gargano si impone come divulgatore e costruttore di categorie. Uno dei casi più emblematici è quello dei rhum agricole: quando Velier inizia a importarli e raccontarli, in Italia il termine “agricole” è quasi sconosciuto fuori da una cerchia di appassionati. Gargano ne chiarisce le differenze rispetto ai rum da melassa, valorizza le denominazioni d’origine (come l’AOC Martinique) e costruisce degustazioni comparative per formare bartender e clienti.

Lo stesso approccio guida il lavoro sui rum del Demerara e, soprattutto, l’operazione legata alle scorte della distilleria Caroni nei primi anni Duemila: un recupero che contribuisce a trasformare un nome dimenticato in un oggetto di culto. Nel 2015 Gargano propone anche una classificazione del rum basata su materia prima e metodo produttivo (tra cui Pure Single Rum e Single Blended Rum), utile a rendere più leggibile un mercato spesso opaco. Parallelamente nascono progetti come Habitation Velier, con etichette tecniche e informazioni dettagliate su fermentazioni e distillazione: trasparenza come strumento di cultura.

Triple A: 25 anni di una rivoluzione silenziosa

Il protocollo Triple A (Agricoltori, Artigiani, Artisti) nasce nel 2001, quando Luca Gargano mette nero su bianco un manifesto che diventerà uno dei riferimenti italiani del movimento dei vini naturali. Il progetto viene presentato ufficialmente nel 2003 e da allora diventa una bussola per la scelta dei produttori: non una certificazione e non un marchio, ma un criterio identitario fondato su tre pilastri: centralità della materia prima, lavoro artigianale, visione creativa.

Nel tempo Triple A si sviluppa come piattaforma culturale oltre che distributiva. Il protocollo propone un decalogo operativo: agricoltura rispettosa della terra, raccolte a maturazione fisiologica, fermentazioni spontanee, uso limitato di additivi e interventi tecnici non orientati a standardizzare lo stile. L’obiettivo non è inseguire un “bollino”, ma garantire coerenza tra vigna, cantina e bicchiere. Con gli anni il progetto cresce fino a includere oltre cento produttori tra Italia ed estero, contribuendo alla diffusione del vino naturale nella ristorazione e nelle enoteche specializzate.

La crescita

La crescita è costante e misurabile. Da una realtà che negli anni ’80 fatturava poche centinaia di migliaia di euro, Velier arriva a superare i 143 milioni di euro di fatturato nel 2022, mantenendo una struttura indipendente e una forte impronta curatoriale. Nel 2018 l’azienda emette anche un minibond da 6 milioni di euro quotato su ExtraMOT PRO: un passaggio che accompagna l’espansione senza snaturarne il DNA. È la trasformazione da impresa familiare a “big nel suo piccolo”, con dimensioni importanti e una guida ancora diretta.

Questa coerenza riemerge anche nelle scelte recenti: attenzione verso marchi con una storia leggibile, spinta sulla formazione (perfect serve e contenuti dedicati), investimento crescente nel segmento analcolico.

Mixology Attraction: Velier a Rimini, tra scelte di portafoglio e mercato

A Rimini, durante Mixology Attraction, ho incontrato Giacomo Bombana, figura di riferimento nel team di comunicazione di Luca Gargano e di Velier. Davanti a un Martini, il confronto ha toccato inserimenti recenti, formazione e analcolico.

Le novità a catalogo
L’inizio dell’anno porta un nuovo limoncello. «Abbiamo inserito Costiera Sorrentina PM al posto di Villa Massa», spiega Bombana. «Un’azienda familiare, con cui possiamo costruire un percorso nel tempo». Producono limoncello, Gin Costiera e altri liquori territoriali. «Si tratta di un progetto più vicino al nostro modo di lavorare».

Fever-Tree 150 ml: premium e pratico
Tra le novità spicca l’inedita Fever-Tree in versione 150 ml. «È il formato perfetto per il Gin & Tonic», dice Bombana. «Funziona nel fuori casa, funziona nella grande distribuzione. Arriverà dappertutto». Un formato che garantisce qualità, riduce gli sprechi, velocizza il servizio e consente una porzione controllata: premium e pratico.

Formazione: i perfect serve come linguaggio comune
Nel nuovo catalogo commerciale compaiono QR code che rimandano a 29 video di perfect serve dei classici, realizzati internamente. In pratica, “perfect serve” non riguarda solo la ricetta, ma anche bicchiere, ghiaccio, guarnizione e presentazione: il servizio come parte integrante del drink. «Chi vende deve sapere come si serve», afferma Bombana. «Non proponiamo solo prodotti. Proponiamo cultura del bere». L’obiettivo è ridurre le variazioni tra un locale e l’altro e allineare il lavoro di sala e banco: stessi standard, stesso risultato, soprattutto sui classici.

Analcolico: da alternativa a segmento stabile

Nel menù del bar dello stand ci sono solo drink classici (dal Martini al Penicillin) e quattro su dieci sono analcolici, a conferma dell’attenzione di Velier verso la miscelazione zero alcol. «Velier non ha anticipato solo il lavoro su rum agricole e mezcal: è stata tra le realtà che hanno aperto la strada anche allo zero alcol, portando in Italia Seedlip, presentato come il primo “distilled non-alcoholic spirit”, lanciato nel 2015 dal britannico Ben Branson e considerato l’apripista della categoria. Da allora continuiamo ad allargare le proposte, convinti che l’alcol free non sia una moda ma un cambiamento strutturale», precisa Bombana. Tra le nuove referenze c’è Wine Stealer – linea Hyperlow, un concentrato aromatico in gocce che mira a ricreare l’impronta del gin tonic senza alcol.

Leggi l'articolo anche su MixologyItalia.com

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