Vernaccia di San Gimignano: la ''Regina Ribelle'' compie 750 anni e guarda al futuro

Intervista a Lisanna Boschini - Vicepresidente del Consorzio del Vino Vernaccia di San Gimignano

7 Maggio 2026 - 10:25
Vernaccia di San Gimignano: la ''Regina Ribelle'' compie 750 anni e guarda al futuro

ENTI E CONSORZI - Settecentocinquant’anni di storia e sessant’anni dal riconoscimento della DOC, prima in Italia: per la Vernaccia di San Gimignano il 2026 è anno di celebrazioni ma anche di riflessione su un percorso fortemente identitario rimasto sorprendentemente stabile nel tempo. 

Mentre il racconto del vino toscano si consolidava attorno ai grandi rossi, la Vernaccia ha continuato a occupare uno spazio diverso, non alternativo ma autonomo. Un vino bianco che nei secoli è passato dalle tavole di papi e sovrani medievali alle strategie contemporanee di posizionamento, senza perdere il legame con il proprio territorio, un carattere emerso con maggiore chiarezza anche sul piano della comunicazione, attraverso l’immagine della “Regina Ribelle” 

Ma oggi il tema non è più soltanto narrativo, la Vernaccia prova a trasformare la propria diversità in valore strategico. La denominazione conta oltre 100 aziende e circa 768 ettari vitati concentrati in un’area relativamente contenuta, tra i 70 e i 500 metri di altitudine, una dimensione che contribuisce a rafforzarne l’identità, ma che rende centrale anche il tema della governance.

“Mi piace dire che siamo una piattaforma – spiega Lisanna Boschini, vicepresidente del Consorzio del Vino Vernaccia di San Gimignano, incontrata a Vinitaly – un luogo di incontro dove ciascun produttore porta il proprio punto di vista per costruire una visione comune”. 

Per una denominazione composta da realtà produttive di dimensioni contenute, fare sistema diventa una necessità strutturale: “Quello che vogliamo trasmettere è l’idea di un consorzio coeso, non frastagliato. È questa la nostra forza”.

Negli ultimi anni la produzione ha mostrato una forte variabilità: dai 5,26 milioni di kg del 2022 ai 3,25 milioni del 2023, fino ai 5,90 milioni del 2024. Un andamento che riflette sia la riduzione delle rese orientata alla qualità, sia l’impatto crescente delle condizioni climatiche.

Ma il punto, secondo Boschini, è più profondo: “Il tema oggi non è solo come vendere la bottiglia, ma come sostenere i costi”. Crisi energetica, logistica, pressione sui margini e gestione delle giacenze stanno ridefinendo il lavoro dei consorzi ben oltre la promozione. “Il 2025 ha visto un grande lavoro di smaltimento, e anche il 2026 richiederà attenzione su questo fronte”.

Per questo la strategia passa anche attraverso il lavoro sui disciplinari. “Abbiamo costituito una commissione tecnica che sta lavorando coinvolgendo consiglieri e produttori”. Tra i temi aperti rese, parametri qualitativi e gestione dei reimpianti. 

E in questo quadro il Consorzio guarda all’enoturismo come leva economica e culturale: “Puntiamo molto sul legame tra vino e territorio. È una leva strategica per sostenere le imprese”.

Il lavoro più delicato riguarda però il posizionamento, non perché la Vernaccia abbia perso identità, ma perché oggi prova a renderla economicamente leggibile. “Abbiamo avviato un’indagine demoscopica sul posizionamento perché avevamo bisogno di uno strumento concreto per orientarci”. Lo studio, realizzato con Doxa, è ancora in fase di elaborazione e sarà discusso nei prossimi mesi insieme ai produttori, ma alcune linee emergono già con chiarezza.

“L’idea della ‘Regina Ribelle’ funziona – spiega Boschini – ma deve essere identitaria, non costruita per contrapposizione ai rossi toscani. La Vernaccia è il bianco della Toscana”.

Il punto, quindi, non è costruire un personaggio, ma rendere leggibile un’identità storica. “Funziona molto l’abbinamento con la cucina toscana, perché restituisce un’esperienza e una storia”. Ed è qui che entra anche il tema generazionale. “I giovani, per quanto si pensi il contrario, cercano identità e contenuto. Per questo è importante rimettere il vino nel posto giusto: dentro la cultura”.

Le aree di intervento sono dunque molteplici ma ciò che appare con chiarezza è la Vernaccia di San Gimignano non sta cercando di reinventarsi, sta cercando di trasformare la propria continuità in una forma contemporanea di valore, probabilmente la sfida più complessa per un vino che attraversa da sette secoli e mezzo la storia italiana senza avere mai davvero cambiato direzione.

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