Jean-Claude Mas scommette sull’Italia: cinque vini per un mercato che cambia

Domaines Paul Mas prepara il proprio ingresso nel mercato italiano attraverso il canale Horeca. Ne abbiamo parlato con Jean-Claude Mas

16 Giu 2026 - 12:27
Jean-Claude Mas scommette sull’Italia: cinque vini per un mercato che cambia

VINI E SPUMANTI - Quando si parla di Domaines Paul Mas si parla di una delle realtà che più hanno contribuito a ridefinire l’immagine contemporanea della Linguadoca. Una storia che affonda le proprie radici nel 1892 e che, sotto la guida di Jean-Claude Mas, si è trasformata in un gruppo che oggi riunisce 17 tenute, circa 950 ettari vitati, oltre 50 varietà coltivate e una presenza commerciale in più di 80 Paesi.

Un percorso costruito attorno a un’idea precisa: rendere il Sud della Francia riconoscibile attraverso vini capaci di coniugare identità territoriale, piacevolezza e accessibilità. È una visione che Jean-Claude Mas sintetizza da anni nel concetto di Luxe Rural, un’espressione che richiama un’idea di ospitalità, convivialità e qualità vissuta senza ostentazione.

Ora questa visione si prepara a confrontarsi con uno dei mercati più competitivi e identitari del mondo del vino: l’Italia.

Il progetto è attualmente nella fase di selezione dei partner distributivi che accompagneranno l’ingresso sul mercato nostrano. Alcuni accordi sono già in via di definizione, compreso un progetto dedicato all’e-commerce, mentre la presentazione ufficiale alla stampa è prevista entro la fine dell’anno. L’ingresso avverrà esclusivamente attraverso il canale Horeca.

Le referenze oggi previste sono cinque e le abbiamo degustate in anteprima. 

Il Côté Mas Sauvignon Vermentino 2024 unisce un vitigno internazionale e uno profondamente mediterraneo in una proposta giocata su freschezza e immediatezza.
Il Côté Mas Rosé Aurore 2023, a base Grenache e Cinsault, interpreta il versante più conviviale della selezione. 
Il Côté Mas RosOrange 2024 esplora il territorio di confine tra rosati e orange wine, attraverso una vinificazione che punta su colore, texture e facilità di approccio. 
Con il Domaine Silène des Peyrals Grès de Montpellier 2023 emerge il legame con la Linguadoca più territoriale e agricola, mentre l’Astelia Tannes 122 Cabernet Sauvignon 2022, affinato per quattordici mesi tra barrique e foudres, rappresenta la proposta di maggiore struttura e profondità della gamma.

Abbiamo intervistato Jean-Claude Mas per comprendere quali riflessioni abbiano guidato la sua scelta.

Il mercato italiano attraversa una fase complessa, tra contrazione dei consumi e crescente selettività del pubblico. Perché avete scelto questo momento per entrare e quale spazio pensate di poter intercettare?

«Come in tutti i mercati difficili, ci sono segmenti che offrono opportunità. Il mercato del vino sta attraversando una rivoluzione e stanno emergendo nuove abitudini di consumo. Credo che abbiamo i vini giusti per questi nuovi consumatori e queste nuove abitudini di consumo.»

Si parla di una selezione costruita specificamente per l’Italia. In che modo queste etichette si differenziano rispetto alla vostra offerta storica e quali elementi avete considerato prioritari nella loro definizione?

«I miei vini e la loro presentazione esprimono prima di tutto la mia filosofia e il mio stile. Voglio che il mio vino faccia parte di un’esperienza, un’esperienza con vini autentici, accessibili, saporiti, provenienti dal Sud della Francia: una destinazione di lusso rurale.»

Il rapporto qualità-prezzo è uno dei temi più sensibili nel mercato italiano contemporaneo. Pensate che oggi possa diventare una leva competitiva reale anche per vini francesi e su quale intuizione si basa questa scelta?

«Il vino deve tornare a concentrarsi sulla sua ragion d’essere primaria: una bevanda che deve essere buona al palato, al corpo e all’anima, come è stata elogiata per migliaia di anni. Fa parte di un ecosistema sociale e per questo motivo deve essere indiscutibilmente buono e accessibile. D’altra parte, il costo dei vini aumenterà probabilmente in misura modesta a causa dei vincoli di produzione (maggiore biologicità, cuvée più piccole…) delle abitudini di consumo e dei vincoli di distribuzione.»

Avete deciso di rivolgervi esclusivamente al settore Horeca. In un contesto in cui la ristorazione è sempre più selettiva e sotto pressione, quale ruolo attribuite a questo canale nella valorizzazione dei vostri vini?

«L’Horeca è uno dei migliori prescrittori per la creazione di notorietà e immagine di marca di un vino. Essere sostenuti dall’Horeca con cuvée esclusive rafforzerà l’immagine che stiamo costruendo nel settore della vendita al dettaglio.»

I partner italiani sono ancora in fase di definizione. Quali caratteristiche cercherete e quale tipo di presenza immaginate per queste referenze nei prossimi anni?

«L’Italia ha un gran numero di ristoranti che esprimono perfettamente la mia filosofia del” Luxe Rural”: prodotti autentici, buoni e accessibili serviti in modo informale, cordiale e professionale. I consumatori sono ora alla ricerca di nuove emozioni, novità, esperienze. Ho già incontrato agenti distributori che condividono questa stessa visione e, dato che i vini italiani occupano sempre una quota in qualsiasi mercato del mondo, credo che ci sia anche una piccola quota per i miei vini e per l’esperienza che offrono.»

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