Alimentare italiano: export in crescita, ma i dazi Usa pesano per 535 milioni

Secondo Istat, i dazi Usa costano 535 milioni di mancata crescita all'export alimentare italiano nel 2025: ecco cosa emerge dal Rapporto sulla competitività.

24 Marzo 2026 - 11:21
Alimentare italiano: export in crescita, ma i dazi Usa pesano per 535 milioni

NOTIZIE E DINTORNI - Il settore alimentare italiano chiude il 2025 con un dato positivo: le esportazioni crescono del 6,3 per cento, collocando il comparto tra i cinque comparti manifatturieri che hanno trainato la crescita dell'export nazionale nel corso dell'anno. Eppure, dietro questa cifra, il Rapporto sulla competitività dei settori produttivi pubblicato da Istat nell'edizione 2026 rivela un quadro più complesso, in cui l'esposizione al mercato statunitense si è tradotta in perdite concrete per una parte significativa delle imprese del settore.

Il paradosso dei numeri

La crescita complessiva delle esportazioni alimentari non racconta tutta la storia. Istat stima che, per le imprese manifatturiere che avevano gli Stati Uniti come primo mercato di sbocco, l'introduzione dei nuovi dazi abbia prodotto un effetto negativo sulla dinamica dell'export compreso tra 1,6 e 1,8 punti percentuali rispetto a quanto si sarebbe registrato in assenza delle misure tariffarie. In valore assoluto, la mancata crescita delle esportazioni alimentari verso gli Usa ammonta a 535 milioni di euro: il dato più elevato tra tutti i comparti manifatturieri analizzati nel rapporto, superiore anche a quello dei Prodotti in metallo (-451 milioni), dell'Abbigliamento (-302 milioni) e dei Mobili (-298 milioni).

Il paradosso è dunque reale: il comparto alimentare cresce nell'aggregato, ma le imprese che avevano costruito la propria strategia commerciale attorno al mercato americano hanno pagato il conto più salato dell'intera manifattura italiana.

Gli effetti dei dazi nel corso dell'anno

Il rapporto Istat chiarisce che gli effetti negativi dei dazi non hanno riguardato in modo uniforme tutte le imprese esportatrici verso gli Usa, ma in modo specifico quelle per cui quel mercato rappresentava la destinazione principale. La stima econometrica elaborata dall'istituto evidenzia un trend di peggioramento progressivo nel corso del 2025, con effetti negativi rilevabili lungo quasi tutto l'arco dell'anno — con l'eccezione di gennaio e febbraio — e un peggioramento marcato tra marzo e agosto, prima di una fase di volatilità nell'ultima parte dell'anno. La differenza media annua tra le imprese più esposte e le altre è stimata in 6,1 punti percentuali, con effetti più pronunciati per le unità di media dimensione.

Il ruolo delle multinazionali negli scambi con gli Usa

Un elemento strutturale di rilievo emerge dall'analisi delle caratteristiche del commercio bilaterale tra Italia e Stati Uniti nel comparto alimentare. Secondo i dati Istat, le imprese a controllo statunitense sono responsabili di circa la metà delle importazioni italiane di prodotti alimentari dagli Usa. Questo dato indica che una quota rilevante degli scambi alimentari tra i due Paesi si svolge all'interno di filiere di gruppi multinazionali, con dinamiche che non rispecchiano esclusivamente i flussi del Made in Italy tradizionale verso il mercato americano.

La risposta delle imprese

Il rapporto include i risultati di un questionario condotto tra agosto e dicembre 2025 su un campione di imprese manifatturiere. I dati mostrano che circa il 60 per cento di chi esportava negli Stati Uniti non ha registrato cambiamenti rilevanti nelle quantità vendute; il 75,9 per cento non ha modificato i prezzi all'export; quasi due terzi non prevedono strategie specifiche di reazione alle tariffe. Poco più di un quarto delle imprese si dichiara orientato alla ricerca di nuovi mercati di sbocco, con una preferenza per i mercati europei.

Compila il mio modulo online.