Alla scoperta del Breakfast Martini: con ''The Maestro'' Salvatore Calabrese la colazione inglese diventò un cocktail
Creato trent’anni fa dal grande bartender Salvatore Calabrese si ispira alla classica colazione inglese con marmellata di arance, gin e triple sec
BAR & WINE - Un Martini cocktail a colazione? Beh, non esageriamo. Però il Breakfast Martini - a base di gin, triple sec e marmellata d’arancia - è stato davvero ispirato da una colazione. Un’ispirazione che ha colto tra l’altro un personaggio di primissimo piano del bartending internazionale, il grande “The Maestro” Salvatore Calabrese. Ma un ruolo importante, nella nascita di questo drink, l’ha avuto sua moglie Sue (Susan). Scopriamo allora la storia di un cocktail d’autore che, a dispetto del nome, con il Martini ha poco o nulla a che fare.
La storia
Pur essendosi trasferito in pianta stabile a Londra nel 1980, Salvatore Calabrese è sempre rimasto legato alle sue abitudini italiane. Colazione compresa: “La mattina, l’unica cosa che voglio è un caffè e via”, ha sempre puntualizzato lui stesso in diverse interviste. E infatti, come dicevamo, per arrivare al Breakfast Martini fondamentale fu la consorte inglese. “Mia moglie mi invitava a fare colazione all’inglese, ma io volevo sempre e solo caffè. Poi un giorno – era il ’96 – mia moglie mi diede un toast con la marmellata e io lo mangiai. Dopo, non feci nient’altro che portarmi la marmellata al lavoro”, raccontò Calabrese all’amico e collega Dom Costa, altro indimenticato bartender italiano di fama internazionale (scomparso nel 2023).
Il posto di lavoro di Salvatore Calabrese, all’epoca, era il Library Bar del lussuoso hotel The Lanesborough, nella capitale britannica: qui, colpito da quel gusto dolceamaro di pane tostato e marmellata rimastogli in bocca, pensò di usare quella stessa marmellata, inglese, in un cocktail, aggiungendo l'altrettanto inglese gin, Cointreau e una goccia di succo di limone. Il risultato fu un drink sorprendente ma elegante come il suo creatore.
A questo punto, però, facciamo un passo indietro. Fino al 1930, quando nel suo “The Savoy cocktail book”, oggi imprescindibile punto di riferimento nella storia della miscelazione, Harry Craddock pubblicò la ricetta di un cocktail simile, chiamato Marmalade Cocktail e realizzato (per 6 persone) con 2 cucchiai di marmellata dolce d'arancia, succo di 1 limone grande o 2 piccoli e 4 bicchieri di gin. Peraltro, non sappiamo se a concepire tale ricetta fu lo stesso Craddock, oppure se questi limitò a riportarla. Calabrese, in ogni caso, ha sempre sostenuto di non averla mai letta e che sia stata esclusivamente la tipica colazione inglese a ispirargli quello che oggi è un suo inconfondibile signature: lo abbiamo ritrovato recentemente, non a caso, nella nuova drink list di Villa Igiea a Palermo, realizzata proprio con la collaborazione di The Maestro.
Il nome
"Se devo dire, secondo me la fortuna di questo cocktail è stato il nome", osservò ancora Calabrese con Dom Costa. “Breakfast”, ovviamente, significa colazione in inglese, chiaro riferimento a quella colazione con pane tostato e marmellata che ispirò la ricetta del Breakfast Martini. Più “artificioso” è il riferimento al Martini cocktail: entrambi hanno il gin fra gli ingredienti, ma gli ingredienti in comune si fermano qui.
In realtà, il legame deriva dal bicchiere, in scia alla tendenza di chiamare “Martini” tutti i drink serviti nella classica coppetta Martini triangolare. Proprio quella utilizzata da Calabrese per servire questa sua creazione.
La ricetta del Breakfast Martini
Nella sua attuale lista di cocktail ufficiali, l’International Bartenders Association (IBA) si limita a menzionare il Breakfast Martini in una riga: fra i “tips” (suggerimenti) per ottenere variazioni sul tema Martini, si consiglia di “utilizzare una marmellata di arance amare in stile S. Calabrese con il suo Breakfast Martini”.
Di seguito la ricetta pubblicata proprio da Salvatore Calabrese sul suo sito ufficiale.
Tecnica: Shake and Strain
Bicchiere: coppetta Martini
Ingredienti:
50 ml gin
15 ml Cointreau
15 ml succo di limone fresco
1 bar spoon marmellata di arance tagliate finemente
Garnish: scorza d'arancia grattugiata
Preparazione: versare tutti gli ingredienti in uno shaker e mescolare per sciogliere la marmellata, quindi aggiungere ghiaccio, shakerare e filtrare nella coppetta ghiacciata.
Salvatore Calabrese, The Maestro
Quello che è oggi uno dei bartender più famosi e rispettati al mondo è nato nel 1955 a Maiori, cittadina sulla Costiera Amalfitana. E in questo 2026 la sua straordinaria carriera taglia il traguardo dei sessant’anni: iniziò infatti a lavorare nell’ambiente del bar a soli 11 anni. “Ero un bambino un po’ ‘vivace’ e per tenermi lontano dai guai mio padre mi trovò un lavoro estivo all’Hotel Reginna”, spiega lui stesso a chi gli chiede dei suoi esordi in un bar. Conobbe così il suo primo maestro, il signor Raffaello: “Impeccabile, per me era l'Humphrey Bogart dei bartender”.
All’epoca, però, il sogno del giovane Salvatore era quello di diventare capitano sulle navi: si iscrisse alla scuola navale, ma dovette cambiare strada a seguito di una rissa che quasi gli costò la perdita della vista all’occhio sinistro. Fece quindi tesoro degli insegnamenti (accompagnati da qualche scappellotto) del signor Raffaello e delle esperienze fatte nei bar della zona, d’estate, per aiutare la mamma dopo la morte del padre.
A 18 anni si impegnò nella ristorazione, fino a diventare il più giovane maître della Costiera Amalfitana. Proprio qui conobbe Sue, giovane londinese in vacanza con un’amica: qualche anno dopo sarebbe diventata sua moglie. Per starle vicino, nella stagione invernale, trovò lavoro in un ristorante italiano a Londra, città in cui si stabilì definitivamente nel 1980.
Il segreto del successo
Due anni dopo era dietro il bancone del bar dello storico Dukes Hotel, preludio di una serie di successi che lo avrebbero portato, nel 1994, al Library Bar del lussuoso hotel The Lanesborough (dove fra i suoi collaboratori nacque il soprannome “The Maestro”) e nel 2005 ad aprire il Salvatore at Fifty, primo locale tutto suo, frequentato da politici e star dello spettacolo, della moda e dello sport, con alcuni dei quali nacque una vera amicizia: qui creò lo Spicy Fifty, dal 2020 incluso nella lista ufficiale IBA. Nel 2011 inaugurò il Salvatore at Playboy nel Playboy Club di Londra, dove un anno dopo realizzò il cocktail entrato nel Guinness dei primati come il più costoso (nonché il più antico) al mondo: il Salvatore’s Legacy, con un cognac del 1778, un kummel (liquore al cumino) del 1770, un orange curaçao del 1860 e gocce di Angostura del 1900. Costo: 5500 sterline. Più recentemente, un altro suo lussuoso ed esclusivo cocktail è stato venduto a 36.990 euro in un’asta a Dubai.
Salvatore Calabrese ha pubblicato finora 14 libri e oggi il suo nome identifica eleganti locali in mezzo mondo, a Las Vegas come a Firenze o Hong Kong. Sintetizzando il segreto del suo successo, in un’intervista realizzata da Nicole Cavazzuti per Horecanews ha spiegato che “la differenza la fa l’accoglienza. Un drink perfetto non dice nulla se non sai leggere chi hai davanti. La tecnica si insegna. L’intelligenza emotiva, no. Quella si coltiva con il tempo”.
Leggi l'articolo anche su MixologyItalia.com






