Alla scoperta di Kir e Kir Royal, tra storia e cultura pop

Drink da aperitivo a base di vino bianco o Champagne e crème de cassis, Kir e Kir Royal sono stati resi celebri nel mondo dall’abate Felix Kir

5 Marzo 2026 - 11:27
Alla scoperta di Kir e Kir Royal, tra storia e cultura pop

BAR&WINE - Kir e Kir Royal sono due semplici cocktail da aperitivo composti da vino bianco o Champagne e crème de cassis, apprezzati in mezzo mondo. Ma a Digione, in Borgogna (Francia), rappresentano molto di più: sono simboli della città. La loro storia è un mix di tradizione locale, identità territoriale e un pizzico di diplomazia francese.

La storia e il nome

Le origini del Kir risalgono al 1904 quando, in base a una ricostruzione, un giovane cameriere del Café Montchapet di Digione, tale Faivre, avrebbe proposto per primo una miscela di vino bianco locale Aligoté e crème de cassis, liquore tradizionale della Borgogna a base di ribes nero della Côte-d'Or: il suo scopo era quello di migliorare il vino, ritenuto “troppo normale”. Il drink, che divenne conosciuto in zona come Cassis Blanc, fu apprezzato tra gli altri dall’allora sindaco della città, Henri Barabant. Altre fonti attribuiscono invece la paternità del cocktail al consigliere comunale digionese Aglaé Foveau; in ogni caso fu quest’ultimo a convincere il sindaco ad adottare il Cassis Blanc come bevanda ufficiale nei ricevimenti ufficiali, al posto dello Champagne.

Ma la consacrazione arrivò con l’abate Félix Kir (1876–1968): canonico ed eroe della resistenza, fu sindaco di Digione per ben 23 anni a partire dal 1945, adottò il drink come simbolo della città e non perse occasione per offrirlo a ogni personalità ospitata, contribuendo a diffonderlo in tutta la Francia. Al punto che, negli anni, il cocktail venne sempre più associato con la sua immagine, fino a prenderne definitivamente il nome. In quegli stessi anni si diffuse anche una variante più “nobile”, chiamata Kir Royal, in cui l’Aligoté è sostituito dallo Champagne.

La battaglia legale

Sui nomi Kir e Kir Royal si scatenò nei decenni successivi una battaglia legale, dal momento che L’Héritier Guyot, azienda produttrice di crème de cassis, li registrò come marchi dopo essere stata autorizzata per iscritto a utilizzarli dallo stesso Felix Kir nel 1952. A nulla valse una seconda lettera con cui l’abate, tre anni dopo, precisò che il nome Kir poteva essere usato liberamente da ogni liquorificio di Digione interessato a produrre il drink: al termine di una lunga serie di ricorsi e controricorsi, nel 1992 i giudici confermarono la validità della registrazione e il marchio rimase di proprietà esclusiva di L’Héritier Guyot.

Il Kir è ancora oggi un emblema dell’ospitalità borgognona, mentre la variante Kir Royal, grazie alla notorietà dello Champagne, è diventata un classico internazionale, perfetto per ricevimenti, celebrazioni e occasioni mondane.

La ricetta IBA di Kir e Kir Royal

Le ricette di Kir e Kir Royal entrarono a far parte della lista ufficiale dell’International Bartenders Association (IBA) a partire dalla seconda edizione, nel 1986; dalla quinta edizione (2011) è presente solo la scheda relativa al Kir, all’interno della quale la ricetta del Kir Royal è indicata – correttamente, come abbiamo visto – come una variante del primo.

Tecnica: Build

Bicchiere: flute ghiacciata o calice da vino

Ingredienti:
90 ml di vino bianco secco (Champagne per il Kir Royal)
10 ml crème de cassis

Preparazione: versare direttamente nel bicchiere ghiacciato la crème de cassis, quindi colmare con il vino ben freddo, infine mescolare delicatamente.

Le varianti

Dal Kir Royal, derivato dal Kir, deriva a sua volta il Kir Imperial, citato anch’esso nella lista IBA del 1986, in cui al posto della crème cassis si usa uno sciroppo di lamponi. Altri twist del Kir che hanno conosciuto una certa popolarità in Francia sono quelli con il sidro in sostituzione del vino, in particolare il Kir Normand e il Kir Breton, a seconda della regione di provenienza del sidro.

Il Kir Royal al cinema e in letteratura (con 007)

Favorito dal fatto di essere maggiormente conosciuto a livello internazionale, è il Kir Royal a vantare un’apparizione cinematografica, sia pure un po’ datata: secondo alcune fonti, infatti, il drink è citato, insieme allo Stinger, nel film del 1940 “Scandalo a Filadelfia”, commedia sentimentale vincitrice di due premi Oscar con protagonisti del calibro di Katharine Hepburn, Cary Grant e James Stewart.

Non solo: il Kir Royal è anche il drink preferito di Emily Cooper nella ben più recente serie “Emily in Paris”, diffusa su Netflix dal 2020 e della quale è prevista quest’anno la produzione della sesta stagione. A proposito di serie, nel 1986 ne venne trasmessa una sulla tv tedesca intitolata proprio “Kir Royal”: un’ironica trasposizione del mondo del gossip e dei tabloid di Monaco di Baviera, del tutto sconosciuta fuori dalla Germania. E sconosciuta è anche la connessione fra il titolo e l’omonimo cocktail.

Ma il Kir Royal è entrato anche nella (non proprio ristretta) cerchia dei cocktail bevuti da James Bond. Non in un film, in questo caso, e nemmeno in un romanzo di Ian Fleming, creatore del personaggio dell’agente segreto, bensì in “I sogni non uccidono” (2001) dello scrittore texano Raymond Benson, che fra il 1996 e il 2002 – su incarico della Ian Fleming Publications – aggiunse nove romanzi e tre racconti alla saga di 007. Nella trama, il protagonista beve il Kir Royal insieme con la “Bond girl” di turno, Tylyn, nel corso di una missione a Parigi.

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