A Vinaltum il Mediterraneo delle isole minori: vitigni antichi e viticoltura eroica
A Vinaltum 2026 Proposta Vini ha dedicato un wine talk ai vini delle isole minori del Mediterraneo e alle loro viticolture estreme
EVENTI - Un salotto aperto più che una masterclass tradizionale. A Vinaltum 2026 il wine talk dedicato ai vini delle isole minori del Mediterraneo ha attraversato territori lontani tra loro ma accomunati da una stessa condizione agricola e umana: coltivare la vite in luoghi fragili, isolati, spesso estremi.
L’incontro, moderato da Raoul Ragazzi di FISAR Alto Adige e guidato da Proposta Vini attraverso l’intervento di Eric Decarli, coordinatore agenti Italia dell’azienda, ha riunito piccole realtà insulari dove la viticoltura continua a confrontarsi con vento, scarsità d’acqua, terrazzamenti, suoli vulcanici o granitici e difficoltà di lavorazione che rendono ogni bottiglia il risultato di una relazione molto stretta con il paesaggio.

Da sinistra Eric Decarli e Raoul Ragazzi
«Abbiamo cercato territori in cui, dal punto più alto dell’isola, si possa vedere tutta la sua circonferenza», ha spiegato Decarli durante il talk. Una definizione semplice che restituisce bene il carattere di queste realtà: ecosistemi piccoli, delimitati, dove la vite conserva ancora una funzione profondamente legata alla permanenza dell’uomo e alla costruzione di una comunità.
Il racconto si è mosso continuamente tra vino, geografia e memoria agricola. Durante l’incontro si è parlato di vitigni tradizionali, di sistemi di allevamento adattati nei secoli a territori impervi e di una cultura della vite rimasta viva proprio grazie all’isolamento di molte di queste realtà.
Nel calice, questa pluralità si è tradotta in vini molto distinti tra loro.
Da Ustica è arrivato Grotta dell’Oro di Hibiscus, bianco mediterraneo prodotto su suoli vulcanici battuti dal vento e dalla salsedine. Sempre dalla piccola isola siciliana è stato servito anche Zhabib Passito, ottenuto da Zibibbo allevato vicino al mare: un vino intenso, attraversato da note di miele, agrumi canditi e fico secco, sostenute però da una freschezza capace di alleggerirne la componente aromatica.
Da Ischia il Kalimera Biancolella di Cenatiempo ha raccontato la viticoltura scavata nel tufo verde dell’isola, fatta di parracine, piccoli terrazzamenti e vigne sospese tra mare e montagna. Un bianco sapido, teso, giocato su richiami iodati, erbe aromatiche e frutta gialla.
Il percorso è poi passato dall’Isola d’Elba con il Vermentino di Chiesina di Lacona, espressione luminosa e marina del vitigno tirrenico, per arrivare fino alla Grecia con l’Assyrtiko di Volcanian Winery, proveniente dall’isola di Kos. Un vino verticale, salino, costruito su una tensione che nei territori vulcanici del Mediterraneo trova una delle sue espressioni più riconoscibili.
Tra i rossi, Russu di U Tabarka, Carignano del Sulcis prodotto sull’isola di San Pietro, ha riportato l’attenzione sui vigneti allevati su sabbie ventose dove sopravvivono ancora ceppi a piede franco. Un vino mediterraneo attraversato da una freschezza inattesa.
Particolarmente suggestivo anche l’assaggio di Saint Sauveur 2023 dell’Abbaye de Lérins, prodotto dai monaci dell’isola di Saint-Honorat, al largo di Cannes. Un passaggio che ha aperto una riflessione sul ruolo storico delle abbazie nella conservazione della cultura vitivinicola europea.

Durante l’incontro Decarli ha ripercorso anche la filosofia costruita negli anni da Proposta Vini, nata nel 1984 da un’idea di Gianpaolo Girardi e sviluppata attorno alla ricerca di piccoli produttori, vitigni storici e territori rimasti ai margini dei grandi circuiti commerciali.
Accanto ai vini delle isole minori, l’azienda ha sviluppato negli anni percorsi dedicati ai vigneti franchi di piede, ai vini estremi e ai vitigni storici del Trentino recuperati dopo decenni di abbandono.
Nel confronto finale è emersa anche una riflessione sul ruolo assunto oggi dalla distribuzione nel mercato del vino che consente a molte piccole aziende di raggiungere ristorazione ed enoteche attraverso cataloghi costruiti con una precisa coerenza culturale e territoriale.
Nel pubblico, composto da appassionati e operatori, il wine talk ha lasciato soprattutto la percezione di un Mediterraneo lontano dalle semplificazioni turistiche dove un legame ostinato tra territorio, comunità e cultura del vino rende ancora possibile custodire viticolture rare e profondamente identitarie.

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