Alla scoperta del French Connection, cocktail elegante dal fascino poliziesco
Elegante drink tipicamente anni ’70, dietro la sua ricetta semplice e il suo gusto deciso il French Connection nasconde una storia da film
BAR & WINE - Tipico drink anni ’70 a base di cognac e amaretto, il French Connection ha conquistato una tale popolarità da essere stabilmente presente nella lista ufficiale dei cocktail IBA (International Bartenders Association) sin dalla prima revisione del 1986. Merito del suo gusto dolce, elegante ma deciso e anche, forse, di una storia che evoca uno dei capolavori del cinema americano, fra narcotrafficanti marsigliesi e poliziotti violenti.
La storia e il nome
In tante occasioni, nella rubrica Alla scoperta di…, abbiamo menzionato film in cui i vari cocktail ricoprono un ruolo più o meno importante nella trama; qui, invece, per la prima volta trattiamo di un cocktail che prende il nome proprio da un famoso film, nel quale peraltro non appare né viene mai citato. Il film è “The French Connection” del 1971, diretto da William Friedkin e interpretato da Gene Hackman, Roy Scheider e Fernando Rey, distribuito in Italia con il titolo “Il braccio violento della legge”.
Il soggetto era tratto dall’omonimo libro inchiesta dello scrittore americano Robin Moore, che ricostruiva un’indagine della Squadra Narcotici della Polizia di New York che nel 1962 portò al sequestro di ben 52 kg di eroina e vide coinvolti la mafia italo-americana e gruppi della malavita marsigliese. “French Connection” era appunto il nome in codice dell’operazione e da allora questa espressione fu utilizzata negli Usa, anche a livello popolare, per indicare tutte le organizzazioni malavitose corso-marsigliesi implicate nel traffico di eroina fra Marsiglia e il Nord America.
Dalla pellicola al bicchiere
La pellicola ottenne un grandissimo successo, vinse cinque premi Oscar – fra cui quello per il miglior film – e ispirò numerosi polizieschi nel decennio successivo, compresi quelli appartenenti all’italianissimo genere “poliziottesco”, con commissari di Polizia che si atteggiavano a giustizieri e spericolati inseguimenti fra Giulia e Alfette per le strade cittadine. Fu anche seguita da un sequel (“French Connection II”) nel 1975, che però fu accolto meno calorosamente dal pubblico.
Bene, ma che cosa c’entrano gangster marsigliesi, traffici di droga e film polizieschi con il nostro cocktail? Il fatto è che le origini del drink sono del tutto sconosciute, tuttavia secondo la versione più accreditata questa miscela di amaretto e cognac si sarebbe diffusa negli Stati Uniti fra gli anni ’50 e ’60, senza essere identificata con un nome univoco, fino a quando, nei primi anni ’70, un ignoto barman lo avrebbe “battezzato” citando il film che spopolava in quel momento nelle sale cinematografiche, magari prendendo spunto anche dalla presenza del cognac francese fra gli ingredienti. C’è chi asserisce invece che il cocktail sarebbe stato creato nel corso di un meeting di barman francesi, da cui il nome, ma non vi sono prove documentali su questo ipotetico evento.
La ricetta IBA del French Connection
Il French Connection è tipicamente un after dinner. Come detto, IBA lo ha inserito nella propria lista ufficiale nel 1986: attualmente è classificato fra i Contemporary Classics.
Tecnica: Build
Bicchiere: Old fashioned
Ingredienti:
35 ml cognac
35 ml amaretto
Preparazione: versare gli ingredienti nel bicchiere riempito di ghiaccio e mescolare delicatamente.
Le varianti
Con le sue varianti Godfather e il Godmother, anch’essi inclusi nella lista IBA fra il 1986 e il 2020, il French Connection costituisce la cosiddetta “trilogia di cocktail criminali”, con il nome del primo che sarebbe stato ispirato da un altro celebre film del 1972 con Marlon Brando e Al Pacino (“Il padrino” in italiano). In particolare, il Godfather prevede scotch whisky al posto del cognac, che nel Godmother è sostituito invece dalla vodka.
Nel suo libro “The craft of the cocktail” del 2002, il celebre bartender newyorchese Dale DeGroff propone inoltre una sua versione - più raffinata - del French Connection, composta da 45 ml di cognac Courvoisier e 30 ml di Grand Marnier, da servire in un bicchiere da cognac precedentemente scaldato.
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