Borgo dei Gatti, Fabrizio Ferrari è il nuovo Executive Chef

Fabrizio Ferrari assume la guida gastronomica del Borgo dei Gatti, con responsabilità sull'intero Food & Beverage. Sarà anche Resident Chef de La Corte

16 Marzo 2026 - 11:40
Borgo dei Gatti, Fabrizio Ferrari è il nuovo Executive Chef

PROTAGONISTI - Il Borgo dei Gatti, progetto di ospitalità diffusa situato sulle colline dell'Oltrepò Pavese, ha affidato a Fabrizio Ferrari il ruolo di Executive Chef. L'incarico prevede responsabilità trasversali sulla strategia e sull'operatività dell'intero comparto Food&Beverage. In parallelo, Ferrari assumerà la guida come Resident Chef delle cucine de La Corte, insegna gastronomica del Borgo.

«Entrare all'interno del Borgo dei Gatti come Executive Chef significa lavorare su un progetto che va oltre il ristorante: è un ecosistema di ospitalità in cui cucina, persone e territorio devono parlare la stessa lingua. Il mio obiettivo è costruire coerenza, metodo e qualità costante lungo tutta la filiera dell'esperienza», dichiara lo chef.

Anche L'Olmo, storico ristorante-pizzeria del Borgo, è interessato da un'importante novità: la guida è stata affidata allo chef Ivan Milani, al quale spetta anche l'intera proposta di panificazione.

«Un anno fa mi sono trasferito nell'Oltrepò e ho scoperto una terra ricca di ingredienti eccellenti e infinite potenzialità. Qui avrò la possibilità di lavorare fianco a fianco di un amico (lo chef Fabrizio Ferrari), in una dimensione ideale: un albergo diffuso che ha ancora tanto da dare. Con la mia cucina esalterò le eccellenze dell'Oltrepò, ma non solo. Perché questo è un territorio di confine e come tale deve essere comunicato», afferma Milani.

La scelta di un profilo come quello di Ferrari risponde all'esigenza di consolidare un'identità gastronomica coerente con la visione complessiva del progetto. Il Borgo è riconosciuto in Lombardia come primo albergo diffuso, sviluppato nel cuore di Golferenzo tra case storiche ristrutturate, servizi dedicati al benessere e un sistema di accoglienza costruito attorno a ritmi lenti e attenzione al dettaglio.

«L'Oltrepò Pavese ha una cultura gastronomica che merita di essere raccontata con rispetto. Il lavoro sarà valorizzare filiere e artigiani, scegliere ingredienti che abbiano senso qui, e trasformarli in piatti essenziali, puliti, riconoscibili», aggiunge Ferrari.

In questo quadro, il compito dello chef comprende la progettazione dei menu e delle linee di cucina, l'organizzazione delle brigate e la definizione degli standard qualitativi, con attenzione alla selezione delle materie prime e alla continuità dell'esperienza tra ristorazione e ospitalità.

La Corte costituisce il presidio gastronomico sul quale Ferrari concentrerà la propria firma quotidiana: una cucina contemporanea che mette in relazione tecnica e prodotto, con una costruzione dei piatti orientata alla leggibilità del gusto, alla stagionalità e alla precisione esecutiva. «La Corte sarà il luogo della sintesi dove la tecnica servirà a dare precisione e profondità senza coprire il gusto. Mi interessa un fine dining contemporaneo, misurato, che resti ancorato al territorio e allo stesso tempo abbia ritmo», chiosa lo chef.

L'Olmo si conferma invece punto di riferimento per la pizza in forno a legna e per una cucina genuina legata ai piatti della tradizione, con una consapevolezza rinnovata e un respiro extraregionale più ampio nel menu. «Voglio sfatare, una volta per tutte, il mito del ristorante-pizzeria in cui non è possibile trovare sia un'ottima pizza cotta in forno a legna che una cucina di altrettanta ricerca», afferma lo chef Milani.

Filosofia e metodo

Per Fabrizio Ferrari la tecnica non rappresenta un traguardo, ma uno strumento al servizio del piatto. La sua impostazione tende all'essenziale: sottrazione, chiarezza, ricerca di ciò che è davvero necessario. A orientare questo approccio è una sensibilità dichiaratamente radicata nei luoghi in cui lo chef vive e opera.
Il legame con il territorio, pavese e lombardo nelle fondamenta, si intreccia con un patrimonio di esperienze maturate nel tempo: viaggi, collaborazioni, incontri trasformati in memoria sensoriale che trova espressione nel piatto. Centrale, in questa visione, è il recupero di sapori che appartengono a un immaginario condiviso: gusti riconoscibili, dotati di profondità, che Ferrari reinterpreta attraverso una grammatica contemporanea senza disperdere la forza emotiva dell'originale.
Sul piano organizzativo, lo chef privilegia contesti di lavoro fondati sulla continuità e su processi solidi. Squadra, metodo e standard qualitativi costanti sono gli assi attorno ai quali costruisce la propria presenza in cucina.

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