Chi è Gennaro Ambrosio, vincitore del Caputo Bread Project 2025
Gennaro Ambrosio, fondatore di The Gluten Free Lab a Boscoreale (Napoli), vince il Caputo Bread Project 2025 con “Baguette e pizza di scarole napoletana”
PROTAGONISTI - Gennaro Ambrosio, fondatore di The Gluten Free Lab a Boscoreale, in provincia di Napoli, è il vincitore della quarta edizione del Caputo Bread Project, il contest promosso da 50 Top Italy in collaborazione con Mulino Caputo, dedicato ai giovani professionisti dell’arte bianca.

A convincere la giuria è stata una proposta nata da un unico impasto ad alta idratazione, utilizzato per realizzare una baguette croccante e una pizza di scarole alla napoletana reinterpretata in chiave contemporanea.
La prima esprime precisione tecnica e sviluppo strutturale, con una crosta fragrante e una mollica leggera; la seconda rilegge un grande classico della tradizione partenopea attraverso un ripieno di scarole, olive, pinoli e uvetta, arricchito da salsiccia e mozzarella senza lattosio e completato da una copertura in pasta sfoglia.

Un percorso nato per caso e diventato scelta di vita
L’ingresso di Ambrosio nel mondo del senza glutine non nasce da un progetto predefinito, ma da un’esigenza lavorativa. I primi passi avvengono in un laboratorio di Cercola, dove scopre un settore ancora poco esplorato e profondamente legato a bisogni reali.
A colpirlo, fin dall’inizio, è l’impatto umano del suo lavoro: preparare la prima torta di compleanno per un bambino celiaco o offrire prodotti finalmente accessibili a chi per anni ne è rimasto escluso, un’esperienza che segna una direzione.
Successivamente si trasferisce a Belluno, dove lavora per sette anni in un panificio con un progetto dedicato al gluten free, qui approfondisce tecniche, materie prime e filiere produttive, avviando collaborazioni con fornitori specializzati. Questo periodo rappresenta la fase di consolidamento professionale.
Il ritorno a Napoli e la nascita di The Gluten Free Lab
Terminata l’esperienza al Nord, Ambrosio sceglie di tornare a Napoli con l’obiettivo di creare qualcosa di proprio. Attraverso un’attenta analisi del mercato individua nel senza glutine un ambito in crescita e ancora poco strutturato sul territorio.
Grazie al programma Resto al Sud avvia la sua attività partendo da risorse limitate e ampliando progressivamente la produzione. Oggi il laboratorio propone un’offerta completa che include panificazione, pasticceria, pasta fresca e una linea di gelati senza latte, pensati per garantire la stessa esperienza sensoriale dei prodotti tradizionali.
Una filosofia quotidiana, non estetica
La partecipazione al contest nasce dal desiderio di mettersi in discussione e uscire dalla propria zona di comfort, lavorando con farine diverse da quelle abitualmente utilizzate.
La scelta progettuale è stata chiara: non presentare un piatto da ristorante, ma dimostrare la qualità della materia prima nella quotidianità. Un pane essenziale, pensato per accompagnare la tavola, e una parigina di scarole che rappresenta una delle preparazioni più richieste nel suo punto vendita. Una cucina accessibile, dinamica, in continua evoluzione, capace di cambiare ogni giorno per sorprendere anche il cliente abituale.

Una vittoria dal valore personale
Per Ambrosio, il riconoscimento ottenuto a Napoli rappresenta molto più di un successo professionale. È la conferma di un percorso ricominciato da zero, della scelta di tornare al Sud e investire nel proprio territorio, e della possibilità di trasformare una specializzazione tecnica in un servizio reale per la comunità. Una vittoria che racconta non solo un prodotto, ma una direzione.
Un contest che guarda al futuro dell’arte bianca
L’evento finale si è svolto a Napoli nella suggestiva cornice del Grand Hotel Vesuvio, dove gli otto finalisti si sono confrontati sul tema dell’edizione 2026: “Senza Glutine, questo sconosciuto!”.
Le preparazioni, realizzate utilizzando le farine della linea gluten free Caputo, hanno evidenziato un alto livello tecnico e progettuale, dimostrando come il senza glutine non sia più un’alternativa, ma un territorio di ricerca gastronomica contemporanea.
A suggellare la giornata non è stato soltanto l’esito della competizione, ma il valore condiviso emerso durante gli assaggi e il confronto tra giuria e partecipanti.
«Durante le degustazioni nessuno ha pensato che si trattasse di prodotti senza glutine», ha sottolineato Luciano Pignataro. «È bellissimo vedere l’impegno di tanti giovani. Quando incontro professionisti così preparati capisco che c’è ancora un futuro da scrivere».
Per Antimo Caputo, l’edizione 2026 segna una tappa importante nell’evoluzione del settore: il senza glutine è stato a lungo percepito come un mondo distante, mentre oggi emerge una progettualità matura, capace sia di replicare perfettamente il mondo del glutine sia di creare prodotti nativi, pensati fin dall’origine senza di esso.
Il confronto tra giurati e partecipanti ha rappresentato un momento di arricchimento reciproco, confermando come questo ambito sia sempre più vicino alla quotidianità e alla tavola di tutti.







