Consumatori stanchi dei prodotti ricchi di proteine? Non è esattamente così

È l'era in cui ogni claim deve reggere alla verifica del consumatore, ogni prodotto deve guadagnarsi il suo posto nel piatto. L'indagine NIQ ce lo conferma.

17 Lug 2026 - 09:25
Consumatori stanchi dei prodotti ricchi di proteine? Non è esattamente così

INDAGINI E RICERCHE - Secondo il nuovo report Snackonomics 4.0 di NIQ, "The Accountability Era of Snacking", oltre un terzo dei consumatori ritiene che il settore stia esagerando con le proteine, mentre il 37% pensa che alcuni prodotti ne contengano semplicemente troppe. 

Il dato arriva in un momento in cui il claim "high protein" sta invadendo anche il fuoricasa italiano, tra snack da banco, menu funzionali e nuove referenze premiate come prodotto dell'anno.

Per anni le proteine sono state la leva di marketing più sicura del comparto snack e, sempre più, della ristorazione informale: bastoncini, barrette, bevande, persino i salumi in busta hanno cavalcato l'onda "high protein" come garanzia di vendita. Il report NIQ mostra che la domanda resta solida — il 60% dei consumatori cerca attivamente di aumentare l'apporto proteico ogni giorno, e la proteina resta il beneficio più ricercato in assoluto quando si sceglie uno snack. Ma la fiducia nel claim comincia a incrinarsi.

Il consumatore, spiega il report, continua a volere le proteine ma comincia a interrogarsi sull'eccesso. Non basta più stampare "proteico" sull'etichetta o sul menu: la richiesta implicita è che il claim sia percepito come autentico, giustificato e coerente con il resto del prodotto, non un'aggiunta cosmetica per intercettare un trend.

Il fenomeno si inserisce in un contesto più ampio di scrutinio del consumatore verso il comparto snack. Il report NIQ segnala che un quarto dei consumatori usa ormai app di scansione ingredienti di terze parti per verificare le informazioni nutrizionali — una crescita di otto punti percentuali in pochi mesi — e che l'87% degli utenti di queste app rimette un prodotto sullo scaffale se riceve un punteggio basso o contiene ingredienti che destano perplessità. Il 70% degli utenti richiede un punteggio minimo di 51 su 100 prima di procedere all'acquisto.

Per gli operatori del fuoricasa italiano, l'implicazione è diretta. Il trend proteico non sta rallentando — basti pensare al recente riconoscimento Eletto Prodotto dell'Anno 2026 assegnato a Citterio per due referenze della linea "Gli Irresistibili", bastoncini snack con un contenuto proteico di 18 grammi per confezione da 50 grammi, pensati proprio per il consumo on-the-go. Ma la stessa categoria che festeggia il boom del claim proteico è quella che, secondo NIQ, rischia di saturare la fiducia del consumatore se non accompagna la comunicazione con trasparenza reale sugli ingredienti.

Il report inquadra questo scenario in una cornice più ampia: quella che NIQ definisce la "accountability era" dello snacking, dove ogni claim deve reggere alla verifica, ogni prodotto deve guadagnarsi il posto nel carrello o nel piatto, e ogni premium di prezzo deve essere giustificato. Un principio che vale tanto per la GDO quanto, sempre più, per bar, locali e ristorazione veloce, dove il claim "proteico" sta diventando un elemento standard di menu e vetrina.

NIQ anticipa che i prossimi capitoli di Snackonomics 4.0 approfondiranno nel dettaglio proteine, fibre, sostenibilità, bevande e le nuove generazioni di consumatori di snack — segnale che il tema del backlash proteico non è un episodio isolato, ma l'apertura di un filone che il settore dovrà monitorare da vicino nei prossimi mesi.

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