Cristina Mercuri è Master of Wine: l’Italia rafforza la sua voce nel mondo del vino

Intervista a Cristina Mercuri, nuova Master of Wine italiana: la visione su linguaggio, meritocrazia e trasformazioni necessarie nel mondo del vino

20 Febbraio 2026 - 09:37
Cristina Mercuri è Master of Wine: l’Italia rafforza la sua voce nel mondo del vino

PROTAGONISTI - La proclamazione di Cristina Mercuri come Master of Wine segna un passaggio rilevante per il settore vitivinicolo italiano. Con questo riconoscimento salgono a quattro i professionisti del nostro Paesе ad aver conseguito uno dei titoli più rigorosi a livello internazionale, rafforzando la presenza in un circuito globale di competenze e orientamento strategico.

Originaria di Pisa, classe 1982, residente a Milano, Cristina è fondatrice del Mercuri Wine Club, realtà attiva nella formazione e nella consulenza strategica per il settore enoico. Prima di dedicarsi al vino ha esercitato la professione legale, trasferendo nel nuovo percorso metodo analitico e disciplina.

L’abbiamo raggiunta nelle ore successive alla proclamazione, mentre iniziava a prendere forma la consapevolezza di ciò che questo traguardo rappresenta.

«È un misto di gioia e sollievo, ma anche la responsabilità che questo titolo comporta. Ho lavorato per arrivare qui e accetto volentieri la sfida di rendere il vino più accessibile, moderno e comprensibile».

Il percorso per diventare Master of Wine non forma soltanto competenze tecniche, sviluppa una capacità di lettura critica che oggi appare centrale in un settore attraversato da trasformazioni culturali, cambiamenti nei consumi e nuove sensibilità.

«Viaggiare, studiare e confrontarmi con realtà diverse mi ha insegnato che non esiste bianco o nero: tutto dipende dal contesto. Alcune soluzioni possono essere perfette per un produttore e dannose per un altro. Il compito è comprendere l’obiettivo del vino e dare risposte efficaci».

Un approccio che sposta l’attenzione dalla ricerca di ricette universali alla capacità di leggere obiettivi, mercati e funzioni del prodotto. Secondo Mercuri, una parte delle difficoltà attuali del settore potrebbe essere attenuata intervenendo sul modo di raccontare il vino e sulla relazione con il consumatore.

«Alcune cause della contrazione dei consumi sono macroeconomiche. Ma altre possono essere affrontate cambiando il modo di raccontarlo e lavorando su stili e comunicazione lungo tutta la filiera».

Nel confronto internazionale, guarda con interesse alla capacità dei produttori francesi di fare sistema.

 «In Francia i produttori si sostengono e costruiscono uno stile riconoscibile dei territori. Questo rafforza l’identità e rende più chiaro il messaggio».

La comunicazione, sottolinea, deve trovare un equilibrio tra precisione tecnica e accessibilità.

«Il linguaggio deve essere tecnico ma comprensibile. Parlare semplice non significa essere superficiali: significa tradurre concetti complessi in parole chiare».

Ma il cambiamento culturale passa inevitabilmente dal riconoscimento delle competenze. 

«Mi piacerebbe vedere un movimento verso una reale meritocrazia e il riconoscimento dei contenuti e della professionalità della persona, a prescindere dal genere».

Una posizione che si inserisce in un contesto in cui la presenza femminile nel settore è cresciuta in modo significativo negli ultimi anni, mentre il tema della rappresentanza ai livelli decisionali resta aperto. 

E aggiunge: «Dovremmo aprirci a nuovi stili, vini più leggiadri, meno alcolici, capaci di essere più accessibili senza rinunciare alla qualità».

L’attrattività del vino passa anche dalla capacità di offrire esperienze positive ai nuovi consumatori. «Se un giovane investe poco e beve male, difficilmente tornerà al vino. Molti conoscono perfettamente il gusto di un gin tonic; con il vino non accade lo stesso».

Prima di salutarci, le chiedo se ci sia qualcosa che non è emerso e che senta importante dire in questo momento. Il suo messaggio finale torna su un principio essenziale, lontano da retoriche motivazionali ma radicato nell’esperienza personale.

Non esistono scorciatoie: gli obiettivi richiedono lavoro, costanza e responsabilità. «Non bisogna mollare. I risultati arrivano con la fatica e con la disciplina».

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