Da Istanbul ai 500 Top Bars: Vedat Akar racconta il successo di Mathilda’s Cocktail Bar
A Firenze Nicole Cavazzuti intervista a Vedat Akar, fondatore di Mathilda’s Cocktail Bar, tra i 500 Top Bars, mixology multisensoriale e ospitalità.
BAR & WINE - A Firenze, tra brindisi celebrativi e riconoscimenti internazionali, Nicole Cavazzuti ha incontrato Vedat Akar in occasione della premiazione dei 500 Top Bars. Bartender di lunga esperienza e finalista alla Diageo World Class nel 2016 e 2017, Akar è un nome di punta della scena mixology turca. Con Murat Güney, manager della ristorazione, ha fondato nel 2019 il primo Mathilda’s Cocktail Bar a Moda, un quartiere trendy sulla sponda asiatica di Istanbul.
Il locale, nato attorno a un lungo bancone con soppalco vetrato, è elegante ma accogliente, sperimentale ma concreto. La sua carta cocktail punta su creazioni contemporanee con ingredienti naturali, realizzate con tecniche moderne e infusioni autoprodotte. Il più iconico è il Tesla X, limpido e tecnico, con una moneta di gelatina al melograno a completare un mix di gin infuso, kumquat chiarificato e bitter elettrico fatto in casa.
Il successo ha portato, nell'ottobre 2025, all’apertura della seconda sede: Mathilda’s Etiler, sulla sponda europea della città. Un locale più ampio, dallo stile raffinato, che affianca ai cocktail una proposta gastronomica ispirata al comfort food turco e internazionale. Nel menu: popcorn di pesce, chimichurri di gamberi, patate bravas, ma anche tartare di salmone, cordon bleu e linguine alla carbonara.
La drink list conta oggi 15 cocktail signature che puntano su multisensorialità e valorizzazione dei prodotti locali.
L'INTERVISTA
Ci racconti chi sei?
Mi chiamo Vedat Akar, sono bartender e proprietario di Mathilda’s Cocktail Bar. Ho aperto il primo locale nel 2019, a Moda, sulla sponda asiatica di Istanbul. E da ottobre 2025 abbiamo anche una seconda sede a Etiler, sul lato europeo.
Qual è la filosofia dietro Mathilda’s?
Offrire una buona esperienza completa: drink, cibo, servizio, atmosfera. Per noi tutto è importante. Applichiamo le tecniche classiche del bartending e siamo aperti a collaborazioni con bartender ospiti da tutto il mondo.
Essere nei 500 Top Bars ha qualche impatto?
Sì, assolutamente. Più persone iniziano a conoscerti, il bar diventa visibile a livello globale. Oggi abbiamo ospiti che arrivano da Francia, Italia, Londra, e altri Paesi. Mathilda’s è seguito da bartender e clienti internazionali.
Qual è il cocktail che vendete di più?
Il nostro signature Tesla X. È un cocktail con un ingrediente molto particolare: un bitter elettrico autoprodotto. Usiamo foglie elettriche, infusioni di cardamomo, camomilla, kumquat, tutto fatto in casa. Ne vendiamo circa 2000 al mese.
Perché si chiama Tesla X?
Per il bitter elettrico. Volevamo un nome che evocasse energia, tecnologia, e qualcosa di inaspettato. Non ha nulla a che vedere con Elon Musk, ma con Nikola Tesla e l’effetto sensoriale del drink.
E quali sono i cocktail classici più richiesti?
In questo momento, in Turchia, vanno molto il Whisky Sour, il Negroni, il Daiquiri e il Paloma.
Il distillato che va di più?
Il tequila forse oggi è il più richiesto. Io, per lo meno, negli ultimi due anni, bevo quasi solo tequila.
Perché hai scelto di diventare bartender?
È stato sempre il mio sogno. Sono l’unico nella mia famiglia a fare questo lavoro, eppure ho sempre desiderato fare questo mestiere. Io mi sento a casa quando sono al bar, dietro al bancone, a fare cocktail.
Cosa significa per te l’ospitalità?
È tutto. Un sorriso, un gesto gentile, un aiuto. Non è solo servizio, è attenzione vera. E non solo per me: in Turchia l’ospitalità è parte della cultura.
Chi è il vostro pubblico?
Abbiamo clienti sia locali che internazionali. Arrivano da Roma, Milano, Parigi, ma anche dalla Turchia. È un pubblico curioso, aperto, attento alla qualità.
Utilizzi i social media per promuovere il bar?
Sì, lavoriamo molto con Instagram. È lo strumento principale. TikTok è per un pubblico troppo giovane, Facebook è passato di moda. Un altro social rilevante è LinkedIn, molto utile per i contatti professionali, anche nel nostro settore.
Qual è il tuo cocktail preferito?
Dipende dal momento della giornata. Per l'aperitivo bevo il Gin Tonic con un tocco di Aperol, il Negroni e il Paloma. Dopo mezzanotte? Forse un Old Fashioned.
Quali sono le differenze tra i bartender italiani e quelli turchi?
Non ce ne sono molte. La cultura è simile, l’ospitalità anche. Forse la barriera è solo nella lingua, nella comunicazione. Ma per tecnica e passione, siamo molto vicini.






