Foodinho (Glovo) indagata per caporalato: sono 40.000 i rider in Italia
Foodinho, branca italiana di Glovo, finisce sotto controllo giudiziario con l'accusa di caporalato. Rider pagati fino all'81% in meno del ccnl di settore.
NOTIZIE E DINTORNI - Il Pubblico Ministero di Milano, Paolo Storari, ha disposto in via d'urgenza il controllo giudiziario per l'ipotesi di reato di caporalato nei confronti di Foodinho, la società italiana della multinazionale spagnola Glovo. L'indagine del Nucleo Ispettorato del Lavoro dei Carabinieri riguarda lo sfruttamento di circa 40.000 rider operanti sul territorio nazionale, di cui 2.000 nell'area metropolitana di Milano. L'amministratore unico Pierre Miquel Oscar è indagato per aver impiegato manodopera in condizioni di sfruttamento. È stato nominato Adriano Romanò come amministratore giudiziario.
Il provvedimento giudiziario, emesso il 9 febbraio 2026, colpisce uno dei principali operatori del food delivery in Italia. La Procura diretta da Marcello Viola contesta all'amministratore unico della società, lo spagnolo Pierre Miquel Oscar, di aver impiegato manodopera in condizioni di palese sfruttamento, approfittando dello stato di bisogno dei lavoratori per imporre condizioni contrattuali e retributive che violano i principi fondamentali della Costituzione italiana.
Il decreto di urgenza è una manovra che mira a interrompere immediatamente una situazione di illegalità che è indispensabile far cessare al più presto. L'amministratore giudiziario Adriano Romanò avrà il compito di affiancare l'azienda per regolarizzare la posizione dei lavoratori e implementare modelli organizzativi che impediscano il ripetersi di simili fenomeni degenerativi.
I dettagli emersi dalle analisi tecniche della Procura evidenziano una sproporzione retributiva che i magistrati definiscono scioccante. Secondo i dati raccolti, le somme corrisposte ai ciclofattorini erano inferiori fino al 76,95% rispetto alla soglia di povertà stabilita dai parametri ufficiali e presentavano uno scarto negativo fino all'81,62% rispetto a quanto previsto dalla contrattazione collettiva di settore.
Secondo il PM Storari, si tratta di cifre che non garantiscono in alcun modo ai lavoratori una «esistenza libera e dignitosa», poiché del tutto difformi dai contratti firmati dalle principali organizzazioni sindacali. L'inchiesta evidenzia come Foodinho abbia adottato una politica di impresa che «rinnega esplicitamente le esigenze di rispetto della legalità», preferendo un modello di business basato sul risparmio forzato dei costi del lavoro a discapito della dignità umana.
Il provvedimento dovrà ora passare al vaglio di un Giudice per le Indagini Preliminari, ma la natura d'urgenza del decreto sottolinea come lo sfruttamento dello stato di bisogno sia attualmente in atto e richieda un intervento immediato per evitare ulteriori danni ai lavoratori.






