Global mixology: stop alla fusione Brown-Forman–Pernod Ricard, Italia regina dei cocktail, boom blouge
Salta la fusione Brown-Forman–Pernod Ricard, Negroni n°1 al mondo e il blouge tra i nuovi trend dell’aperitivo globale
BAR & WINE - Salta la trattativa, non va in porto la fusione fra i colossi degli spirits Brown-Forman e Pernod Ricard: “Lontani da termini reciprocamente accettabili”. Cocktail, la mixology italiana conquista il mondo: Negroni ancora il più venduto, ma anche Spritz, Milano Torino, Garibaldi… Intanto, però, il trend emergente dell’aperitivo a livello globale è il vino blouge, parente francese del rosé, naturale e poco alcolico. Torna su Horecanews.it la selezione delle notizie sul mondo di drink e distillati dai media internazionali.
Brown-Forman e Pernod Ricard, salta la fusione
Non si farà la fusione fra i colossi dei distillati Pernod Ricard e Brown-Forman. Quest’ultimo ha infatti fatto sapere di avere interrotto le trattative con il gruppo francese, come riferisce Food Dive, dato che le parti non sono riuscite a trovare “termini reciprocamente accettabili”. L’operazione, annunciata a marzo, avrebbe creato un leader globale degli spirit unendo marchi come Jack Daniel’s, Woodford Reserve e Herradura con Absolut, Malibu, Jameson e Beefeater.
Nel comunicato, Brown‑Forman ribadisce la volontà di generare valore puntando su crescita geografica, rafforzamento dei brand e maggiore efficienza operativa. Il contesto però è complesso: il consumo di distillati è in calo, con i consumatori che si spostano verso altre categorie o riducono gli acquisti di alcolici. La mancata fusione rilancia i rumors su un interesse di Sazerac per un’operazione simile, ma tutta americana, con la stessa Brown‑Forman: al momento, l’azienda non ha rilasciato commenti in proposito.
Cocktail, vola il made in Italy: Negroni ancora numero uno al mondo
È ancora il Negroni, per il quinto anno consecutivo, il cocktail più venduto nei migliori cocktail bar di tutto il mondo. Drinks International ha pubblicato il suo annuale Cocktail Report, la classifica frutto di un sondaggio condotto tra locali candidati o vincitori di premi a livello globale, confermando il drink simbolo della mixology italiana come il più richiesto in assoluto. Nella top ten, secondo è il Margarita, in ascesa di una posizione, mentre l’Old Fashioned perde una posizione e scende sul gradino più basso del podio.
Quarto è il Dry Martini (+3 posizioni), seguito dall’Espresso Martini (-1) e dal Daiquiri (-1). Settimo posto, in rialzo di una posizione, l’Aperol Spritz, altro “signature cocktail” italiano, che precede Paloma (+1), Whiskey Sour (-3) e Manhattan (stabile). Nel resto della graduatoria, spiccano il rientro del Bamboo (17), la scalata del Clover Club (22, +11) e del Mai Tai (24, +12), le 15 posizioni perse dal Pornstar Martini (26), la ripresa del Gin Basil Smash (27, +15), il ritorno in classifica del Vesper (30), il debutto del Negroni Sbagliato (36) e dello Scotch Sour (37), il rientro dopo cinque anni del Brandy Crusta (38), seguito da altre due nuove entrate made in Italy, Milano Torino (39) e Garibaldi (41, ma c’è pure il ritorno del Bellini al 47). Da notare infine il crollo più clamoroso: i 23 posti perduti dal Naked & Famous che chiude la classifica in 50ª posizione.
Il nuovo trend dell’aperitivo? Ecco il vino blouge
Il prossimo protagonista dell’aperitivo? Il blouge, vino francese ottenuto dalla fermentazione congiunta di uve bianche e rosse. Ma non chiamatelo rosé, mi raccomando! È quanto riporta una fonte autorevole quale The Guardian, che nota come il vino blouge (parola nata dalla crasi fra blanc e rouge, per l'appunto bianco e rosso) stia vivendo un boom globale. Nato quasi per caso nel 2023 per mano del vignaiolo Konrad Pixner, altoatesino trapiantato in Languedoc, è oggi prodotto da una nuova generazione di viticoltori che sperimentano per rispondere alla domanda di novità “naturali”. Va detto che non si tratta di una gran novità: il mix di uve bianche e rosse è usato per ottenere vini rosati, in alternativa alla pratica di ricorrere a sole uve rosse lasciando macerare per qualche ora le bucce nel mosto. E Daniele Dzieduszycki, proprietario della Fattoria di Sammontana nel fiorentino, ricorda al quotidiano britannico che nelle campagne toscane da secoli si bevono vini miscelati da uve trebbiano e sangiovese per avere “più freschezza”.
Il blouge, si legge nell’articolo, è leggero, fresco, aromatico, spesso a bassa gradazione (circa 10–11%) ed è ideale da bere freddo all’aperitivo. Piace soprattutto ai trentenni, attratti dai vini naturali - già popolari nei wine bar di Londra, Parigi e negli Usa - e da un approccio più giocoso: descrizioni come “juicy”, “fresh”, “vibrant” sostituiscono il linguaggio tecnico tradizionale. Produttori come Lucas Madonia, Aubert et Mathieu o Las Jaras ne propongono versioni fruttate e leggere, mentre realtà come Bobo Wines puntano anche su formati sostenibili come il bag-in-box, scatola di cartone dotata di rubinetto, con all’interno una sacca ermetica che si contrae man mano che il vino viene spillato.
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