Italiani a tavola nel 2026: cresce la voglia di cibo sano

Rapporto Coop 2026: gli italiani puntano su cibo sano, home cooking e MDD. Boom di verdura e pesce, crollano carni rosse e salumi.

29 Gen 2026 - 11:30
Italiani a tavola nel 2026: cresce la voglia di cibo sano

INDAGINI E RICERCHE - In un contesto di preoccupazione e insicurezza che caratterizza l'arrivo del 2026, gli italiani si rifugiano nella dimensione domestica e la casa si conferma il luogo privilegiato del cibo. È quanto emerge dalle due survey dell'Ufficio Studi Coop condotte a dicembre 2025, la prima su un campione rappresentativo della popolazione italiana in collaborazione con Nomisma e la seconda tra gli opinion leader iscritti alla community del Rapporto Coop.

Home cooking stabile, delivery in crescita

Stabile la crescita dell'home cooking: 7 italiani su 10 non prevedono cambiamenti nella spesa alimentare per il consumo domestico, mentre il 20% ipotizza un aumento. Perfino il delivery torna a crescere, trascinato dalla voglia di rimanere in casa. Innovazione e più tempo tra i fornelli sono le parole chiave della tavola 2026 degli italiani, fatta di alimenti salutari, semplici, autentici.

Il boom del salutismo: meno conservanti, zuccheri e grassi

Chi prevede di acquistare più cibi senza conservanti e additivi nel 2026 supera di 21 punti percentuali chi pensa di diminuirli (+14 nel 2024). La stessa differenza è di 18 punti percentuali per i cibi senza o a ridotto contenuto di zuccheri (+13 nel 2024) e di 15 per i cibi senza o a ridotto contenuto di grassi (+12 nel 2024).

Nelle intenzioni degli italiani, verdura, frutta e pesce sono in aumento: chi prevede di acquistarne di più supera, rispettivamente, di 23, 21 e 9 punti percentuali chi pensa di ridurli, in netto contrasto con le previsioni di spesa per l'acquisto di carni rosse (-21) e salumi (-28). Esce radicalizzato il mantra degli italiani degli ultimi anni che puntano al benessere a tavola associato al principio della prevenzione come comportamento ormai acquisito.

Qualità e convenienza: il trionfo della MDD

Nel carrello la qualità trova il suo posto a fianco della convenienza e in questo senso si può leggere sia l'ulteriore espansione della Marca del Distributore che ormai ha conquistato gli italiani (l'81% dei manager food & beverage prevede un aumento della spesa delle famiglie per alimenti e altri beni del largo consumo confezionato a Marca del Distributore) sia il rallentamento della crescita dei discount.

Consumi: crescita minima compensata dall'inflazione

In un contesto difficile risulta complicato ipotizzare un qualche dinamismo dei consumi. Gli opinion leader intervistati prevedono una crescita dello 0,3% mentre l'ultima previsione Istat è più ottimistica, ma pur sempre contenuta (+0,9%). Gli italiani sanno di dover spendere di più, ma lo faranno quasi esclusivamente per consumi di necessità. Quanti pensano di spendere di più per utenze e bollette superano di 22 punti percentuali quanti sperano di pagare meno. Questo timore di spendere di più vale anche per la salute fisica (saldo +10 punti percentuali) e il cibo domestico (+9).

Largo Consumo: umore grigio ma non nero

Nel Largo Consumo pensando all'anno che verrà l'umore è più grigio che nero: il 12% dei manager food & beverage intervistati intravede un miglioramento, il 66% prevede stabilità, il 22% un peggioramento. Anche se le intenzioni di acquisto alimentare sono moderatamente positive, se crescita sarà, sarà comunque di piccolo cabotaggio (+0,9% a valore nel 2026 rispetto al 2025) e più che compensata dall'aumento dei prezzi, tanto da tradursi in un calo dei volumi (-0,4%).

Le priorità delle imprese: capitale umano e innovazione

Le speranze di migliori performance del segmento LCC sono affidate prioritariamente all'innovazione tecnologica e a crederci di più sono i manager del retail (il saldo tra chi prevede un miglioramento e chi teme un peggioramento sul fronte dell'innovazione tecnologica è di +64 punti percentuali contro i +55 rilevati nell'industria alimentare).

Per vincere in un mercato food che resta molto competitivo, per le imprese del Largo Consumo le priorità su cui scommettere sono il "capitale umano" (indicato dal 49% dei manager di settore, ma si arriva al 57% nel retail), davanti a innovazione tecnologica 47% e ottimizzazione dei processi 43%.

Tra gli aspetti più critici per i manager della filiera alimentare troviamo le voci che riguardano i livelli occupazionali (saldo tra miglioramento e peggioramento di -13 punti percentuali) e, soprattutto, il costo del lavoro (-27), quello di materie prime e merci (-30, ma si arriva a -47 tra i manager del retail) ed i margini e redditività (-30).

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