Kbirr, primo birrificio artigianale partenopeo, si racconta in un Open Day

Kbirr, il primo birrificio artigianale napoletano, apre le porte dell’opificio di Giugliano con un Open Day all’insegna di arte, bellezza e convivialità

9 Giu 2023 - 11:59
Kbirr, primo birrificio artigianale partenopeo, si racconta in un Open Day

 

Sono passati sette anni dalla fondazione di Kbirr, il primo birrificio artigianale napoletano, e Fabio Ditto, ideatore del progetto, ha deciso di aprire le porte dell’opificio di Giugliano per ripercorrere i passi compiuti fino ad oggi e tracciare la linea su cui si innesteranno quelli futuri in un Open Day all’insegna di arte, bellezza e convivialità. Il suo è il racconto di una sfida che parte nel 2016 con la volontà di veder crescere il proprio territorio attirando nuove risorse, reinvestendole con fiducia, potendo contare su una grande esperienza maturata nel mondo della distribuzione della birra di alta gamma. Ditto a quell’epoca è alla ricerca matta e disperatissima della ricetta perfetta, quella di una birra artigianale che faccia sognare o, per dirla alla napoletana, che faccia esclamare “ua, che Birr”, e si affida all’arte dell’amico e mastro birraio Achille Certezza. Infinite le prove, altrettanti gli assaggi fino al giorno in cui l’obiettivo è centrato. Da allora non solo prende vita il brand Kbirr ma la linea di prodotti si allarga progressivamente fino ad arrivare ad includere sette tipologie di birre artigianali, cioè non pastorizzate e non filtrate. Nel raccontarle al mercato emerge fin da subito il forte legame con l’arte, la cultura e la tradizione partenopea di cui sono intrise le coloratissime etichette realizzate da artisti locali famosi anche a livello internazionale che sinergicamente costruiranno una narrazione dalla forte connotazione emozionale. Nascono NataVota”, la Lager che richiama il miracolo che si ripete, quello dello scioglimento del sangue di San Gennaro la cui immagine stilizzata campeggia sulla bottiglia, NataVota Red”, la versione Red Strong Ale, Jatturala Scotch Ale dall’aroma torbato che rievoca la figura dello Sciò Sciò, l’uomo con la gobba che distribuisce corni e ferri di cavallo contro la malasorte, Paliata la Imperial Stout che “colpisce forte” con i suoi 9 gradi come il mastino quando attacca, “Cuore di Napolila American Pale Ale con il city brand studiato dalla Accademia delle Belle Arti di Napoli, “PullicenHell la Golden Ale frutto della sinergia tra i maestri pizzaioli dell’Associazione Verace Pizza Napoletana, lo stile di Kbirr e l’ingegno dell’artista Pasquale Manzo, e “Cap ‘e Fierro  la Strong Lager dall’etichetta firmata da Alessandro Flaminio che ti stende come un tram con i suoi 10 gradi, e Assafa’ la Limited Edition di Natavota Lager per celebrare il terzo scudetto del Napoli. La crescita e il successo conquistato sul mercato hanno richiesto nel tempo una rimodulazione della struttura produttiva, quella originaria, in grado di restituire soli 500 litri, rendeva infatti impossibile soddisfare la domanda, per cui si è passati all’attuale impianto ad alta innovazione tecnologica, primo in Italia a sviluppo verticale, con una capacità di 6.500 litri per ciclo, autosufficiente per i consumi primari e che, in ottica di sostenibilità, raggiungerà a breve la totale autosufficienza energetica. Ma a Fabio Ditto non è bastato aggiungere nuove referenze alla sua linea di birre artigianali e potenziare l’opificio, ha dato corpo anche ad un mondo Kbirr con le sue atmosfere, dove l’esperienza del brand può essere vissuta su piani diversi grazie agli asset Casa Kbirr, il ristorante a pochi passi dalla storica Villa Campolieto di Torre del Greco dedicato alla cucina di territorio in cui piatti della tradizione partenopea vengono abbinati sapientemente alle sue birre, e Kbirr Charming House, lo spazio di accoglienza per i viaggiatori, con le sue cinque camere nel cuore della città di Napoli. Una scelta in linea con la volontà di dare sempre più espressione ai valori aziendali, innovazione continua, sostenibilità, amore per l’arte, il bello e la napoletanità, gli stessi che hanno fatto da filo conduttore per il percorso espositivo allestito in occasione dell’Open Day con le opere di  Alessandro Flaminio, Pasquale Manzo, Luigi Gallo, Luigi Masecchia e Luca Carnevale, artisti che hanno segnato, interpretato o disegnato la storia contemporanea di alcune etichette del birrificio. Non poteva mancare il momento del pairing che ha visto protagonisti l’estro creativo dello chef Domenico Iavarone - stella Michelin del ristorante Josè Villa Guerra di Torre del Greco con le sue preparazioni intriganti dove le birre sono diventate parte integrante di ciascuna portata, e quello del maestro cioccolatiere Giovanni Borreca della Pasticceria Pink House di Aversa con il suo gelato realizzato con la Natavot Red.

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