L’Australia testa il futuro del packaging per i vini pregiati

Il settore vinicolo australiano testa alternative sostenibili alle bottiglie di vetro per i vini pregiati. Packaging, emissioni e futuro del formato vino

10 Febbraio 2026 - 09:27
L’Australia testa il futuro del packaging per i vini pregiati

VINI E SPUMANTI - Dopo anni di dibattito in materia di sostenibilità incentrato su vigna, pratiche agronomiche e razionalizzazione dell’impiego di energia in cantina, c’è un fronte scomodo sul quale l’Australia del vino ha deciso di spostare il focus, quello del packaging

Secondo le stime di Wine Australia produzione e trasporto del vino confezionato rappresenterebbero infatti circa il 70% delle emissioni di carbonio dell’intera filiera, con le bottiglie di vetro imputate tra i principali responsabili a causa del loro peso.

Per questo il governo federale australiano ha finanziato, attraverso la Business Research and Innovation Initiative (BRII), sei progetti dedicati allo sviluppo e al test di alternative a basse emissioni alle bottiglie di vetro per i vini di alta qualità, aprendo a una fase di fattibilità tecnica e commerciale che punta a capire se il vino pregiato possa emanciparsi dal suo contenitore simbolo senza perdere qualità, identità e capacità di invecchiamento.

Non una soluzione, ma sei strade parallele

Il dato interessante non è solo l’investimento pubblico ma l’approccio che vede il superamento dell’ipotesi di una soluzione unica o dell’adesione a un dogma tecnologico, con sei progetti selezionati che coprono un ventaglio ampio di possibilità.

C’è chi lavora sulla circolarità, sperimentando biopolimeri compostabili ottenuti dalle vinacce, e trasformando uno scarto di cantina in materiale per nuove bottiglie, e chi punta a ridurre le emissioni intervenendo sul vetro stesso utilizzando sistemi di intelligenza artificiale per limitare i difetti produttivi e rendere le bottiglie più leggere senza comprometterne la resistenza.

Altri progetti guardano oltre il vetro con lo sviluppo di una nuova generazione di bottiglie piatte in PET riciclato, più spesse e performanti, con barriere avanzate all’ossigeno e protezione UV, per superare uno dei limiti storici della plastica, la conservazione nel tempo dei vini di qualità, o l’esplorazione dell’uso di bottiglie in acciaio inossidabile standardizzate con una riduzione stimata delle emissioni fino al 74% e una maggiore stabilità qualitativa del vino.

Completano il quadro buste flessibili riciclabili pensate per logistica e consumo contemporaneo e  polimeri naturali PHA, materiali compostabili a basse emissioni che aprono a un’idea di contenitore non permanente.

Il nodo culturale del vino premium

Il passaggio più rilevante è simbolico prima ancora che tecnico: per la prima volta il vino pregiato entra esplicitamente nel laboratorio delle alternative al vetro. Fino ad oggi le soluzioni diverse dalla bottiglia tradizionale erano accettate per il consumo quotidiano, per il vino sfuso o per canali informali. Qui, invece, si parla di invecchiamento, comparazioni sensoriali, protezione dalla luce e dall’ossigeno, testando i prototipi contro bottiglie di vetro identiche per forma, volume e colore.

Verso gli obiettivi 2030 e 2050

Wine Australia si è posta traguardi ambiziosi: -42% di emissioni entro il 2030 e neutralità climatica entro il 2050. Secondo il CEO Martin Cole, senza intervenire in modo deciso sul packaging questi obiettivi resterebbero fuori portata. Per questo l’ente australiano rivendica un ruolo di avanguardia, non nel proclamare soluzioni definitive, ma nel testare, misurare e selezionare ciò che può funzionare davvero.

Di fatto il caso australiano apre una riflessione che va oltre i confini nazionali. In un momento in cui il vino affronta un calo strutturale dei consumi e una crescente pressione ambientale, il packaging diventa uno dei principali terreni di ridefinizione del valore. 

Non si tratta di abbandonare il vetro, ma di toglierlo dal piedistallo e riportarlo, insieme alle alternative, dentro una valutazione tecnica, economica e climatica. Più che una rivoluzione formale, quella australiana sembra una presa d’atto, il riconoscimento che il futuro del vino non si gioca solo in vigna o in cantina, ma anche nel modo in cui viene contenuto, trasportato e percepito.

Foto di Holger Detje da Pixabay

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