Le associazioni Horeca e Food invocano l'intervento delle istituzioni: gli aumenti rischiano di affossare il settore

Invocano a gran voce l'intervento delle istituzioni, con interventi d'emergenza che diano sicurezza e risposte immediate. Le principali associazioni Horeca e food lanciano l'allarme e la necessità di azioni improrogabili contro gli aumenti dei costi.

29 Agosto 2022 - 12:50
Le associazioni Horeca e Food invocano l'intervento delle istituzioni: gli aumenti rischiano di affossare il settore
Invocano a gran voce l'intervento delle istituzioni, con interventi d'emergenza che diano sicurezza e risposte immediate. Le principali associazioni Horeca e food lanciano l'allarme e la necessità di azioni improrogabili contro gli aumenti dei costi.

Fipe sui costi dell'energia: "Estendere e rafforzare il credito d'imposta contro le bollette monstre" - Bollette in vetrina

Senza un intervento immediato che faccia da argine all’incremento esponenziale dei costi delle bollette per luce e gas che si è registrato nelle ultime settimane, presto i consumatori si troveranno a fare i conti anche con l’impennata dei listini in bar e ristoranti. Fino a questo momento le imprese della ristorazione italiana si sono rivelate le più virtuose d’Europa, ammortizzando questi extra costi senza scaricarli sulla clientela, ma il sistema ora non è più sostenibile. Bisogna correre ai ripari estendendo immediatamente il credito di imposta anche alle imprese non energivore e non gasivore, per coprire gli aumenti che si stanno registrando nelle ultime bollette e che sembrano destinati a crescere ulteriormente nei prossimi mesi. Un credito di imposta che dovrà però essere ben superiore al 15% per l’energia elettrica e al 25% per il gas previsto per il II trimestre 2022, dal momento che le imprese si trovano a fronteggiare aumenti ben più consistenti. In più, dovrà essere concessa la possibilità di rateizzare le bollette monstre ben sapendo che il credito d’imposta è successivo al pagamento e anche se più “generoso” non potrà mai compensare interamente l’extra costo”. Questa la richiesta di Fipe-Confcommercio, la Federazione italiana dei Pubblici esercizi, per contenere gli effetti del caro energia. Secondo un’analisi dell’Ufficio Studi Fipe, a luglio i prezzi dei servizi della ristorazione sono cresciuti del 4,9% rispetto allo stesso periodo del 2021, a fronte di una crescita media nei paesi dell’Unione europea del 7,8%, con incrementi del 9,2% in Austria, dell’8% in Olanda e del 7,7% in Germania. Per contro, la ristorazione italiana deve fare i conti con bollette triplicate nel giro di un anno. Una pasticceria del centro di Firenze, ad esempio, che a luglio 2021 ha speso 2.307 euro per 9.383 kwh di consumi di energia elettrica, a luglio di quest’anno ha speso 10.243 euro per 11.721 kwh con un costo al Kwh che è salito da 0,16 a 0,69 euro. Analogo discorso per un bar di Roma, costretto a pagare a luglio 6.946 euro kwh a fronte dei 2.316 euro di un anno fa per un consumo equivalente di poco più di 10 mila kwh. In questo caso il costo del Kwh è passato da 0,14 a 0,52 euro. Una grande operazione di trasparenza a livello nazionale per mostrare ai cittadini e agli avventori di bar e ristoranti in quale situazione drammatica le imprese sono costrette ad operare. Questa è “Bollette in Vetrina”: nei prossimi giorni i gestori dei pubblici esercizi associati a Fipe-Confcommercio riceveranno una cornice da appendere nei propri locali, per mettere in bella vista le ultime bollette del gas e dell’energia elettrica. Bollette monstre, triplicate rispetto a un anno fa a causa dell’impennata dei prezzi del gas.

Italmopa: l'’andamento dei mercati energetici rende ormai improcrastinabile l’adozione di una legislazione di emergenza

"L’esplosione dei costi energetici rende ormai improrogabile un forte e immediato intervento da parte dell’attuale Esecutivo, da inquadrare in una legislazione di emergenza, in grado di dare risposte di sicura efficacia ad una situazione ormai divenuta drammatica." Cosi Italmopa – Associazione Industriali Mugnai d’Italia (Federalimentare – Confindustria) in merito all’inevitabile terremoto che si profila chiaramente, fin da ora, nel prossimo autunno, laddove la violenta impennata dei prezzi dell’energia, registrata nel corso degli ultimi mesi ma recentemente intensificatisi, non fosse oggetto di misure straordinarie in grado di attenuarne il futuro impatto sotto il profilo produttivo, economico e sociale.  Auspichiamo e chiediamo una collaborazione tra tutte le forze politiche per mettere in atto, con la più assoluta urgenza, tutti quei provvedimenti necessari ad evitare il tracollo del Paese anche se questi comporteranno necessari, inevitabili scostamenti di bilancio - sottolinea Andrea Valente, Presidente Italmopa - Non potremo certo essere soddisfatti a fronte dell’adozione di provvedimenti inadeguati, che sarebbero solo pannicelli caldi totalmente insufficienti a porre rimedio alla gravità della situazione attuale”. Per quanto concerne in particolare l’Industria molitoria, settore come noto energivoro, l’incremento dei costi energetici ha portato in rosso i conti economici delle Aziende e le loro sole, attuali, alternative riguardano il fermo, per motivi economici, degli impianti oppure l’adeguamento, seppur parziale, con effetto immediato, dei prezzi di vendita dei loro prodotti per far fronte all’esplosione dei costi di produzione - precisa ancora Valente - Le nostre Aziende hanno sinora responsabilmente assorbito gran parte dell’aumento di tali costi che si sono verificati e succeduti nel corso degli ultimi anni, dalla materia prima frumento ai costi di trasporto e infrastrutturali, in considerazione della rilevanza delle farine e delle semole per la produzione di prodotti, quali pane e pasta, destinati all’alimentazione quotidiana degli italiani ed in particolare dei ceti più esposti alla crisi economica. Per questo motivo, è assolutamente indispensabile scongiurare il rischio di alimentare ulteriormente la folle spirale inflazionistica che metterebbe gravemente a rischio la tenuta sociale del Paese. Non si può tuttavia pretendere che il nostro comparto, strategico dal punto di vista economico e sociale, possa proseguire uno sforzo, che sta mettendo a rischio la sua stessa sussistenza, senza il supporto di tutti gli interventi volti, in particolare, alla stabilizzazione dei prezzi del mercato dell’energia.”

Gas alle stelle. Filiera Italia: "Subito price cap europeo e prezzo calmierato per le filiere essenziali"

"Con gas a 315 euro a MWh la filiera agroalimentare, che sta continuando ad operare nell’interesse del Paese sotto una pressione estrema e con perdite sempre maggiori, rischia seriamente di fermarsi", questo l'alert di Luigi Scordamaglia, Consigliere Delegato di Filiera Italia. "Tutti i comparti sono importanti - sottolinea Scordamaglia - ma se a fermarsi fosse la nostra filiera, che nel complesso vale 570 miliardi di euro di fatturato (25% del PIL nazionale) e impiega 4 milioni di dipendenti, la situazione diventerebbe davvero critica". "Senza un intervento adeguato la gravità della situazione potrebbe provocare anche assenza scaffale di alcuni prodotti - dice ancora il Consigliere delegato - se si pensa che agricoltori, allevatori, industria alimentare (pensiamo ai conservieri, ai salumifici, alle industrie dei formaggi) tutti caratterizzati da consumi energetici estremamente elevati, stanno operando con perdite sempre più ingenti per i costi energetici esplosi e senza limite in vista". Ma precisano da Filiera Italia, "Per le nostre imprese agricole ed industriali non si parla più di erosione dei margini (da tempo in negativo), ma di possibile stop alla produzione con problemi di approvvigionamento sul mercato interno e sulle nostre esportazioni, che ricordiamolo, valgono 60 miliardi di euro". "I partiti impegnati nella campagna elettorale prendano atto della gravità e straordinarietà della situazione, e diano trasversalmente pieno mandato al Governo ancora in carica per fornire energia e gas ad un prezzo calmierato alle filiere essenziali - a cominciare da quella agroalimentare - e per negoziare con il sostegno di tutti a Bruxelles un price cap europeo subito" - chiede Scordamaglia, che conclude: "bisogna intervenire subito in quanto tra qualche settimana potrebbe essere già tardi e il costo sociale ed economico dello stop sarebbe ben più duro per il Paese".

L'appello ANICAV ai ministri Patuanelli e Giorgetti

Raddoppio del credito d’imposta e proroga dei termini di utilizzo con condizioni più favorevoli (possibilità di cedere il credito agli stessi gestori e l’azzeramento o l’abbattimento degli interessi in caso di dilazione dei pagamenti), una sospensione del meccanismo ETS per evitare ulteriori aggravi per le aziende e un intervento diretto su ARERA per la revisione del costo di conferimento delle capacità di trasporto di gas naturale che impatta in maniera notevole sui costi delle imprese ad alta stagionalità come quelle che trasformano pomodoro.  Queste le principali richieste di ANICAV, Associazione degli industriali di conserve di pomodoro, al Ministro dello Sviluppo Economico, Giancarlo Giorgetti, e al Ministro delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, Stefano Patuanelli. Lettere che, dopo l’allarme degli ultimi giorni, raccontano le crescenti difficoltà di un comparto sempre più in crisi a causa del caro bollette. Una crisi che, senza interventi immediati, inevitabilmente si ripercuoterà anche sui consumatori finali. “Questa situazione rischia di mettere in discussione il prosieguo della campagna di trasformazione con le imprese che, non riuscendo a far fronte ai rincari, saranno costrette a rallentare la produzione o addirittura chiudere gli impianti con ripercussioni importanti sull’occupazione e sul mondo agricolo. – dichiara il Presidente di ANICAV, Marco Serafini Bisogna, inoltre, considerare le difficoltà che le aziende avranno nel trasferire gli aumenti alla grande distribuzione e ai canali del fuoricasa, sia sui mercati nazionali che all’estero, dove c’è il serio rischio di vedere erodere quote di export a vantaggio di Paesi nostri competitors. È assolutamente necessario, quindi, un intervento urgente dell’attuale Governo a tutela non solo del nostro comparto ma di tutti i settori ad elevata stagionalità soprattutto. “Le nostre produzioni e, di conseguenza, i consumi di gas ed elettricità si concentrano tra i mesi di luglio e settembre, periodo in cui quest’anno i costi dell’energia stanno raggiungendo livelli spropositati,  e questi aumenti così repentini, legati soprattutto alla “corsa” agli approvvigionamenti per incrementare gli stoccaggi e mettere in sicurezza il prossimo inverno, stanno avendo importanti ripercussioni sulle nostre aziende che non possono in alcun modo rimandare o sospendere le lavorazioni. – conclude Giovanni De Angelis, Direttore Generale di ANICAV - Raddoppio del credito d’imposta e proroga dei termini di utilizzo, sospensione del sistema ETS e dilazione dei pagamenti con interessi agevolati rappresentano soluzioni che, nell’immediato, potrebbero aiutarci a superare questo momento critico, anche a salvaguardia e beneficio dei consumatori finali.”

Assica: "Governo e regioni intervengano al più presto. A rischio la tenuta dell'intero comparto"

Si è molto intensificato negli ultimi giorni il grido d’allarme arrivato ad ASSICA (Associazione Industriali delle Carni e dei Salumi aderente a Confindustria) da parte di numerosissime Aziende associate relativamente ai costi ormai insostenibili delle bollette energetiche. L’ulteriore rischio   dell’interruzione della fornitura di gas a partire dal prossimo mese di ottobre - prospettato da diverse aziende fornitrici - potrebbe addirittura sancire l’impossibilità di continuare ad operare per il venir meno delle forniture energetiche. 

La situazione è davvero drammatica, alla luce degli ulteriori e inimmaginabili rincari dei prezzi registrati nelle scorse settimane. Le bollette di luglio hanno visto importi fino a sei volte superiori rispetto allo stesso mese dell'anno precedente e la situazione nei mercati internazionali non sembra essere destinata a migliorare - ha affermato Ruggero Lenti, Presidente di ASSICA. Si tratta di milioni di euro di differenza sui bilanci annuali delle imprese e un concreto rischio di chiusure in forte perdita.

Ormai dagli ultimi mesi del 2021 le nostre aziende lamentano costi per la componente energetica fuori controllo, che si sono aggiunti agli aumenti dei costi della materia prima, ormai giunta a valori elevatissimi. Siamo consapevoli che aumenti dei prezzi dei prodotti finiti possano deprimere i consumi, soprattutto in questa fase storica caratterizzata da un’inflazione in forte crescita, ma è improcrastinabile una più equa redistribuzione del valore dei prodotti all’interno della filiera, che termina con la distribuzione” – ha proseguito Lenti.

“Chiediamo a gran voce che il governo affronti con decisione questa emergenza e alle Regioni di intervenire tempestivamente nelle aree dove si riscontrano maggiori criticità. Non sono solo i costi a preoccupare, ma anche la mera disponibilità di gas per alimentare gli impianti per il prossimo autunno I margini sono sempre più bassi e il rischio chiusura è un incubo per molti produttori, con le gravi conseguenze di impatto economico/sociale che ne deriverebbero. Non è tempo di fare proclami da campagna elettorale, ma è giunto il momento di agire tempestivamente - ha concluso Lenti.

ASSICA è al lavoro, in stretto coordinamento con Confindustria, per fornire tutti i dati utili a supportare proposte di iniziativa finalizzate a trovare soluzioni pratiche e concrete a beneficio delle aziende, attraverso una disamina quanto più precisa dell’impatto che i costi dell’energia hanno sulle produzioni. L’impegno è volto a scongiurare che l’impennata dei costi energetici possa tradursi in consistenti aumenti dei prezzi dei prodotti a scaffale, situazione che scaricherebbe sui consumatori un rincaro elevato non direttamente dipendente dal sistema produttivo italiano.

Per questo motivo, si auspica un rapido ritorno della politica alle proprie responsabilità, nonostante il periodo di campagna elettorale, per supportare settori strategici come il nostro con misure in grado di attenuare questa incertezza, studiando insieme dossier e possibili misure fiscali, anche per non vanificare quanto fatto finora – con fatica – in ambito di sostenibilità, da un settore che si è sempre mostrato disponibile a fare la propria parte.

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