Numeri, gusti e sostenibilità: come il gelato confezionato si prepara all'estate 2026

Il gelato confezionato apre il 2026 in crescita: retail in accelerazione, nuovi gusti e sostenibilità. I produttori ora puntano sul fuori casa.

22 Giu 2026 - 16:07
Numeri, gusti e sostenibilità: come il gelato confezionato si prepara all'estate 2026

INDAGINI E RICERCHE - Il gelato confezionato affronta l'estate 2026 con segnali di ripresa: dopo un 2025 chiuso in tenuta a valore ma con i volumi in calo, i primi mesi dell'anno mostrano consumi domestici in crescita, che ormai pesano per quasi metà del giro d'affari del settore. Come ricostruisce Il Sole 24 Ore, i produttori auspicano che questo slancio si traduca anche nei consumi fuori casa, in un'estate che si annuncia molto calda e che potrebbe rilanciare la domanda nei canali della ristorazione e dell'ospitalità.

I numeri di sistema arrivano da Unione Italiana Food: il 2025 ha registrato una produzione di 261mila tonnellate per un valore all'origine di circa 3 miliardi di euro, con un consumo pro capite di quasi 3 chili. L'export ha toccato 116mila tonnellate per 468 milioni di euro, indirizzato per il 64% verso Paesi europei. Un dato che conferma il peso dell'Italia, seconda in Europa per valore della produzione e terza per volume.

Sul versante dei consumi domestici, la fotografia di NielsenIQ a chiusura 2025 — rilevata su Iper, Super, Liberi Servizi e Discount — descrive un comparto da 1,5 miliardi di euro di fatturato, sostanzialmente stabile, con volumi a 206 milioni di kg (-1,4%) e 465 milioni di confezioni (-3%). A reggere il valore è stato il prezzo medio, salito a 7,31 euro al kg (+1,5%). A pesare sulla categoria, invece, l'allentamento della spinta promozionale: secondo Elena Pezzotti, insight analyst di NielsenIQ, la minore intensità delle promozioni è uno dei principali fattori dietro il rallentamento, con effetti trasversali su aree geografiche, canali e segmenti.

Nel dettaglio dei segmenti, i multipack (62% del mercato) hanno pesato di più sulla flessione complessiva (-1,9% a volume, -4,7% le unità), con gli stecchi a -10,1% a volume. In direzione opposta crescono ghiaccioli e similari (+6,6% a volume) e barrette (+5,4%). Il comparto più vivace è quello dei dessert gelato (+20,7% a valore), con i Bon Bon quasi raddoppiati a valore (+99,8%): nicchie che Pezzotti giudica dinamiche, ma ancora su basi contenute. Soprattutto, i primi mesi del 2026 si aprono in positivo, con il mercato a +9% a volume e +10,7% a valore sull'anno precedente.

È su questo dato che le aziende costruiscono le attese stagionali, guardando esplicitamente oltre lo scaffale. Lorenzo Bagnoli, neo presidente della divisione gelato di Unione Italiana Food, si augura che la crescita prosegua per tutta l'estate e che si rifletta non solo sulle vendite retail, ma anche sul consumo fuori casa. Sulla stessa linea Giuseppe Fascia, head of marketing di Froneri Italia, per cui il 2026 conferma una dinamica di crescita solida; il gruppo — secondo produttore al mondo con Maxibon, Coppa del Nonno e Nuii — dichiara nel retail +26,4% a valore nei primi cinque mesi. Più prudente Sammontana, che quest'anno compie 80 anni: la chief marketing officer Annalisa Ferri vede con favore l'arrivo anticipato del caldo, pur ricordando che saranno le condizioni meteo e i flussi turistici a determinare l'esito di una stagione storicamente soggetta a forti oscillazioni.

Sul fronte dei gusti, le imprese leggono come strutturale l'evoluzione del banco freezer, dove pistacchio e mango si sono affermati tra i preferiti. Emergono tre filoni. Il primo è il co-branding con la tradizione dolciaria: Tonitto 1939 porta in gamma il gelato Grisbì, Elah il Cubik ispirato al mou, e arrivano i gelati Buondì Bauli e Galatine. Il secondo è il plant based: secondo Valsoia, leader con quota del 77,5%, il gelato vegetale ha segnato +3,7% nel 2025 (dati NielsenIQ), in controtendenza rispetto al convenzionale. Il terzo è la premiumizzazione, con Froneri che rafforza Nuii e lancia Baci Gelato: per Fascia il banco freezer non è più soltanto uno spazio di acquisto impulsivo, ma un luogo in cui il consumatore cerca marchi e prodotti coerenti con il proprio stile di vita.

Infine, la sostenibilità, ormai parte integrante della qualità percepita. Il report "Studio delle performance ambientali nella produzione del gelato confezionato in Italia" — condotto da Ergo, spin-off della Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa, per l'Istituto del Gelato Italiano (IGI), con dati raccolti nel 2025 — fotografa una filiera in transizione: quasi il 70% del latte è italiano, il cacao certificato sostenibile arriva al 98,5%, l'olio di palma residuo è certificato al 100% (standard RSPO). Sul packaging, il 72% delle confezioni è in sola carta, oltre il 53% riciclata, mentre quasi metà dell'elettricità acquistata dal comparto è da fonti rinnovabili. Per il presidente IGI Michelangelo Giampietro il report non è un punto d'arrivo, ma una bussola per orientare i prossimi passi.

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