Il futuro del rosé passa dal valore: intervista a Brice Eymard

Brice Eymard, direttore generale del CIVP, analizza il mercato mondiale del rosé tra nuovi consumi, premiumizzazione e sfide climatiche

31 Lug 2026 - 11:36
Il futuro del rosé passa dal valore: intervista a Brice Eymard
Photo Credits: @hervéfabre

PROTAGONISTI - Il mercato mondiale dei vini rosati sta attraversando una fase di assestamento dopo gli anni di forte espansione, ma continua a mostrare una capacità di tenuta superiore rispetto ad altre categorie del vino. Mentre nuovi territori investono nella produzione di rosé e la competizione internazionale si intensifica, si rafforza il dibattito su quali saranno i fattori in grado di determinare il valore della categoria nei prossimi anni.

Ne abbiamo parlato con Brice Eymard, direttore generale del CIVP (Conseil Interprofessionnel des Vins de Provence). Dall’evoluzione dei consumi al ruolo dell’identità territoriale, dalla sfida del cambiamento climatico alle aspettative delle nuove generazioni, emerge una visione che guarda al futuro del rosé puntando sulla qualità, sul posizionamento premium e sulla capacità dei territori di costruire valore ben oltre la bottiglia.

©CIVP

Gli ultimi dati del Rosé Wines World Tracking mostrano che il consumo mondiale di rosé continua a diminuire rispetto al picco raggiunto nel 2019, sebbene con un calo più contenuto rispetto all’intera categoria del vino. Ritiene che questa fase rappresenti una normalizzazione del mercato del rosé dopo anni di crescita oppure l’inizio di un nuovo ciclo evolutivo della categoria?
 
Brice Eymard: «La definirei una fase di normalizzazione più che un declino strutturale. L’intero settore del vino sta attraversando un periodo complesso, in particolare i vini rossi e, in diversi mercati, anche i bianchi. In questo contesto, il rosé continua comunque a registrare performance relativamente migliori. Oggi il rosé non è più una categoria emergente. È diventato una categoria matura in mercati fondamentali come Francia, Stati Uniti e Regno Unito. È quindi naturale che i ritmi di crescita non siano più quelli di dieci o quindici anni fa. Allo stesso tempo continuiamo a vedere importanti opportunità, soprattutto nella fascia premium e nei mercati in cui i consumatori ricercano sempre più la qualità piuttosto che il semplice volume. L’attuale rallentamento è legato soprattutto al contesto economico generale, non a una perdita di interesse nei confronti del rosé.
Non credo quindi che la categoria abbia esaurito il proprio ciclo. Penso piuttosto che stia entrando in una nuova fase di maturità, nella quale la creazione di valore sarà più importante della crescita dei volumi.»
 
Sempre più territori storicamente vocati ai vini rossi stanno sviluppando produzioni rosé. È un segnale della forza della categoria o dell’inizio di una competizione più intensa tra territori?

Brice Eymard: «Lo considero prima di tutto la conferma della forza del rosé. Se un numero crescente di regioni decide di investire in questa tipologia significa che ne riconosce il potenziale nel lungo periodo.
Naturalmente questo rende il contesto più competitivo, ma la competizione è positiva. La Provenza ha impiegato decenni per costruire questa categoria, investendo nella ricerca, nella viticoltura, nelle tecniche di vinificazione e nella promozione internazionale. Il nostro obiettivo non è competere sul prezzo. La nostra ambizione è continuare a essere il punto di riferimento del rosé premium, investendo nella qualità, nell’innovazione e nell’identità della Provenza.»

©Victor SELLIER-CIVP

Quale vantaggio competitivo conserva oggi un territorio che da decenni investe specificamente nel rosé?

Brice Eymard: «L’esperienza rappresenta il nostro principale vantaggio competitivo. Costruire competenze richiede tempo. Servono anni di ricerca, continui miglioramenti nella gestione del vigneto e nella vinificazione, oltre a una profonda conoscenza del territorio. In Provenza i produttori hanno sviluppato un know-how molto specifico che consente di ottenere qualità e continuità vendemmia dopo vendemmia. Un altro elemento fondamentale è l’identità. Non vogliamo che tutti i rosé abbiano lo stesso profilo. Ogni territorio deve esprimere i propri vitigni, il proprio clima e il proprio carattere. La diversità è uno dei grandi punti di forza della categoria.»
 
I consumatori riconoscono sempre più facilmente uno “stile rosé”, ma non sempre la sua origine. Quanto sarà importante rafforzare il legame tra rosé e territorio? Esiste il rischio di una crescente standardizzazione?

Brice Eymard: «Credo che questo aspetto diventerà sempre più importante. I consumatori cercano autenticità e prodotti capaci di raccontare realmente il luogo da cui provengono. Il rischio di standardizzazione esiste, soprattutto se i produttori cercano semplicemente di imitare uno stile che ha avuto successo. È proprio per questo che l’origine assume un ruolo ancora più centrale. La Provenza investe da molti anni non soltanto nella qualità del vino, ma anche nella costruzione della propria identità. L’obiettivo è collegare il vino al paesaggio, alla cultura e allo stile di vita del territorio. Più questo legame sarà forte, maggiore sarà anche il valore che il consumatore attribuirà al vino.»
 
Con l’espansione della produzione mondiale, alcuni osservatori ritengono che il rosé possa subire una crescente pressione sui prezzi. Come si può continuare a creare valore evitando che il rosé venga percepito come una commodity?

Brice Eymard: «La risposta è la differenziazione. I produttori non possono competere esclusivamente sul prezzo, perché questo finirebbe per trasformare il rosè in un prodotto indistinto. Occorre creare valore attraverso la qualità, l’origine, la storia e l’identità del marchio.
Costruire un’immagine internazionale richiede molti anni. La Provenza ha investito per oltre vent’anni per affermarsi come punto di riferimento del rosé premium.
Quando il consumatore comprende chiaramente ciò che rende un vino unico e ne riconosce il valore, è disposto anche a pagare un prezzo più elevato.»
 
Quale ruolo può svolgere il rosé per mantenere il vino rilevante agli occhi delle giovani generazioni?

Brice Eymard: «Il rosé possiede già una naturale capacità di dialogare con i consumatori più giovani, perché si adatta a numerose occasioni di consumo e a stili di vita differenti. Tuttavia il settore non può limitarsi a fare affidamento su questo vantaggio. L’innovazione sarà fondamentale. Dovremo sviluppare nuovi formati, nuove occasioni di consumo e prodotti capaci di rispondere all’evoluzione delle aspettative dei consumatori, comprese le alternative a basso contenuto alcolico o analcoliche quando opportuno. L’obiettivo non è sostituire il vino tradizionale, ma ampliare la categoria e renderla più attrattiva per nuovi consumatori, mantenendo al tempo stesso qualità e autenticità.»
 
La Provenza è riuscita a costruire un’immagine internazionale che va oltre il vino, collegando il rosé al paesaggio, all’ospitalità, al turismo e all’art de vivre. Quanto conta oggi questa dimensione territoriale?

Brice Eymard: «È fondamentale. Oggi i consumatori non acquistano semplicemente una bottiglia di vino. Acquistano un’esperienza, una destinazione e uno stile di vita. La Provenza ha lavorato per collegare il rosé ai propri paesaggi, alla gastronomia, all’ospitalità, all’arte, alla cultura e al turismo.
Tutti questi elementi contribuiscono a costruire una forte identità territoriale e rafforzano il valore dei vini nel lungo periodo. In questo modo il vino diventa l’ambasciatore di un intero territorio e non soltanto un prodotto.»
 
Guardando al 2035, quale ritiene sarà la principale sfida e quale la più grande opportunità per il rosé a livello mondiale?

Brice Eymard: «La sfida principale sarà adattarsi al cambiamento climatico continuando a produrre vini di alta qualità capaci di soddisfare le aspettative dei consumatori. Allo stesso tempo, i produttori dovranno continuare a differenziarsi in un mercato globale sempre più competitivo.
La più grande opportunità sarà quella di sviluppare nuovi mercati rafforzando ulteriormente il posizionamento premium del rosé. Se continueremo a investire nella qualità, nell’innovazione, nella sostenibilità e nella forza delle identità territoriali, credo che il rosé abbia ancora un significativo potenziale di crescita nel lungo periodo.»

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