Oltre il Dry January: ci aspetta un 2026 all’insegna della moderazione?

L’esperienza del Dry January evolve: dai dati su Stati Uniti ed Europa emerge una moderazione distribuita lungo l’anno

7 Gen 2026 - 10:27
Oltre il Dry January: ci aspetta un 2026 all’insegna della moderazione?

Negli ultimi anni il Dry January si è affermato come uno dei momenti più riconoscibili di riflessione collettiva sul rapporto con l’alcol. L’inno alla moderazione nel suo consumo lanciato nel 2013 dal Charity Alcohol Change UK come pausa rigenerativa dopo le festività, è stato spesso interpretato come una sfida personale, utile a rimettere in discussione abitudini consolidate e a osservare con maggiore lucidità l’impatto del bere sul benessere quotidiano. 

Oggi, tuttavia, il suo ruolo sembrerebbe progressivamente mutare, non perché venga meno l’attenzione alla moderazione, ma perché si starebbe trasformando il modo stesso in cui questa viene praticata.

I dati provenienti da mercati diversi suggeriscono una traiettoria comune. Negli Stati Uniti, uno studio condotto da Drive Research su un campione di 1.000 adulti indica che nel 2025 circa una persona su tre avrebbe partecipato al “Gennaio Secco”, con un’elevata percentuale di completamento. 
Accanto a questa adesione “piena”, emergerebbe però la crescita del cosiddetto “Damp January”, ovvero una riduzione consapevole del consumo senza eliminazione totale, che avrebbe coinvolto il 15% degli intervistati, in aumento rispetto all’anno precedente. Ancora più significativo appare il dato prospettico: il 48% dichiara di voler bere meno nei dodici mesi successivi, mentre solo una quota marginale prevede un incremento dei consumi. Il mese “secco” sembrerebbe dunque funzionare sempre più come innesco di consapevolezza, più che come obiettivo comportamentale autosufficiente.

Uno spostamento analogo emerge anche dall’analisi europea. Secondo l’ultimo sondaggio Bevtrac di IWSR, condotto tra il 2024 e il 2025 su quindici mercati internazionali, l’interesse verso periodi di astinenza di un mese risulterebbe in calo soprattutto tra i consumatori della Generazione Z in età legale. In Italia, la quota di giovani che dichiara di aver evitato l’alcol per un mese sarebbe scesa dal 26% al 16%. Un dato che non sembrerebbe indicare un ritorno a consumi più elevati, quanto piuttosto un progressivo allontanamento dall’idea che l’astinenza concentrata in un arco temporale rigido rappresenti lo strumento più efficace per incidere sulle abitudini. La tendenza prevalente parrebbe invece orientata verso una riduzione della frequenza e delle quantità, distribuita lungo l’intero arco dell’anno.

Il Regno Unito offre un ulteriore elemento di lettura. Da un lato, il Dry January resta un riferimento culturale fortemente riconoscibile, dall’altro, analisi di mercato e rilevazioni mostrerebbero come una parte crescente dei consumatori percepisca questo approccio come eccessivamente rigido o simbolico. Anche in questo contesto, il baricentro sembrerebbe spostarsi dal gesto netto dell’astinenza alla regolazione più fine del consumo, con una maggiore attenzione alle occasioni, ai contesti e alle quantità.

Letti nel loro insieme, questi segnali non suggeriscono una crisi del Dry January, quanto piuttosto un ridimensionamento del suo ruolo centrale. La moderazione sembrerebbe progressivamente allontanarsi da una logica performativa e temporanea per assumere una forma più ordinaria, integrata nelle pratiche quotidiane. 

In questo passaggio, il consumo non verrebbe negato, ma riorganizzato secondo nuovi criteri di misura, intenzionalità e contesto anche grazie al ruolo crescente delle alternative no e low alcohol, strumenti che renderebbero praticabile una moderazione continua senza sottrarre ritualità, socialità e dimensione relazionale al bere. La loro diffusione sembrerebbe seguire e sostenere un cambiamento più ampio: non la sospensione del consumo, ma la sua regolazione lungo l’arco dell’anno. In questo quadro, il Dry January resterebbe una soglia simbolica, un punto di avvio che apre a un rapporto con l’alcol meno binario e potenzialmente più stabile nel tempo.

Foto di Leeloo The First da Pexels

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