Se il cliente chiede all’AI dove andare, cosa deve sapere del tuo locale?
Dal Profilo dell’attività Google al sito, passando per menu, prenotazioni e prezzi: i controlli pratici per rendere più chiare le informazioni online
NOTIZIE HORECA - Nella prima parte abbiamo visto come l’intelligenza artificiale stia iniziando a inserirsi nel percorso con cui il cliente cerca un ristorante o un hotel. Non sostituisce Google, Maps, siti, recensioni e piattaforme di prenotazione, ma può utilizzare molte informazioni per aiutare l’utente a restringere la scelta.
Per un professionista Horeca la domanda successiva è inevitabile: cosa bisogna fare per aumentare le possibilità che il proprio locale venga trovato quando il cliente cerca attraverso l’AI?
La risposta, almeno per ora, è meno complicata di quanto possa sembrare. Non servono testi scritti appositamente per le macchine né formule segrete. Il punto di partenza è molto più concreto: fare in modo che online le informazioni sull’attività siano chiare, corrette, aggiornate e facilmente accessibili.
Non esiste una formula speciale per “piacere all’AI”
Google lo dice esplicitamente nelle indicazioni dedicate ad AI Mode e AI Overviews: per comparire nelle funzioni di ricerca basate sull’intelligenza artificiale non servono ottimizzazioni aggiuntive o tecniche speciali. Continuano a valere le normali buone pratiche utilizzate per la Ricerca Google.
Questo è un punto importante perché intorno alla ricerca AI stanno già nascendo nuove sigle e promesse commerciali. Per un ristorante o un piccolo hotel il rischio è pensare di dover ricostruire da zero la propria presenza digitale.
Non è così.
Google raccomanda soprattutto che le informazioni importanti siano disponibili anche in forma testuale, che immagini e contenuti siano di qualità e che il Profilo dell’attività Google sia aggiornato. Non chiede nuovi file o particolari dati creati soltanto per apparire nelle risposte AI.
Anche OpenAI chiarisce che qualsiasi sito pubblico può comparire nella ricerca di ChatGPT. La prima condizione pratica è quindi molto semplice: il locale deve essere comprensibile online prima ancora di preoccuparsi dell’intelligenza artificiale.
Le informazioni che sembrano banali possono diventare decisive
Pensiamo ancora alla richiesta utilizzata nella prima parte: “Trovami un ristorante di pesce a Roma con tavoli all’aperto, adatto anche a una persona celiaca e disponibile domani sera”.
Per rispondere servono molte informazioni diverse. Il locale propone realmente cucina di pesce? Ha tavoli all’aperto? Quali sono gli orari? È possibile prenotare? Il menu contiene informazioni utili per chi ha determinate esigenze alimentari? Sono dettagli che il ristoratore conosce perfettamente, ma questo non significa che siano altrettanto chiari online.
Un primo controllo riguarda quindi il Profilo dell’attività Google. Oltre a indirizzo, contatti e orari, Google permette alle attività di indicare caratteristiche specifiche attraverso gli attributi. Per un ristorante può essere, per esempio, la presenza di tavoli all’aperto o del Wi-Fi. Google precisa anche che l’inserimento di determinati attributi può contribuire alla comparsa dell’attività nelle ricerche relative proprio a quelle caratteristiche.
Lo stesso principio vale per un hotel. Parcheggio, servizi disponibili, caratteristiche delle camere e altre informazioni che possono influenzare la scelta dovrebbero essere facili da individuare e coerenti tra sito e principali profili online.
Non si tratta di aggiungere caratteristiche per intercettare più ricerche. Bisogna dichiarare con precisione quelle realmente presenti.
Il menu non dovrebbe essere un’informazione nascosta
Per un ristorante il menu è una delle fonti più importanti per capire che tipo di esperienza viene proposta.
Google permette di inserire direttamente nel Profilo dell’attività le voci del menu, suddivise per sezioni, insieme a descrizioni e prezzi. È possibile anche caricare fotografie o un PDF e indicare il link alla pagina del menu sul proprio sito.
Il PDF può quindi continuare a essere utilizzato. Ma affidargli da solo tutte le informazioni essenziali non è la soluzione migliore. Nelle indicazioni sulle proprie funzioni AI, Google raccomanda infatti che i contenuti importanti siano disponibili anche in forma testuale. Tradotto per il ristoratore: il sito dovrebbe permettere di capire senza difficoltà che tipo di cucina viene proposta, quali sono le principali caratteristiche dell’offerta e le informazioni utili al cliente.
Per l’hotel il ragionamento è simile. Servizi, tipologie di camere, colazione, parcheggio o altre caratteristiche che orientano la decisione non dovrebbero essere affidati esclusivamente a fotografie, brochure scaricabili o testi generici.
Se il cliente può fare una domanda molto precisa, anche la presenza online della struttura deve poter fornire risposte altrettanto precise.
Controllare il pulsante “Prenota”
C’è poi un controllo molto semplice che spesso viene trascurato: dove viene mandato il cliente quando decide di prenotare?
Nel Profilo dell’attività Google possono essere aggiunti link che consentono di prenotare, ordinare cibo o effettuare altre operazioni direttamente dalla Ricerca e da Maps. Per ogni categoria Google permette di inserire fino a dieci link.
Per un ristorante significa verificare periodicamente che il pulsante di prenotazione porti al servizio effettivamente utilizzato, che i link al menu funzionino e che eventuali sistemi di ordinazione siano ancora corretti.
È una verifica apparentemente elementare, ma diventa ancora più importante se la ricerca AI avvicina progressivamente il momento della scoperta a quello della prenotazione.
Non avrebbe molto senso riuscire a essere trovato e poi perdere il cliente perché il collegamento porta a un vecchio sistema, a una pagina non aggiornata o a un servizio che il locale non utilizza più.
Per gli hotel il prezzo deve essere quello che il cliente trova davvero
Per gli alberghi esiste un ulteriore controllo particolarmente concreto. Google può mostrare link gratuiti di prenotazione che indirizzano il viaggiatore verso il sito dell’hotel o quello del partner che gestisce la prenotazione. Per decidere quali link mostrare, Google considera diversi elementi, tra cui l’esperienza sulla pagina di arrivo e l’accuratezza storica dei prezzi trasmessi.
Il principio è semplice: il prezzo visualizzato su Google deve corrispondere a quello che il cliente trova quando arriva alla pagina di prenotazione, comprese le componenti obbligatorie previste dalle regole della piattaforma. Una scarsa accuratezza può avere conseguenze sulla visibilità dei link gratuiti e degli annunci dell’hotel.
Per una piccola struttura non significa necessariamente dover entrare personalmente in Hotel Center. Molti hotel sono collegati a Google attraverso il proprio sistema di prenotazione o un partner tecnologico. Google stessa suggerisce agli albergatori di verificare con il proprio provider se questa connessione sia già attiva.
La domanda da fare a chi gestisce il booking engine diventa quindi molto concreta: le tariffe e le disponibilità che inviamo a Google sono aggiornate e coincidono con quelle realmente prenotabili sul nostro sito?
Due controlli da chiedere a chi gestisce il sito
Una parte del lavoro può essere fatta direttamente dal ristoratore o dall’albergatore. Un’altra richiede inevitabilmente l’aiuto di chi gestisce tecnicamente il sito.
La prima verifica riguarda Google. Per poter comparire come link nelle funzioni AI della Ricerca, una pagina deve poter essere indicizzata e mostrata normalmente in Google Search. Google raccomanda quindi di verificare che il proprio sito non impedisca involontariamente l’accesso ai sistemi che leggono le pagine.
La seconda riguarda ChatGPT: OpenAI spiega che, se si vuole favorire la presenza dei contenuti del proprio sito nei risultati e nelle citazioni di ChatGPT Search, OAI-SearchBot non deve essere bloccato. È un controllo che il gestore del locale non deve necessariamente conoscere nel dettaglio: basta chiedere a chi segue il sito di verificare che l’accesso sia consentito. Questo è probabilmente il passaggio più tecnico dell’intero lavoro. Ed è anche l’unico che terrei separato in un piccolo box rivolto a chi gestisce il sito.
Si può anche capire se ChatGPT sta portando visite
Una volta sistemate le informazioni, rimane un’ultima domanda: questi nuovi strumenti stanno realmente portando persone sul sito? Anche qui non è necessario controllare quotidianamente decine di strumenti.
Google include le visite provenienti dalle proprie funzioni AI nei normali dati della Ricerca disponibili in Search Console. Non esiste quindi, almeno nella documentazione attuale, la necessità di creare un sistema separato soltanto per AI Mode o AI Overviews.
OpenAI permette invece di riconoscere il traffico proveniente dai risultati di ChatGPT perché aggiunge automaticamente ai collegamenti un parametro identificativo, utm_source=chatgpt.com. Chi utilizza un sistema di analisi del sito può quindi verificare quante visite arrivano da ChatGPT.
Per il professionista il consiglio può essere molto semplice: chiedere periodicamente a chi segue il sito se stanno iniziando ad arrivare visite dai motori e dagli assistenti AI e, soprattutto, se quelle visite portano richieste o prenotazioni.
Non serve riempire il sito di testi scritti per le macchine
Il rischio, nei prossimi mesi, è che la corsa alla visibilità nell’intelligenza artificiale produca lo stesso errore già visto in altre fasi del digitale: pagine costruite per intercettare algoritmi invece che per essere utili alle persone.
Un ristorante non ha bisogno di ripetere continuamente sul proprio sito “ristorante romantico con terrazza a Roma” sperando che un assistente AI lo scelga. Se dispone realmente di una terrazza, propone un determinato tipo di cucina, accoglie famiglie o offre determinati servizi, deve invece rendere queste informazioni corrette, comprensibili e facilmente reperibili.
Google insiste proprio sulla creazione di contenuti affidabili e pensati innanzitutto per le persone, la differenza sembra piccola, ma è sostanziale. Non bisogna inventare ciò che potrebbe piacere all’algoritmo. Bisogna evitare che online sia difficile capire ciò che il locale offre davvero.
Il primo check-up può partire oggi
Per un ristorante o un hotel indipendente prepararsi alla ricerca AI non richiede quindi, almeno oggi, una rivoluzione. Può iniziare da un controllo molto concreto: cercare la propria attività su Google e Maps, aprire il sito come farebbe un cliente, verificare menu, servizi, orari, link e modalità di prenotazione e controllare se le informazioni coincidono.
Per gli hotel si aggiunge la verifica delle tariffe e delle disponibilità trasmesse ai sistemi di prenotazione. A chi segue il sito si può invece chiedere di controllare che Google e i sistemi di ricerca di ChatGPT possano leggere correttamente le pagine.
L’intelligenza artificiale continuerà a cambiare e non esiste oggi una formula certa che garantisca a un ristorante o a un hotel di essere suggerito nelle risposte. Ma una cosa è già possibile fare: rendere il locale facile da capire prima ancora che facile da trovare, perché se il cliente formula richieste sempre più precise, la presenza digitale dell’attività deve essere in grado di fornire informazioni altrettanto precise.

Fonti utilizzate per realizzare questo approfondimento








