Alla scoperta del Sazerac, dalle origini della mixology passando per 007
Fra i cocktail più antichi della storia della miscelazione, il Sazerac è uno dei simboli di New Orleans: un perfetto equilibrio di cognac, zucchero e bitter.
BAR & WINE - Fra i cocktail più antichi in assoluto e considerato un simbolo della città di New Orleans, come molti classici delle origini della miscelazione il Sazerac è stato riscoperto in anni relativamente recenti dopo un lungo periodo di oblio. Un perfetto equilibrio di cognac (o whiskey), acqua, zucchero e bitter (Peychaud e assenzio) per un drink semplice e complesso al tempo stesso.
La storia e il nome
Nato nella New Orleans della metà dell’Ottocento, il Sazerac è considerato uno dei primi cocktail “moderni” e un simbolo della cultura creola della città. Le sue origini ci portano al 1834, quando il farmacista franco-creolo Antoine Amédée Peychaud iniziò a servire ai clienti del suo laboratorio un tonico a base di cognac e dei suoi aromatici bitter, ritenuti all’epoca rimedi curativi. Quella miscela semplice, profumata e balsamica, divenne presto popolare nel vivace scenario di New Orleans, crocevia di commerci, spiriti francesi e influenze caraibiche.
Il nome Sazerac arrivò qualche decennio dopo, grazie al commerciante Sewell T. Taylor, che importava il cognac Sazerac-de-Forge et Fils e con questo iniziò a preparare nel suo popolare locale Merchants Exchange che, poco dopo il 1850, sotto la gestione di Aaron Bird cambiò nome in Sazerac Coffee House. Qui il drink veniva realizzato con cognac, zucchero, Peychaud’s bitters e scorza di limone, in una New Orleans che viveva un fermento culturale unico: musica, riti voodoo, traffici sul Mississippi e una scena di miscelazione in pieno sviluppo.

credits: Nicole Cavazzuti
Dal cognac al whiskey
Attorno al 1870 la crisi della fillossera, che devastò le coltivazioni di vite in tutta Europa, ridusse la disponibilità di cognac e alla Sazerac Coffee House, nel frattempo passata in gestione a Thomas Handy, ex commesso di Taylor, il distillato francese venne sostituito dal rye whiskey (whiskey di segale), più facilmente reperibile negli Stati Uniti. In quegli stessi anni entrò stabilmente nella ricetta anche l’assenzio, usato per profumare il bicchiere e donare al cocktail la sua celebre “carezza verde”.
Handy lanciò anche una versione ready-to-drink del Sazerac, in bottiglia, ma le vendite furono inferiori alle attese e dopo la sua morte, nel 1893, Cristopher J. O’Reilly, il suo ex segretario, acquistò i diritti sulle due attività e creò la Sazerac Company, che ancora oggi produce rye whiskey e l’originale cognac Sazerac-de-Forge. Intanto la popolarità del cocktail si espanse al di fuori della Louisiana, tanto che nei primi decenni del Novecento era menzionato in tutti i più importanti ricettari americani ed europei. Ma le mode cambiano e anche il Sazerac, come altri classici ottocenteschi, finì nel dimenticatoio nel dopoguerra, fino alla riscoperta agli inizi del nuovo millennio, nella nuova “golden era” della mixology. Oggi il Sazerac Bar, trasferitosi dal 1959 all’interno del Roosevelt New Orleans Hotel, ne serve circa 40mila all’anno.
La ricetta IBA del Sazerac
Proprio in seguito al suo ritorno di popolarità negli anni Duemila, l’International Bartenders Association (IBA) ha inserito dal 2001! Il Sazerac nella propria lista di cocktail ufficiali, nella categoria The Unforgettables, nella versione originaria col cognac (se lo si preferisce, è comunque possibile sostituire quest’ultimo con un rye whiskey).
Tecnica: Stir and Strain
Bicchiere: Old fashioned
Ingredienti:
50 ml cognac
10 ml assenzio
1 zolletta di zucchero
2 gocce Peychaud’s Bitters
Garnish: scorza di limone
Preparazione: bagnare il bicchiere ghiacciato con l’assenzio, aggiungere ghiaccio tritato e tenerlo da parte, quindi mescolare gli altri ingredienti con ghiaccio, infine eliminare il ghiaccio e l’assenzio in eccesso dal bicchiere e filtrarvi il cocktail.
Il Sazerac al cinema
Nel film “Vivi e lascia morire” del 1973, James Bond – interpretato per la prima volta da Roger Moore - coglie l’occasione di una missione a New Orleans per aggiungere il Sazerac al (nutrito) elenco di cocktail sorseggiati nella sua lunga carriera di agente con licenza… di bere. “Costretto” in questo caso dal collega della Cia Felix Leiter, che corregge l’ordinazione di 007 in un bar del quartiere francese chiamato Fillet of Soul.
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