Archit Singhal: 'Entro il 2030 l’India sarà una potenza globale della mixology'
L’India della mixology alla conquista della scena internazionale. Nicole Cavazzuti intervista Archit Singhal, fondatore di New Delhi Cocktail Week e Bar Show.
BAR & WINE - L’India del bere miscelato ha cambiato passo. Non vuole più restare una scena laterale o curiosa, ma conquistare un posto stabile nella geografia internazionale della mixology. A raccontarmelo è Archit Singhal, presidente dell’India Bartenders’ Guild, che mi ha invitata a seguire da vicino la New Delhi Cocktail Week. Sarò in India dal 19 al 27 aprile per osservare sul campo un movimento che oggi appare a un punto di svolta.
Singhal è una delle figure più attive di questa trasformazione. Imprenditore, organizzatore e punto di riferimento per la community del bartending indiano, lavora per creare connessioni, occasioni di formazione e piattaforme capaci di dare visibilità a una scena che fino a pochi anni fa faticava a imporsi oltre i confini nazionali. In questa prospettiva, la New Delhi Cocktail Week e il Bar Show non sono soltanto eventi di settore, ma strumenti concreti per consolidare l’identità di un ecosistema in piena evoluzione.
Secondo Singhal, il settore è all’inizio di una fase decisiva. “L’industria dei bar in India è sul punto di vivere una crescita esponenziale, con un futuro molto luminoso davanti a sé”, afferma. I segnali, del resto, sono già visibili: sempre più indirizzi indiani compaiono nelle classifiche internazionali, non solo nelle metropoli più note, ma anche in città emergenti che stanno sviluppando una propria identità.
Per anni la comunità dei bartender indiani è rimasta sotto rappresentata sulla scena globale. Ora, però, qualcosa sta cambiando in modo strutturale. “Storicamente, la bar community indiana è stata sottorappresentata a livello internazionale. Ma con la nascita di piattaforme come IBG e con il supporto della IBA, stiamo finalmente integrando l’India nella comunità globale”. Il percorso passa attraverso advocacy, competizioni, formazione ed educazione professionale. L’obiettivo è creare opportunità reali per i talenti locali e accompagnarli verso una visibilità internazionale sempre più forte. “Entro il 2030 vedremo una nuova ondata di campioni indiani affermarsi sulla scena internazionale”.

In questo quadro, Nuova Delhi assume un valore simbolico e strategico. Non si tratta soltanto della capitale, ma di un sistema più ampio che comprende anche Gurgaon, Noida e Faridabad, aree in rapida espansione. “Nuova Delhi è il palcoscenico ideale per questa evoluzione”, osserva Singhal. “A differenza di Bombay o Bangalore, Delhi si trova al centro della rivoluzione dei bar in India”.
Per l’India, però, il punto non è soltanto esportare talenti, ma costruire un polo di attrazione dentro i propri confini. “L’India ha bisogno di una piattaforma globale per l’eccellenza nel cocktail. Più che mandare pochi bartender all’estero, dobbiamo creare una competizione capace di portare i bartender del mondo in India”. È una visione che, racconta, trova conferma anche nei contatti internazionali: c’è curiosità per il Paese, per la sua eredità culturale e per la sua diversità.
Naturalmente restano criticità importanti. Tra le principali, Singhal cita la disponibilità limitata di ingredienti premium, strumenti professionali e vetreria di alto livello. Ma è proprio in questa tensione tra limiti infrastrutturali e ricchezza culturale che si apre uno spazio creativo interessante. “L’India è una terra di spezie ed erbe. Invito i bartender ad abbracciare questi ingredienti locali e a inserirli nelle loro creazioni”.
Il vero motore della crescita, però, secondo Singhal, è la nuova generazione. “Il fattore X che rende la mixology indiana competitiva con Singapore o Londra è la creatività, l’energia e una fame inesauribile di imparare”. Sempre più bartender, infatti, combinano tecnica internazionale e sensibilità locale, dando vita a una proposta originale.
La visione finale è netta: “Se resteremo uniti e concentrati su questo obiettivo, entro il 2030 la mixology indiana sarà una forza globale”. Ambiziosa, certo, ma non infondata. Perché oggi l’India non sembra più una scena emergente in cerca di legittimazione: appare piuttosto come una realtà che ha iniziato a prendersi il proprio spazio. E sarà proprio da Nuova Delhi, nei giorni della Cocktail Week, che proverò a capire quanto questo futuro sia già cominciato.
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