Alla scoperta dello Spritz: storia, curiosità, ricetta e abbinamenti

Lo Spritz, bevanda italiana rinomata nel mondo, ha origini storiche e si è evoluto nel tempo. Scopriamo la sua storia, varianti e abbinamenti gastronomici.

9 Marzo 2024 - 09:30
Alla scoperta dello Spritz: storia, curiosità, ricetta e abbinamenti

Oggi lo Spritz è uno degli aperitivi italiani più richiesti al mondo. Fino a vent’anni fa, però, si beveva quasi solo nel Triveneto. Dove è nato, del resto.

LE ORIGINI, IL 1800

A inventarlo ai tempi dell’occupazione del Triveneto, nel 1800, furono i soldati austriaci che iniziarono a chiedere una spruzzata di acqua per alleggerire il vino bianco locale, per loro troppo forte. Certo, non si trattava ancora dello Spritz che conosciamo oggi, anche se questa “protoricetta” è tuttora diffusa in Trentino-Alto Adige, in Friuli-Venezia Giulia e in Austria. “Lo Spritz è un modo di bere, prima ancora che un drink. Ai tempi, vino, liquori, amari e bitter si facevano spesso in casa. Avevano sapori ruvidi e quando si poteva, si tagliavano”, puntualizza Roberto Pellegrini, bartender di fama mondiale e tra i massimi esperti di questo cocktail.

GLI ANNI ‘20

Fra gli anni ’20 e ’30 del Novecento Venezia e Padova pullulano di caffè dove i bartender iniziano a miscelare un bitter con il prosecco e la soda (quest’ultima a volte sostituita con il seltz) per rendere lo Spritz più appetibile alla raffinata clientela che aveva iniziato ad apprezzare i cocktail “alla maniera americana”.

NASCE CON APEROL O CON SELECT?

Se oggi l’Aperol Spritz è ovunque il più richiesto, negli Anni ’20 nei bar di Venezia andava per la maggiore con il Select, prodotto nella città della Laguna a partire dal 1920 dalla distilleria dei fratelli Pilla. Non sembra che invece l’Aperol, creato nel 1919 dai fratelli Barbieri a Padova, ai tempi fosse diffuso. Quanto al bitter Campari, esisteva già ma in Veneto non era un prodotto comune.

CAMPARI

Come dicevamo, per decenni lo Spritz rimase un tipico aperitivo veneto: ancora agli inizi degli anni 2000, a nessuno – o quasi – sarebbe mai venuto in mente di ordinarlo in un bar di Milano, Roma o Palermo, figuriamoci a Londra o New York. Ma la storia della mixology si intreccia spesso con il marketing, ed è a quel punto che entrò in scena il colosso Campari, che nel 2003 acquistò Aperol dall’irlandese Cantrell & Cochraine (che a sua volta l’aveva rilevato dalla famiglia Barbieri nel 1991). Per rilanciare un prodotto considerato all’epoca un po’ “fuori moda”, i vertici di Campari decisero di puntare proprio sullo Spritz. Una scelta azzeccata: il suo gusto non troppo amaro, non troppo forte e la sua gradazione alcolica non troppo elevata ne fanno un drink di facile bevuta, ideale per una vastissima platea di consumatori. Così, la potente macchina del marketing del gruppo milanese, in pochi anni, riuscì a diffondere l’Aperol Spritz prima nel Nord Italia, poi in tutto il Paese e quindi anche all’estero, dove oggi contende a sua maestà il Negroni il ruolo di icona dell’aperitivo all’italiana. Conquistando a pieno diritto un posto nella lista ufficiale dei cocktail Iba (International Bartenders Association) dal 2011.

PERCHÉ SI CHIAMA SPRITZ

L’origine del nome Spritz è legata alla paternità “austro-ungarica” del drink: deriva infatti dalla parola tedesca sprühen, che significa “spruzzare”, con cui i militari austriaci chiedevano appunto di allungare il vino bianco con una “spruzzata” di acqua o di soda.

LO SPRITZ IN MUSICA

A testimoniare la popolarità conquistata dallo Spritz nel 21° secolo sono anche le citazioni che questo drink vanta in alcune canzoni di successo. Ci limitiamo a citare le più famose, come “Spritz Campari” di Mietta del 2020 (un caso di product placement musicale?), ma anche “Fame un Spritz” a ritmo di ska dei veneti (che più veneti non si può) Sir Oliver Skardy e Fahrenheit 451, uscita nel 2010, per finire con “Il terzo Spritz”, brano di J-Ax datato 2020.

LA RICETTA IBA

Tecnica: Build
Bicchiere: calice da vino
Ingredienti:
90 ml prosecco
60 ml Aperol (oppure Campari, Cynar o Select)
Splash di soda
Garnish: fettina di arancia

NON SOLO ARANCIONE

Il successo dello Spritz ha favorito negli ultimi due decenni la nascita di diverse varianti. Da un lato l’ormai ben noto Hugo, a base di sciroppo ai fiori di sambuco, creato nel 2005 dal barman altoatesino Roland Gruber (di cui ci occuperemo più nel dettaglio in futuro), dall’altro le alternative colorate, accattivanti e “instagrammabili”. Se, infatti, lo Spritz è classicamente rosso-aranciato, l’utilizzo in alternativa al bitter del blue curaçao dà vita a varianti di colore blu; con il bitter P31 o il rosolio al bergamotto Italicus si hanno Spritz con diverse tonalità di verde, mentre con il limoncello si ottiene un’originale versione gialla, dal sapore dolce, perfetta come digestivo. Preferite il bianco? Nessun problema, basta usare il succo di limone, che dà al drink anche una nota aspra e maggiormente agrumata rispetto all’originale.

Spritz e food pairing

Lo Spritz è un cocktail versatile che si presta all'abbinamento con diversi cibi, oltre che con i classici stuzzichini da aperitivo. Ad esempio, con piatti di pesce e frutti di mare, come carpaccio o tartare di salmone, gamberetti in salsa rosa, calamari fritti o bruschette con acciughe e pomodoro. Ma anche con cibi vegetariani o a base di verdure (insalate fresche, caprese, bruschette con pomodoro e basilico, melanzane grigliate) o con una classica pizza, in particolare una margherita o una Prosciutto e rucola, con il drink che "pulisce" il palato e consente di apprezzare meglio i sapori. Infine, perché no, le sue note leggermente amare e agrumate possono costituire un interessante contrasto con il gusto speziato e piccante della cucina asiatica, accompagnando involtini primavera, tempura di verdure, edamame, sushi o pad thai.

Testo a cura di Stefano Fossati e Nicole Cavazzuti

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