Dalle stelle al bicchiere: il viaggio di Caput Ursi e dello Spacciatore di Bontà

Il progetto di Eligio Romanazzi e la piattaforma Spacciatore di Bontà raccontano come, anche al Sud, sia possibile costruire una rete.

15 Apr 2026 - 15:45
Dalle stelle al bicchiere: il viaggio di Caput Ursi e dello Spacciatore di Bontà

BAR & WINE - 

Un’identità fondata sulla visione: la storia di Caput Ursi

Caput Ursi non è soltanto una birra artigianale, ma il risultato di un percorso che intreccia territorio, competenza e cultura del gusto. Il birrificio nasce nel 2018 a Cellamare, alle porte di Bari, dall’esperienza maturata dal suo fondatore in diversi birrifici italiani.

“Siamo nati nel 2018, quindi abbiamo poco più di sette anni di attività,” mi spiega Eligio Romanazzi a Splash, a Bari. “L’idea è stata mia. Prima di mettermi in proprio ho lavorato per altri birrifici in giro per l’Italia come aiuto birraio e assistente alla produzione. Dopo aver girato e imparato, ho deciso di aprire la mia attività.”

Oggi Caput Ursi produce circa 600 ettolitri l’anno, una dimensione che Romanazzi definisce di “piccola e media produzione”, coerente con l’orizzonte dei microbirrifici che puntano sulla qualità più che sui grandi volumi.

Il mercato e la sfida del Sud

Il mercato italiano della birra artigianale è oggi maturo e competitivo. Al Nord le realtà sono spesso più strutturate, mentre nel Sud il comparto appare ancora più frammentato, anche se in movimento.

“Il contesto è molto strutturato,” osserva Romanazzi. “Ci sono tante aziende, molte nel Nord d'Italia ormai radicate, mentre nel Sud la situazione è un po' più frammentata. Dopo una fase di esplosione, ora lo scenario è abbastanza stabilizzato, pur restando lentamente tendente alla crescita”.

Per distinguersi in questo contesto, Caput Ursi punta sulla selezione rigorosa delle materie prime, a partire dai cereali. Nonostante il forte legame con la Puglia, per l’orzo la scelta ricade sul Veneto.

“Lo importiamo soprattutto dalla zona di Eraclea, nel Veneto,” precisa il mastro birraio, sottolineando come la qualità finale passi inevitabilmente dalla scelta degli ingredienti.

Strategie di comunicazione: fiere, social e Tap Room

La crescita di un marchio artigianale è legata anche alla capacità di farsi conoscere fuori dal proprio territorio. Romanazzi ha costruito una strategia che unisce fiere di settore, comunicazione digitale e vendita diretta.

“Partecipiamo alle manifestazioni principali, dal Cibus al Beer Attraction. Proprio al Beer Attraction l’anno scorso siamo stati premiati: la nostra Stout, la Veracar, è stata eletta birra dell’anno,” racconta.

Accanto alla presenza in fiera, c’è poi il rapporto quotidiano con il pubblico attraverso i social. “Utilizziamo molto Instagram e Facebook. Gestiamo tutto da soli, con l’aiuto di un nostro grafico. Notiamo che i social servono molto ad aumentare le vendite, sia per far conoscere le novità sia per portare il cliente privato verso il nostro spaccio aziendale".

Il birrificio, inoltre, è anche uno spazio di incontro. “Abbiamo una Tap Room dove si possono assaggiare le nostre birre direttamente, insieme a un po' di stuzzicheria. D’estate apriamo anche una terrazza di degustazione. Funziona tutto l’anno con orari compatibili con la produzione: il venerdì e il sabato restiamo aperti fino a tardi.”

Lo Spacciatore di Bontà: un e-commerce che prova a fare rete

Tra i canali di vendita c’è anche Spacciatore di Bontà, e-commerce nato per valorizzare prodotti gastronomici del Mezzogiorno.

“Il progetto di e-commerce è online da settembre. È un progetto molto giovane ma abbiamo già 100 prodotti sul sito e molti altri da caricare. Oltre alla birra, vendiamo taralli, pasta, conserve, olio e a breve inseriremo anche il vino”

Uno degli aspetti più interessanti è la costruzione di box dedicate, pensate anche per il mercato estero. “Vendiamo già in Austria, Germania e Francia. Puntiamo molto sulla pubblicità online e sui social, appoggiandoci a una società di comunicazione per farci conoscere”.

Sinergie e conto terzi: la birra su misura

Il dialogo tra le due realtà apre anche alla possibilità di produzioni personalizzate. Caput Ursi lavora infatti in conto terzi, offrendo a chi ha un’attività o un e-commerce l’opportunità di sviluppare una propria linea.

“Per chi ha un e-commerce o un’attività, il quantitativo minimo per avere una propria linea è di cinque ettolitri. Significa circa 1.500-1.600 bottiglie. Si può lavorare su una nostra referenza esistente o, compatibilmente con i volumi, valutare ricette specifiche".

Per lo Spacciatore di Bontà questa possibilità si integra con il progetto delle box regalo. “L’idea della box con la birra è fondamentale,” spiega il titolare dell’e-commerce. “A Natale abbiamo fatto quasi 300 box e abbiamo lavorato bene anche per Pasqua. Oltre alla birra, inseriamo prodotti particolari per incuriosire il cliente, come le gelatine al vino (Negroamaro o Primitivo) da abbinare ai formaggi forti, o la frutta liofilizzata, che è quasi una droga per quanto è buona”.

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