L'Archivio Storico Barilla racconta quasi 150 anni di storia italiana
In occasione della Giornata Internazionale degli Archivi, Barilla valorizza il suo archivio storico, custode di quasi 150 anni di storia italiana
CRONACA PER L'IMPRESA - Nel cuore della sede Barilla di Parma si trova un posto dove una confezione di pasta degli anni Venti convive con i manifesti di Mina, dove le prime trafile in bronzo stanno accanto allo storico spot "Rigatoni" firmato da Federico Fellini, e i gadget del Mulino Bianco ricordano l'infanzia di generazioni intere. L'Archivio Storico Barilla non è un semplice deposito di carte aziendali: è uno degli specchi più nitidi di come l'Italia sia cambiata in centocinquant'anni.
In occasione della Giornata Internazionale degli Archivi — istituita dall'UNESCO e celebrata ogni anno il 9 giugno — l'azienda torna a parlare di questo patrimonio: oltre 60.000 documenti tra fotografie, filmati, manifesti, oggetti e trafile, organizzati in 20 diverse tipologie e distribuiti in circa 200 mq, snodandosi per oltre due chilometri lineari.
Riconosciuto dallo Stato, fondato da Pietro Barilla
L'archivio nasce nel 1987 per volontà di Pietro Barilla e da allora è stato ufficialmente riconosciuto dal Ministero della Cultura come "sito di notevole interesse storico". Non è una distinzione formale: Barilla fu fondata nel 1877, a pochi anni dall'Unità d'Italia, e la sua storia si intreccia in modo quasi naturale con quella del Paese — nei consumi, nel linguaggio pubblicitario, nelle abitudini a tavola.
Tra i materiali più significativi figurano oltre 150 manifesti pubblicitari dagli anni Venti a oggi, circa 3.500 filmati per cinema e televisione, e una sezione di merchandising che conserva oggetti entrati nell'immaginario collettivo di più generazioni. Su tutti, il "Coccio": la tazza color panna protagonista di una raccolta punti che, a suo modo, ha contribuito a definire il rito della colazione all'italiana.
La sfida della conservazione nell'era digitale
Preservare un archivio di questa portata richiede investimenti continui. Nel 2024 è stato installato un sistema di scaffalature mobili su rotaia — il cosiddetto compatto — che permette di ospitare oltre 8.000 raccoglitori negli stessi 200 mq. Gli ambienti sono dotati di tecnologie avanzate per la prevenzione degli incendi e per il controllo costante di umidità e temperatura, garantendo condizioni ottimali per la conservazione della documentazione cartacea nel lungo periodo.
Il passo più significativo è però quello verso il digitale: l'intero patrimonio è stato progressivamente digitalizzato e reso consultabile gratuitamente su www.archiviostoricobarilla.com, abbattendo le distanze fisiche per chiunque voglia esplorarlo.
Aperto al pubblico, non solo agli studiosi
L'archivio è consultabile da ricercatori e studiosi presso la sede di Parma, ma fa anche parte del programma "Porte Aperte", attraverso cui ogni anno migliaia di visitatori — consumatori, associazioni, enti, istituzioni e scolaresche — accedono alla storia e alla produzione Barilla. Insieme alla Collezione Barilla d'Arte Moderna e al Pastificio di Pedrignano, rappresenta uno dei tre pilastri di un percorso che mette in dialogo industria e cultura.
I numeri del 2025 parlano chiaro: oltre 6.000 visitatori hanno attraversato lo stabilimento di Pedrignano (PR), il più grande e sostenibile pastificio del mondo. Per il 2026 sono già prenotati 90 gruppi.
Il podcast che trasforma gli oggetti in racconto
L'archivio ha trovato un formato inatteso per raggiungere un pubblico più ampio: il podcast. "È sempre domenica", realizzato con Chora Media e narrato dalla voce di Orietta Berti, accompagna gli ascoltatori attraverso dieci episodi e un secolo di storia italiana raccontata dagli oggetti custoditi tra quegli scaffali. Dalla Blue Box ai Fusilli sulla Stazione Spaziale Internazionale, dagli spot di Mina ai Caroselli di Fellini: ogni puntata è un frammento di identità collettiva. Tutti gli episodi sono disponibili gratuitamente su Spotify, Apple Podcasts e sul sito di Chora Media.






