Ricerca Nomisma-UniCredit: per le cantine siciliane l'enoturismo vale quanto l'export

Enoturismo asset strategico per il vino siciliano: i dati della ricerca Nomisma Wine Monitor per UniCredit presentata a Palermo.

24 Apr 2026 - 09:52
Ricerca Nomisma-UniCredit: per le cantine siciliane l'enoturismo vale quanto l'export

INDAGINI E RICERCHE - L'enoturismo si afferma come asset strategico per le imprese vinicole siciliane in uno scenario internazionale segnato dalla contrazione dei consumi e dal calo generalizzato delle esportazioni. È quanto emerge dalla ricerca Nomisma Wine Monitor per UniCredit, presentata a Palermo, che quantifica in circa 3,1 miliardi di euro il valore generato dall'enoturismo per le imprese vinicole italiane nel complesso, e individua nella Sicilia un caso di particolare rilevanza per la marcata vocazione internazionale del fenomeno.

Sul fronte dei flussi turistici, i dati parlano chiaro: nei comuni dell'Etna — legati al disciplinare dell'Etna Doc — tra il 2019 e il 2024 gli arrivi sono cresciuti del 17,4%, a fronte di una media regionale del 12,4%, confermando una correlazione diretta tra identità vinicola e capacità attrattiva del territorio. Secondo i produttori siciliani interpellati nell'indagine qualitativa, l'enoturista tipo che arriva sull'isola è prevalentemente straniero — statunitense, tedesco o britannico — ha un'età media compresa tra i 40 e i 55 anni e non è necessariamente un esperto di vino. Un profilo che le imprese leggono non come limite, ma come opportunità per costruire nuovi ambasciatori del brand e del territorio. Guardando alle prospettive, le stesse aziende prevedono che nei prossimi anni la domanda si orienterà verso esperienze personalizzate, offerte esclusive e proposte immersive e multisensoriali integrate con attività culturali.

"Il settore vitivinicolo che rappresenta un pilastro strategico per l'economia siciliana, si trova ad operare oggi in un contesto globale complesso, in cui vecchie e nuove sfide si affiancano però a significative opportunità, come l'ascesa dell'enoturismo, leva strategica a supporto di competitività, attrattività e valorizzazione del territorio" ha dichiarato Salvatore Malandrino, Regional Manager Sicilia di UniCredit. "UniCredit rinnova l'impegno ad accompagnare le imprese in questo percorso, attraverso il credito, un modello di servizio dedicato e consulenza specialistica".

"Assovini Sicilia scommette sull'enoturismo non solo come strategia ma come asset delle nostre cantine che stanno rispondendo in maniera dinamica alle nuove sfide del mondo del vino - ha commentato Mariangela Cambria, presidente di Assovini Sicilia -. Il wine tourism ci consente di raccontare il vino come prodotto culturale e parte di un contesto più ampio dove convivono paesaggio, storie, produttori, gastronomia. La Sicilia del vino che oggi si conferma un'isola capace di intercettare i cambiamenti e anticipare le strategie".

Il contesto di mercato entro cui si inserisce la ricerca è tutt'altro che favorevole. L'export italiano di vino ha chiuso il 2025 in territorio negativo, con un calo del 3,6% in valore rispetto all'anno precedente, equivalente a quasi 300 milioni di euro e 400.000 ettolitri in meno. Le contrazioni più pesanti riguardano il Nord America (-204 milioni di euro) e l'Europa extra-Ue (-89 milioni), parzialmente compensate dalla tenuta dei mercati europei, che rappresentano ancora il 40% delle esportazioni totali a valore. Il calo, peraltro, non è una peculiarità italiana: tutti i principali esportatori mondiali registrano segni negativi, con punte particolarmente accentuate per Australia (-14,6%) e Stati Uniti (-36%).

In questo quadro, i bianchi fermi Dop della Sicilia rappresentano un'eccezione positiva: a fronte di un mercato che si ritira, il loro export è cresciuto del 2,4% rispetto al 2024, con una performance ancora più significativa negli Stati Uniti, dove — nonostante l'impatto dei dazi — segnano un incremento dell'8,4%, mentre la media dei vini italiani sul medesimo mercato perde quasi il 13%. Su un orizzonte decennale, il valore complessivo dell'export dei bianchi siciliani è cresciuto del 50%, con gli Stati Uniti oggi primo mercato di sbocco (22%), seguiti da Germania (12%), Regno Unito (7%), Paesi Bassi e Canada (6% ciascuno). Opposto il trend per i rossi Dop siciliani, in calo dell'11%, penalizzati proprio dal mercato americano.

Sul piano produttivo, negli ultimi tre anni la Sicilia si è assestata attorno ai 2,7 milioni di ettolitri, con una componente a denominazione (Dop+Igp) vicina all'80% — superiore alla media nazionale del 72% — e una prevalenza netta dei vini bianchi, che rappresentano oltre il 64% della produzione regionale. Sul mercato interno, intanto, si consolida il calo strutturale dei consumatori abituali di vino rosso: la quota degli over 60 che dichiarano di bere vino quotidianamente o più volte a settimana è scesa dal 70% di quindici anni fa al 54% attuale. Nonostante questo, l'origine territoriale continua a orientare le scelte d'acquisto: più di quattro consumatori su dieci privilegiano vini regionali o a denominazione, sia per il consumo domestico che fuori casa.

La ricerca è stata presentata in occasione di Sicilia en Primeur, rassegna nata nel 2003 come anteprima internazionale dell'ultima annata rivolta alla stampa italiana ed estera. Il format prevede enotour nelle principali aree vinicole dell'isola, degustazioni tecniche, talk e incontri con i produttori. L'edizione 2025 ha coinvolto oltre cento giornalisti da tutto il mondo e cinquantasette aziende associate.

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