Top 500 Bars sbarca ad Atene: ''Una Bar Week è un investimento sul futuro della mixology''
In un’intervista esclusiva Anthony Poncier racconta perché Top 500 Bars 2026 si terrà ad Atene e come stanno cambiando i ranking della mixology.
PROTAGONISTI - Il primo novembre 2026 la cerimonia dei Top 500 Bars si terrà ad Atene, confermando la capitale greca come uno degli epicentri più dinamici della mixology internazionale. Non una scelta casuale: l’evento sarà infatti collegato all’Athens Bar Show, uno dei trade show più importanti d’Europa per il mondo bar.
Dietro il progetto c’è Anthony Poncier, consulente francese, esperto di digital transformation e cofondatore del progetto Le Cocktail Connoisseur. Negli anni ha costruito una classifica alternativa rispetto ai tradizionali awards del settore, basata su algoritmi, dati digitali, recensioni, contenuti editoriali e segnali raccolti online da oltre 20 lingue diverse.
In questa intervista esclusiva, Poncier racconta perché Atene oggi rappresenti “il luogo dove l'energia della bar industry europea è più forte”, spiegando anche i limiti delle grandi classifiche, il rapporto con sponsor e trade show, e il tentativo di dare spazio anche alle scene meno visibili.
Intervista ad Anthony Poncier
La scelta di Atene sembra strettamente legata alla presenza dell’Athens Bar Show. Quanto è importante oggi creare una vera bar week internazionale e non semplicemente una cerimonia di premiazione?
“Una awards ceremony è una celebrazione. Una Bar Week invece è un investimento sul futuro del settore. È come spostare la conversazione da ‘Chi ha vinto?’ a ‘Come miglioriamo l’industria?’”.
Combinare Top 500 Bars e Athens Bar Show significa trasformare Atene in un hub globale della mixology per alcuni giorni. È questo il modello che immaginate per il futuro?
“Non vogliamo semplicemente dire alle persone quali siano i migliori bar. Vogliamo essere dove il battito dell’industria è più forte, perché facciamo parte di questa comunità. E oggi, in Europa, quel posto è Atene. Se sarà il modello del futuro non lo so. Ma sicuramente crea sinergie per tutti”.
Negli ultimi anni Atene è passata dall’essere una scena emergente a una destinazione centrale nella cocktail culture internazionale. Cosa avete visto qui che forse altre città europee stanno perdendo?
“La maggior parte dei bar show sono giovani. Athens Bar Show ha quindici anni di esperienza. È una questione di learning curve. Ricordo ancora un consiglio che il fondatore dell’Athens Bar Show mi diede tempo fa: ‘Qualunque sia il costo, devi prima di tutto soddisfare il tuo pubblico’. È lo stesso approccio che vedo anche in Florence Cocktail Week. Ed è questo che fa la differenza”.
Quando un ranking si lega a un grande trade show, cresce inevitabilmente anche il peso commerciale dell’evento. Come mantenete credibilità editoriale e indipendenza?
“Non perché collaboriamo con Athens Bar Show significa che influenzi Top 500 Bars, o viceversa. Ci supportiamo reciprocamente per ottenere il miglior risultato possibile quest’anno”.

Molti bartender sostengono che i grandi eventi internazionali rischino di favorire sempre gli stessi network e gli stessi locali. Come può una piattaforma come Top 500 Bars dare spazio anche alle scene meno visibili?
“L’anno scorso Top 500 Bars ha coperto 125 città in 53 Paesi. Nessuno può dire che mettiamo in evidenza soltanto le destinazioni principali. Per esempio, Depero a Rieti era in classifica: non si può certo definire una grande capitale internazionale.
Sul nostro account Instagram abbiamo creato nuovi format di interviste per raccontare le scene locali. Viaggiamo moltissimo e produciamo contenuti ovunque. Inoltre stiamo lavorando a un nuovo progetto dedicato proprio alle realtà più piccole: il primo appuntamento sarà durante l’X Cocktail Festival di Monaco”.
Hai mai preso in considerazione Milano per Top 500 Bars?
“Sì, ho preso in considerazione Milano e avevo anche iniziato a lavorarci. Ma adesso non è più sul tavolo”.
E Roma? Hai mai pensato di collegare Top 500 Bars al Roma Bar Show?
“Sono speaker ogni anno al Roma Bar Show. Ma è troppo complicato dal punto di vista logistico. Non tanto per la cerimonia in sé, quanto per tutti gli eventi collaterali”.
È più semplice o più difficile trovare sponsor quando organizzi una cerimonia indipendente rispetto a un grande evento come Athens Bar Show?
“È diverso. Noi discutiamo a livello globale, Athens Bar Show a livello locale. Normalmente quindi non si parla dello stesso tipo di budget, anche se ci sono sempre eccezioni”.
L’impressione, ascoltando Anthony Poncier, è che il mondo dei ranking stia cambiando pelle. Sempre meno semplice lista di vincitori e sempre più ecosistema internazionale fatto di networking, contenuti, viaggi, community e grandi settimane tematiche capaci di trasformare una città in una capitale globale del bere miscelato.






