Vino, birra e superalcolici: uno studio evidenzia differenze di consumo e impatto sulla salute

Uno studio evidenzia differenze tra vino, birra e superalcolici nei consumi moderati, suggerendo il ruolo delle modalità di consumo

24 Marzo 2026 - 09:28
Vino, birra e superalcolici: uno studio evidenzia differenze di consumo e impatto sulla salute

INDAGINI E RICERCHE - Si torna a parlare di vino e salute. Un tema ciclico, che riemerge in un momento in cui il rapporto tra alcol e benessere è sempre più al centro del dibattito pubblico, anche alla luce di un calo dei consumi in diversi mercati maturi e di una crescente attenzione verso stili di vita più salutari.

A riaccendere la discussione è una ricerca che sarà presentata alla prossima sessione scientifica dell’American College of Cardiology, basata sui dati della UK Biobank.

Lo studio, guidato da Zhangling Chen, ricercatore presso il Secondo Ospedale Xiangya della Central South University (Cina), avrebbe analizzato le abitudini di consumo e gli esiti di salute di oltre 340mila adulti britannici, monitorati per circa 13 anni.

Il consumo di alcol sarebbe stato rilevato attraverso questionari alimentari e standardizzato in grammi di alcol puro: circa 14 grammi per una birra da 355 ml, un bicchiere di vino da 150 ml o un bicchierino di superalcolico. Su questa base, i partecipanti sarebbero stati suddivisi in diverse categorie di consumo, da occasionale a elevato. 

L’analisi confermerebbe un punto ormai acquisito: il consumo elevato di alcol sarebbe associato a un aumento significativo della mortalità. Rispetto ai non bevitori o ai consumatori occasionali, i forti bevitori presenterebbero un rischio più alto per tutte le cause (+24%), per il cancro (+36%) e per le malattie cardiovascolari (+14%). 

È però nei livelli di consumo più bassi che emergerebbero le differenze più interessanti. A parità di quantità, birra, sidro e superalcolici risulterebbero associati a un aumento del rischio cardiovascolare (+9%), mentre il vino mostrerebbe un andamento diverso. Nei consumatori moderati si osserverebbe infatti una riduzione del 21% del rischio di morte per cause cardiovascolari rispetto ai non bevitori. 

Un risultato che, letto superficialmente, potrebbe suggerire una distinzione netta tra le diverse categorie di alcolici. Ma è proprio su questo punto che la lettura richiede cautela.

Si tratterebbe infatti di un’analisi osservazionale prospettica, basata su dati auto-dichiarati e rilevati in un momento iniziale, che consentirebbe di individuare associazioni ma non relazioni causali dirette.

Nel complesso, gli studi disponibili convergerebbero su un’evidenza: il vino, nei consumi moderati, sarebbe associato a esiti differenti. Tuttavia, non sarebbe dimostrato che sia la bevanda in sé a determinare questa differenza. Le analisi osserverebbero piuttosto che chi consuma vino tenderebbe ad avere abitudini alimentari, comportamenti e stili di vita diversi.

Il vino sarebbe più spesso associato ai pasti, a tempi di consumo più lunghi e a diete complessivamente più equilibrate. Birra e superalcolici, al contrario, sarebbero più frequentemente consumati fuori pasto e in contesti meno strutturati.

Questo elemento si inserirebbe in un quadro più ampio: quello del rallentamento progressivo dei consumi di alcol negli Stati Uniti, con una quota crescente di consumatori che dichiarerebbe di ridurre o limitare l’assunzione. Allo stesso tempo, la birra resterebbe la bevanda più diffusa, seguita dai superalcolici e, solo in terza posizione, dal vino. Dati che sembrerebbero quindi descrivere la differenza tra modelli di consumo.

Ed è qui che il tema si allarga. Il modello tradizionalmente associato al vino, fatto di pasti, convivialità e ritualità, sarebbe oggi in trasformazione: i tempi si accorcerebbero, i momenti di consumo si individualizzerebbero, le occasioni si frammenterebbero.

In questo scenario, il punto non sarebbe solo se il vino mostri effetti diversi, ma se in futuro esisteranno ancora le condizioni che hanno reso possibile quella differenza.

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