32 Via dei Birrai punta sulla filiera italiana: dal luppolo alle materie prime locali
32 Via dei Birrai valorizza le materie prime italiane e consolida il rapporto con i produttori locali, dal luppolo trevigiano al malto
CRONACA PER L'IMPRESA - 32 Via dei Birrai rafforza il proprio legame con il territorio attraverso una maggiore valorizzazione delle materie prime italiane e delle produzioni locali. Il birrificio artigianale, fondato nel 2006 a Pederobba, in provincia di Treviso, punta sulla filiera di prossimità per distinguersi in un mercato della birra che attraversa una fase complessa.
Il rallentamento dei consumi risente della minore disponibilità di spesa e della crescente attenzione all'assunzione di alcol prima di mettersi alla guida. Parallelamente, soprattutto nella ristorazione e nelle pizzerie, sembra rafforzarsi l'interesse per la birra alla spina rispetto a quella in bottiglia. In questo contesto, l'azienda intende consolidare un modello produttivo fondato sulla qualità costante, sulla sostenibilità ambientale e sulla collaborazione con fornitori veneti e italiani.
«Il momento impone di distinguersi e di dare ai consumatori motivi sempre più forti per scegliere un prodotto. La nostra risposta è puntare ancora di più sul territorio – osserva il mastro birraio Fabiano Toffoli, cofondatore di 32 Via dei Birrai. – Una strategia che passa prima di tutto dalle materie prime, a cominciare dal luppolo coltivato per 32 Via dei Birrai: la raccolta è avvenuta proprio nei giorni scorsi dall’azienda agricola Palazzo Cavalieri di Godega di Sant' Urbano, nel Trevigiano, nell’area verso Conegliano».

Dal luppolo trevigiano alle materie prime italiane
La collaborazione con Palazzo Cavalieri va oltre il semplice acquisto di ingredienti locali. Il birrificio ha infatti chiesto all'azienda agricola di dedicargli una coltivazione specifica di luppolo, dando vita a un rapporto diretto tra produzione agricola e brassicola.
Da questa collaborazione nasce, per esempio, Ambita, birra 100% tricolore, caratterizzata da un profilo aromatico accessibile, leggermente maltato e appena amaro.
La scelta si inserisce in un contesto nel quale la coltivazione del luppolo in Italia, pur rimanendo una nicchia, sta progressivamente passando dalla fase pionieristica alla costruzione di una filiera agricola. La superficie coltivata supera di poco i 90 ettari, con aziende prevalentemente di piccole dimensioni distribuite soprattutto nel Centro-Nord. Alla ricerca sugli ecotipi autoctoni si accompagna l'obiettivo di conferire alla birra un'origine territoriale sempre più riconoscibile.
Il rapporto con le materie prime locali coinvolge anche altre referenze di 32 Via dei Birrai. Nectar, birra forte e scura dall'aroma intenso e complesso, dolce e persistente, utilizza miele di castagno del comprensorio del Monte Grappa, collegandosi alla coltivazione di castagne presente a pochi chilometri dal birrificio.
Curmi è invece una birra bianca prodotta con orzo e farro italiano, arricchita da coriandolo e scorza d'arancia. Per il malto, il birrificio impiega orzo pregiato frutto del Progetto Eraclea, coltivato tra Veneto e Friuli Venezia Giulia.
La filiera comprende anche l'acqua della valle di Schievenin, nel Bellunese, nel comune di Setteville, a poca distanza dal birrificio. Il legame con il territorio si estende inoltre al lievito, ai tappi a corona e alle etichette.

Una filiera di prossimità per valorizzare la birra italiana
Per 32 Via dei Birrai, la provenienza delle materie prime rappresenta un criterio produttivo e non soltanto un elemento di comunicazione commerciale.
La strategia guarda anche al dibattito sull'identità della birra italiana e sull'eventuale introduzione di standard più stringenti relativi all'origine degli ingredienti. In questa direzione si colloca anche un progetto di legge, rispetto al quale il birrificio intende prepararsi incrementando progressivamente la presenza di materie prime nazionali e il ricorso a fornitori di prossimità.
L'impostazione richiama, per alcuni aspetti, la cultura della birra locale sostenuta nel mondo anglosassone da movimenti come Camra, Campaign for Real Ale. La scelta di un prodotto legato al territorio non riguarda soltanto il profilo gustativo, ma coinvolge anche la rete economica costituita da agricoltori, trasformatori, fornitori e artigiani.
«In una fase di evoluzione dei consumi non crediamo che la risposta sia inseguire mode o scorciatoie. Preferiamo rendere ancora più riconoscibile ciò che siamo: un birrificio che costruisce valore attorno al proprio territorio, alle materie prime e alle persone della filiera. Se il consumatore beve meno, deve avere ancora più ragioni per bere bene» - conclude Toffoli.
Il rafforzamento della filiera locale diventa così il principale elemento della strategia di 32 Via dei Birrai: valorizzare la provenienza degli ingredienti attraverso scelte produttive concrete, rendendo il legame con il territorio riconoscibile nel prodotto finito.








