Dove bere cocktail classici rivisitati ad Ascoli Piceno: siamo stati da Dirty

Nicole Cavazzuti ha visitato Dirty, il rinomato locale aperto nel 2019 vicino a Piazza del Popolo, e ha intervistato Luca Fiorillo e Luca Fumarola.

24 Giu 2026 - 16:30
Dove bere cocktail classici rivisitati ad Ascoli Piceno: siamo stati da Dirty

BAR & WINE - La prima volta che ho varcato la soglia del Dirty è stato in occasione di una degustazione dedicata ai gin del territorio. Quella sera ho bevuto un ottimo Martini preparato con il gin Meletti insieme a Julian Biondi e al mio compagno di viaggio Carlo Camera.

La soddisfazione per la qualità del cocktail e per l’ospitalità accogliente è stata tale che mi sono ripromessa di tornare nei giorni successivi. Cosa che ho fatto.

Dirty

Siamo ad Ascoli Piceno, a pochi passi da Piazza del Popolo. Inaugurato nel settembre del 2019 all’interno di una splendida struttura con volte in pietra, Dirty è gestito da Luca Fiorillo e Luca Fumarola, entrambi con una precedente esperienza dietro il bancone del Caffè Meletti.

Street bar contemporaneo dotato di spazio esterno, informale e accessibile, Dirty è focalizzato su drink essenziali, senza decorazioni superflue, prezzi contenuti e un servizio diretto, amichevole, scanzonato.

La bottigliera è ricca e le iniziative sono numerose: il locale ospita regolarmente masterclass e incontri dedicati ai distillati e alla cultura del bere. Non manca, inoltre, una proposta food semplice ma di qualità. Non a caso, Dirty è stato inserito nella Guida ai Locali di Identità Golose.

L’intervista a Luca Fiorillo e Luca Fumarola

Perché avete aperto Dirty?
«Questo progetto nasce dalla passione e dal desiderio di crescere. Dopo aver lavorato insieme per oltre quattro anni al Caffè Meletti di Ascoli, in un contesto molto formale, abbiamo sentito entrambi il desiderio di costruire qualcosa di nostro. Non è stata una cosa immediata. Abbiamo aperto Dirty partendo da zero, abbiamo fatto da soli tutto quello che potevamo fare e tuttora gestiamo direttamente il lavoro, alternandoci tra il bancone e la sala».

Prima di diventare uno street bar, che funzioni aveva questo spazio?
«In passato ha ospitato un negozio di tendaggi, una boutique e anche un’osteria. Quando siamo arrivati, comunque, abbiamo cercato di rispettare l’architettura preesistente, valorizzando le volte in pietra e adattando il locale alla nostra idea di servizio: informale, veloce, ma curato».

Organizzate masterclass e seminari. Qual è il ritorno ad Ascoli Piceno?
«Per ottenere l’interesse dei clienti e dei professionisti del settore locale bisogna essere determinati, costanti e offrire momenti di qualità. Le masterclass servono per presentare prodotti e distillati attraverso degustazioni guidate pensate per i colleghi e attraverso attività dedicate ai clienti. Per intenderci, per esempio, spieghiamo come viene preparato un drink per poterlo replicare a casa».

Qual è la vostra idea di mixology?
«Prepariamo drink visivamente puliti: non usiamo guarnizioni elaborate e siamo molto attenti alla qualità del ghiaccio. Utilizziamo ingredienti freschi, sciroppi fatti in casa e abbiamo un debole per distillati che qui prima erano poco diffusi, come tequila e mezcal».

Un drink che vi rappresenta bene?
«La scorsa estate abbiamo lanciato uno slushy erogato direttamente dal granitore: è una via di mezzo tra un Margarita e un Paloma, a base di tequila, ananas, salvia, lime e sciroppo d’agave. È stato un successo. In realtà, però, siamo conosciuti soprattutto per i cocktail classici rivisti a modo nostro, come la nostra versione del Negroni ispirata al periodo in cui lavoravamo al Meletti».

Il food che ruolo ha al Dirty?
«È importante nella misura in cui accompagna e sostiene la bevuta. Abbiamo una cucina fredda e serviamo solo tapas, pensate per essere mangiate senza posate. Proponiamo tacos prodotti artigianalmente da un fornitore locale a due chilometri da qui, che utilizza mais italiano. Offriamo anche toast, olive all’ascolana e chips artigianali. Le porzioni sono ridotte e vanno dai 6 ai 10 euro».

In quasi sette anni siete diventati uno dei punti di riferimento degli amanti dei cocktail in città e non solo. Come avete conquistato i clienti?
«Grazie a un’accoglienza informale e amichevole. Evitiamo atteggiamenti rigidi o distaccati, perché vogliamo che i clienti si rilassino e si sentano a proprio agio nel locale».

Parliamo dei prezzi: quanto costano i cocktail?
«La maggior parte dei drink in lista, meno di 10 euro. Abbiamo calibrato l’offerta per permettere a tutti di godersi un drink».

Ascoli Piceno: dal vino e dalla birra alla mixology

Fino a pochi anni fa, ad Ascoli Piceno, il bere fuori era legato soprattutto al vino e alla birra: Passerina, Pecorino, Rosso Piceno e birre erano le scelte più abituali, mentre il cocktail restava quasi uno sconosciuto. Al Caffè Meletti si beveva l’Anisetta con la mosca e, per fare qualcosa di più stravagante, magari uno Spritz.

La svolta è arrivata con locali come Sestili, l’unico ancora aperto tra i pionieri cittadini, tra i primi a portare ad Ascoli una vera cultura della miscelazione classica. All’epoca bisognava ancora educare i clienti a capire che cosa fosse un Negroni, come si bevesse un Americano o perché un cocktail potesse essere qualcosa di diverso da una semplice alternativa al vino.

In poco più di dodici anni, la situazione è cambiata radicalmente e oggi la scena è molto più vivace. Ascoli conta almeno quattro locali meritevoli di una visita e l’Ascoli Cocktail Week, andata in scena circa un mese fa, conferma questa trasformazione: la città sta vivendo una vera evoluzione nei consumi, nelle abitudini al bar e nel modo di intendere il bere miscelato.

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