La ruota al bancone per gli indecisi: così la gamification cambia il modo di scegliere un cocktail
Al Fitz’s Bar di Amsterdam, migliore Cocktail Bar 2026 per Gault&Millau, anche la scelta del drink diventa un’esperienza memorabile.
BAR & WINE - «Se non sapete quale drink bere stasera, potete sempre lasciare decidere al destino. Voilà!», sorride Giovanni Cinotti, indicando una grande ruota di legno sistemata sul bancone.
Per qualche secondo tutti seguono la lancetta. La ruota rallenta, oscilla e infine si ferma.
Il cocktail è deciso.
Siamo al Fitz’s Bar, elegante cocktail bar del Pillows Grand Boutique Hotel Maurits at the Park di Amsterdam, proclamato Cocktail Bar of the Year 2026 nei Paesi Bassi da Gault&Millau.
Un locale caratterizzato da ambienti raffinati e da un ampio giardino, comparso sulle pagine dei giornali già nel 2023, quando vinse Entree Awards il premio come Best New Cocktail bar.
Un'idea semplice, che risponde a una delle tendenze di oggi: trasformare anche la scelta del drink in un’esperienza memorabile.
«La nostra cocktail list è ricca e articolata e, per alcuni ospiti, decidere cosa ordinare può diventare complicato. Invece di ridurre le proposte, abbiamo cercato un modo diverso per guidare il cliente, coinvolgerlo e sorprenderlo» spiega Nick Vrielink, bartender pluripremiato, nonché medaglia d’oro nella categoria Pre-Dinner Cocktail ai World Cocktail Championship 2023, oggi alla guida del Fitz's Bar e del suo team internazionale di cui fa parte anche l’italiano Giovanni Cinotti.
«Qui l’accoglienza e il servizio vengono curati con la precisione richiesta da un contesto di alto livello, ma senza rigidità. Al bar bisogna bere bene, ma soprattutto stare bene. La ruota dei drink si inserisce proprio in questa filosofia».
La ruota -realizzata in legno e metallo- non è una semplice decorazione. È un vero strumento di servizio.
«Quando un cliente non sa cosa scegliere, il bartender lo invita a farla girare, affidando al caso il compito di indicare la direzione della serata. La proposta piace perché rompe il ghiaccio, alleggerisce il momento dell’ordinazione e lo trasforma in un piccolo spettacolo condiviso», dice Cinotti.

Come funziona
Al bancone come al tavolo, il cliente fa girare la ruota. Quando la lancetta si ferma, il bartender parte dal cocktail indicato e approfondisce gusti e preferenze personali: più dolce, più amaro, più fresco, più agrumato oppure più piccante.
Il risultato, quindi, non è completamente casuale. La ruota apre il dialogo, il professionista personalizza la bevuta.
Nel mio caso, la sorte mi ha fatto assaggiare un’interpretazione piccante del Paper Plane, preparata con Vecchio Amaro del Capo Red Hot Edition, Bitter Cordusio e Michter’s US 1 Original Sour Mash. Decisamente valida.
«La ruota genera naturalmente attenzione, curiosità e contenuti condivisibili. Il cliente si diverte. Sceglie di affidarsi alla sorte, di ascoltare il bartender e di lasciarsi sorprendere», precisa Cinotti.
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Quando il gioco entra nel servizio
Che il gioco sia una dinamica efficace per fidelizzare lo dimostrano altri casi di successo. Uno su tutti: da Opera 33, a Milano, Terry Monroe propone durante feste ed eventi una sorta di ruota-lotteria che mette in palio cocktail gratuiti.
Cambiano le modalità, ma il principio è lo stesso: trasformare il cliente da spettatore a protagonista.
La gamification non è più soltanto uno strumento di marketing ma crea interazione e rende il momento dell’ordinazione più leggero e coinvolgente.
Una leva per i social
La ruota possiede anche una forte componente comunicativa.
La lancetta che gira, l’attesa del risultato e la reazione finale costruiscono una scena perfetta per Instagram Reels, TikTok e YouTube Shorts.
Il risultato? Si moltiplicano i video che mostrano l’ambiente, il bartender, il cliente, la ruota e il cocktail.
Video utilissimi perché raccontano il locale in modo più immediato ed efficace rispetto alla tradizionale fotografia di un bicchiere appoggiato sul bancone.

Una leva commerciale
C’è poi un aspetto strettamente commerciale.
Attraverso il gioco, il bartender può orientare gli ospiti verso le creazioni più identitarie, valorizzare i signature cocktail e raccontare ingredienti, prodotti o collaborazioni in modo non esplicito.
Il cliente non percepisce una spinta commerciale, ma un consiglio costruito intorno ai suoi gusti e al risultato del gioco.

Un’idea semplice, ma efficace
L’esperienza del Fitz’s Bar dimostra che anche un cocktail bar di lusso può introdurre elementi ludici senza perdere eleganza.
Al contrario, è proprio il contrasto tra l’ambiente raffinato e un oggetto apparentemente fuori contesto a rendere il momento più sorprendente e memorabile.
Naturalmente non basta acquistare una ruota e appoggiarla sul bancone.
«Per funzionare, il gioco deve essere coerente con l’identità del locale, sostenuto da una cocktail list riconoscibile e gestito da professionisti capaci di trasformare il risultato in dialogo, racconto e consiglio», puntualizza Cinotti. «Per fidelizzare oggi un grande cocktail, da solo, non basta. Le persone cercano una storia da vivere, un gesto da ricordare e, magari, una scena da condividere».
Che dire? Ha ragione.








