Lady Drink premia le migliori barlady d'Italia, dal classico allo zero alcol
Il trentennale di Lady Drink incorona quattro professioniste. Al debutto la categoria zero alcol: l'intervista alla vincitrice Alessia Mittone
PROTAGONISTI - Dal Piemonte alla Sicilia, passando per l’Emilia e l’Abruzzo, arrivano letteralmente da ogni angolo dello Stivale le quattro barlady vincitrici dell’edizione del trentennale di Lady Drink, la prestigiosa competizione ideata da Danilo Bellucci per valorizzare le professionalità al femminile dietro ai banconi dei bar italiani.
Fra nuove leve e volti noti nelle gare di settore, le concorrenti di Lady Drink 2026 si sono sfidate a suon di cocktail lunedì 30 marzo all’Excelsior Palace Hotel di Rapallo. In base alle valutazioni della giuria (qualitativa e tecnica), ad affermarsi sono state Valentina Sala del Bar Pasticceria D'Angelo di Pescara nella categoria Long Drink, Tiziana Sata del T@g di Marsala (TP) fra i Pre Dinner, Chiara Perini del Nove100 di Faenza (RA) per gli After Dinner e Alessia Mittone del Flora 1925 di Torino nell'inedita categoria Zero Alcol. Una novità assoluta, quest’ultima, introdotta per i trent’anni del concorso al passo con le recenti evoluzioni del mercato e dei gusti del pubblico, che hanno portato a una sempre maggiore richiesta di drink zero alcol studiati e realizzati con la stessa cura riservata ai cocktail alcolici.

Arte e mixology
A proposito di novità: nel momento della serata riservato agli sponsor, in attesa della premiazione, Gruppo Caffo ha tenuto a battesimo un'iniziativa tra arte e mixology, donando a Danilo Bellucci una stampa celebrativa appositamente realizzata per il trentennale del concorso. Si tratta della prima opera del ciclo Caffo Pop Tales, progetto di artwork con cui l'azienda calabrese intende rafforzare il legame tra i propri prodotti e i protagonisti del mondo dei cocktail e consolidare il tradizionale impegno nell'arte anche in vista delle celebrazioni del 2027 per i 270 anni di Cinzano, recente acquisizione del gruppo
Di ogni opera del ciclo Pop Tales saranno stampate due sole copie: una destinata ai protagonisti degli eventi che ospiteranno il progetto, l'altra acquistata direttamente dall'azienda per essere utilizzata come supporto visivo all'interno dei propri stand nell’ambito di fiere ed eventi.
L'intervista ad Alessia Mittone, vincitrice di Lady Drink 2026 nella categoria zero alcol: “Ecco perché un cocktail senz’alcol può dare la stessa soddisfazione di un drink alcolico”
Da maggio dello scorso anno responsabile del Flora 1925, in piazza Vittorio a Torino, Alessia Mittone, classe 1997, si è imposta a Lady Drink 2026 con il suo cocktail Taxi Driver, nella categoria Zero Alcol, novità di questa edizione: un motivo in più per intervistarla subito dopo la premiazione.
Partiamo dalla ricetta del cocktail vincente.
6 cl di botanico 00 (alternativa analcolica al gin prodotta da Tassoni, ndr), 2 cl di bitter Sober, 4 cl di cordiale fatto in casa con arancia, finocchietto e cardamomo verde. Si prepara nel mixing glass e si serve in coppetta.
Perché hai deciso di partecipare alla gara con un drink analcolico?
Taxi Driver è stato ispirato da Valentina, titolare di un locale di Alassio in cui ho lavorato, Alla quale l'ho dedicato: un giorno le ritirarono la patente e per lei, abituata a bere - fra prosecco, Whiskey Sour, Martini, Margarita… - fu un problema smettere per riavere il documento, non foss’altro per una questione di riti e gestualità. Per lei quindi iniziai a studiare dei cocktail analcolici.
Di qui il nome Taxi Driver…
Sì, ma è anche un riferimento all'omonimo film, con protagonista Robert De Niro che, reduce dalla guerra in Vietnam, si ritrova a fare il tassista di notte in un contesto che gli appare totalmente folle. Un po' come Valentina, che veniva da Cortina dove si occupava di maglieria e si ritrovò in Liguria per questioni familiari, per poi aprire un cocktail bar a 45 anni senza alcuna esperienza nel settore…"
E tu da quanto tempo lavori in quest'ambito?
Da quando avevo 16 anni. Sono originaria di Dogliani, nelle Langhe, e sono arrivata a Torino che avevo ventun'anni. Mi sembrava il paese dei balocchi.
Secondo te, un cocktail analcolico può davvero dare la stessa soddisfazione di uno alcolico a chi è abituato a bere?
Secondo me bere un cocktail è anche questione di gestualità, a prescindere dal contenuto. Un po’ come per la sigaretta. Taxi Driver è un drink equilibrato che berrei anche senza una scusa, tipo “sono incinta” o “devo guidare”.
I tuoi cocktail preferiti, analcolici a parte?
Attualmente bevo sherry e tonica perché sono molto low alcol in questo momento della mia vita. Altrimenti Daiquiri e Martini. Il Negroni? Sono per i cocktail bitter, ma preferisco il Garibaldi.
Partecipi spesso alle gare?
A dire il vero questa è solo la seconda a cui prendo parte. Non sono particolarmente competitiva e le competizioni mi mandano un po’ in ansia.
Che cosa vuoi fare da grande?
Nel futuro mi vedo con un bar mio, magari a Torino… anche se non necessariamente.
Essere donna in questo ambiente può ancora avere degli svantaggi, oggi?
Non vedo particolari difficoltà rispetto a un uomo. Mai subito molestie: il cliente che ci prova ci sta, ma basta saperlo mettere al suo posto. E comunque le stesse situazioni si verificano anche a sessi invertiti.
D'altra parte, c'è anche chi ha iniziato a fare il bartender perché “cuccava”…
Non è il mio caso. Ho iniziato a fare questo lavoro solo per pagarmi l'università, ma ben presto è diventata una vera passione.
E l'università?
Mollata. Non mi dava la stessa soddisfazione.
Che cosa pensi dei World's 50 Best Bars?
Un riferimento. Se sono in giro per il mondo e cerco un locale, la prima cosa che guardo è la classifica dei 50 Best.
È come la stella Michelin nella ristorazione?
Non le paragonerei, bar e ristorazione sono mondi diversi. Nella seconda, ciò che conta di più e che viene premiato in primis è la qualità dei piatti. Fra i bar, a fare la differenza è innanzitutto la qualità dell'ospitalità.

Articolo a cura di Nicole Cavazzuti e Stefano Fossati, Foto di Nicole Cavazzuti






