PlanEat porta la Natura nel CdA: nominato il primo Custode della Natura in Italia
PlanEat introduce il Custode della Natura nel CdA: un modello innovativo di governance che integra la tutela ambientale nelle decisioni aziendali
CRONACA PER L'IMPRESA - Per la prima volta in Italia, la Natura entra formalmente in un Consiglio di Amministrazione. A compiere questo passo è PlanEat, società benefit attiva nel settore foodtech, che ha modificato il proprio statuto introducendo la figura del Custode della Natura, un amministratore con specifiche funzioni di tutela degli ecosistemi e obblighi definiti sul piano giuridico.
Una decisione che rappresenta una delle applicazioni più avanzate del modello internazionale Onboarding Nature e che riporta al centro del dibattito il ruolo della sostenibilità nella governance d'impresa.
Un riconoscimento internazionale per il progetto Onboarding Nature
L'iniziativa si inserisce nel progetto Onboarding Nature, di cui PlanEat rappresenta il primo caso applicativo concreto in Italia. Il progetto ha recentemente ottenuto il Grunin Prize for Social Entrepreneurship and Impact Investing, assegnato dal NYU Law Grunin Center di New York, considerato uno dei più importanti riconoscimenti internazionali dedicati alle innovazioni giuridiche con impatto sociale e ambientale.
Chi è PlanEat e come combatte lo spreco alimentare
Fondata nel marzo 2020 dal fisico e imprenditore Nicola Lamberti, già fondatore di Trovaprezzi, PlanEat è una società benefit attiva nel settore foodtech che ha sviluppato una piattaforma finalizzata alla riduzione dello spreco alimentare.
L'attività si sviluppa su due fronti. Da un lato, la piattaforma consente di effettuare la spesa online partendo dalle ricette, ricevendo ingredienti già dosati e confezionati in contenitori riutilizzabili. Dall'altro, supporta la gestione della ristorazione collettiva, contribuendo a ridurre gli sprechi nelle mense scolastiche, aziendali e pubbliche attraverso la programmazione anticipata dei pasti.
Dalla sua nascita, l'azienda ha gestito circa 1.013.880 ordini e contribuito al recupero di 124 tonnellate di cibo. Tra i clienti figurano Bending Spoons, AstraZeneca, Galbusera e la Fondazione Milano Cortina.
La prima azienda italiana che porta la Natura nel CdA
Alla base dell'iniziativa c'è il framework Onboarding Nature, sviluppato da B Lab Benelux, Earth Law Center e Nyenrode Business Universiteit.
Il modello prevede quattro livelli progressivi di coinvolgimento della Natura nei processi decisionali aziendali: come fonte di ispirazione, come azionista, come advisor e come amministratore. PlanEat ha scelto quest'ultima opzione, la più avanzata, diventando la prima azienda italiana a tradurre questo principio in una modifica statutaria effettiva.
La versione italiana del toolkit, sviluppata da B Lab Italia insieme allo studio legale RPLT RP legalitax, era stata presentata nel novembre 2024 sulle pagine de L'Economia del Futuro del Corriere della Sera, citando tra le realtà italiane più attive sul tema illycaffè, Almo Nature ed EcorNaturaSì. PlanEat è la prima azienda a compiere il passo successivo, attribuendo alla Natura un ruolo diretto all'interno del Consiglio di Amministrazione.
Dal caso Faith in Nature al diritto societario italiano
Il precedente internazionale più noto è quello di Faith in Nature, azienda britannica produttrice di cosmetici naturali che nel 2022 ha introdotto nel proprio statuto un consigliere incaricato di rappresentare gli interessi della Natura.
PlanEat ha adattato e approfondito quel modello alla luce dell'ordinamento italiano, affrontando le differenze esistenti tra i due sistemi giuridici.
L'architettura tecnico-giuridica è stata sviluppata da Nicola Carù e Riccardo Ruosi di RPLT RP legalitax attraverso il progetto Onboarding Nature, adattato per la prima volta al diritto societario italiano. Emiliano Giovine, vicepresidente di GAIL (Global Alliance for Incubating Legaltech), ha invece contribuito a portare il modello nel dibattito accademico e giuridico internazionale.
Quali poteri ha il Custode della Natura
Il cuore del sistema è rappresentato dalle "Materie Rilevanti per la Natura", ovvero un insieme di decisioni strategiche che comprendono la selezione dei fornitori, il packaging, gli investimenti e l'adozione di nuovi processi produttivi.
Per deliberare su queste materie è necessaria la presenza del Custode della Natura. In sua assenza, il Consiglio di Amministrazione non raggiunge il quorum costitutivo richiesto per assumere decisioni valide.
Per ciascuna delle materie individuate, il Custode redige un parere scritto contenente la valutazione dell'impatto ambientale e la propria posizione motivata. Se il CdA decide di procedere in maniera difforme rispetto alle indicazioni ricevute, è tenuto a motivare pubblicamente la scelta sia nel verbale sia sul sito aziendale.
Al termine di ogni esercizio, il Custode presenta inoltre un rapporto annuale sulle decisioni adottate e sugli effetti prodotti sugli ecosistemi. Trasparenza, tracciabilità e responsabilità diventano così obblighi formalmente integrati nello statuto societario.
I requisiti richiesti per il ruolo
Lo statuto stabilisce criteri precisi per la nomina del Custode della Natura. È richiesta una laurea in discipline ambientali, giuridiche, economiche o ingegneristiche oppure almeno cinque anni di esperienza professionale equivalente.
Sono inoltre necessari l'assenza di condanne per reati ambientali e l'assenza di conflitti di interesse. Il ruolo può essere ricoperto anche da una persona giuridica, come una ONG, nel rispetto della massima n. 100 del Consiglio Notarile di Milano.
Le implicazioni sul piano legale
L'introduzione del Custode della Natura produce effetti rilevanti anche sul tema della responsabilità degli amministratori.
Nel contesto normativo ESG europeo, caratterizzato dall'evoluzione di strumenti come la Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD) e la Corporate Sustainability Due Diligence Directive (CSDDD), un organo amministrativo privo di strumenti strutturati per la gestione dei rischi ambientali può esporsi a potenziali responsabilità nei confronti degli azionisti.
In questo scenario, la presenza di un Custode della Natura rappresenta anche uno strumento di gestione e presidio del rischio legale all'interno del Consiglio di Amministrazione. La business judgment rule, infatti, tutela le decisioni discrezionali degli amministratori, ma non l'assenza di procedure e metodologie adeguate.
Le dichiarazioni
«Con questa scelta, la Natura entra nel nostro Consiglio di Amministrazione non come un concetto astratto, ma come il sistema vivente da cui tutti dipendiamo: ecosistemi, biodiversità, equilibri fragili e spesso invisibili che rendono possibile la vita. Abbiamo voluto riconoscerle una voce concreta e protetta da meccanismi giuridici reali, perché crediamo che anche ciò che non può rappresentarsi da solo — ciò che è più vulnerabile, silenzioso o privo di potere — abbia diritto di esistere, evolvere ed essere tutelato. Il futuro dell’impresa non può essere separato dal futuro degli ecosistemi e delle persone che da essi dipendono, oggi e nelle generazioni future.» A dichiararlo è Nicola Lamberti, fondatore e socio di riferimento di PlanEat.
Nicola Lamberti, Fondatore e Socio di riferimento, PlanEat
«Con 'Onboarding Nature', RPLT ha voluto rispondere a una sfida concreta che il diritto societario italiano non aveva ancora affrontato in modo sistematico: come tradurre la tutela della Natura in meccanismi di governance giuridicamente efficaci, coerenti con il nostro ordinamento e immediatamente operativi per le imprese. Il lavoro che abbiamo condotto – io ed il Collega Riccardo Ruosi in particolare, nonché tutti i professionisti dello Studio che lavorano sulle tematiche di impatto e sostenibilità da un punto di vista più generale – rappresenta il frutto di un'analisi approfondita dei precedenti internazionali e di una rielaborazione originale pensata per il contesto italiano, nella convinzione che l'innovazione giuridica sia oggi uno strumento indispensabile per accompagnare la transizione verso un modello d'impresa davvero sostenibile.» Spiega Nicola Carù, Corporate M&A and Impact Investing Lawyer.
Nicola Carù, Corporate M&A and Impact Investing Lawyer
«Con l’introduzione del Custode della Natura, la sostenibilità assume una dimensione concreta e diventa una responsabilità integrata nella governance. Non si tratta più soltanto di misurare l’impatto, ma di iniziare a riconoscere la Natura come parte delle decisioni d’impresa. Per chi, come me, lavora ogni giorno per integrare la sostenibilità nelle strategie e nei processi aziendali, questo rappresenta anche una conquista professionale importante, a cui ho avuto modo di contribuire partecipando a un percorso di riflessione sul concetto stesso di Natura, tra filosofia, diritto ed economia. È un cambiamento prima di tutto culturale: introduce nell’impresa una prospettiva intergenerazionale e una nuova idea di valore, non più legata soltanto alla crescita immediata, ma alla capacità di preservare equilibri, rigenerare risorse e generare benefici durevoli per le persone, gli ecosistemi e le generazioni future.» Sottolinea Romina Lardo, Sustainability, ESG & Corporate Culture Manager di PlanEat.
Romina Lardo, Sustainability, ESG & Corporate Culture Manager, PlanEat
Un dibattito che supera i confini dell'impresa
Al di là del caso specifico di PlanEat, l'introduzione del Custode della Natura apre una riflessione più ampia sul ruolo delle imprese nella transizione ecologica.
Il tema dei diritti della Natura sta progressivamente uscendo dall'ambito della filosofia del diritto per entrare nelle aule giudiziarie e nelle istituzioni politiche. Ecuador e Bolivia hanno già introdotto questi principi nelle rispettive costituzioni, mentre la Nuova Zelanda ha riconosciuto personalità giuridica al fiume Whanganui.
In Europa il percorso normativo è ancora nelle fasi iniziali. In questo contesto, il mondo dell'impresa può rappresentare un laboratorio di sperimentazione capace di anticipare l'evoluzione legislativa, introducendo nuovi modelli di governance che attribuiscono agli ecosistemi una rappresentanza diretta nei processi decisionali. Un terreno ancora poco esplorato, ma destinato ad alimentare il dibattito nei prossimi anni.
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