Wingstop apre a Milano. Un secolo fa Guido Capella anticipava il fast food

Ali di pollo fritte oggi, risotto e ossobuco un secolo fa. Nel giorno dello sbarco di Wingstop in via Dante, riscopriamo la storia di Guido Capella

9 Sett 2026 - 14:00
Wingstop apre a Milano. Un secolo fa Guido Capella anticipava il fast food

RISTORAZIONE - Da oggi, 9 settembre 2026, a Milano si può mangiare nel primo ristorante italiano di Wingstop, la catena statunitense specializzata in chicken wings portata nel nostro Paese da Joe Bastianich e da suo figlio Ethan. Il locale si trova in via Dante, arteria dello shopping a pochi minuti da piazzale Cadorna dove, in tempi non sospetti, aprì il precursore del fast food.

Non è una storia nota, quella di questo bar ristorante aperto prima della II Guerra Mondiale dentro la vecchia Stazione Nord dal pavese Guido Capella che per primo introdusse in città il concetto di fast food con risotto con ossobuco. A ricordare la vicenda è Simonetta Rodinò, nipote di Guido Capella, supportata dai tesori dell'archivio di famiglia: scatti d'epoca che restituiscono l'anima di un pioniere della ristorazione rapida ante litteram. E se Titti non ricorda il nome esatto dell'insegna, non ha dubbi sul format: aperto oltre 12 ore al giorno, aveva un menù alla carta, ma soprattutto un piatto espresso, pensato per chi aveva i minuti contati tra un binario e l'altro.

Da Pavia alla Francia, passando per il Savini

"Guido Capella, figlio di albergatori, aveva iniziato a sgobbare da ragazzino: non amava la scuola e il padre lo mandò a soli quattordici anni in Francia ad apprendere i segreti di un'ospitalità che ai tempi era più avanti della nostra", ricorda la Rodinò. Tornato in Italia, era entrato nelle brigate del Savini, in Galleria Vittorio Emanuele II dove si fece notare per onestà e prontezza: il nonno scoprì alcuni ammanchi di cassa e divenne direttore in poco tempo.

Dentro la pancia della stazione

"Non so esattamente quando aprì il ristorante dentro la Stazione Nord. Mia madre, che era del 1919 era nata a Sanremo e lì aveva vissuto i primi anni dell'infanzia. Il locale in Cadorna arrivò dopo e rivoluzionò lo scenario con la proposta di take away di risotto con ossobuco. Un piatto unico, sostanzioso, servito in versione espressa. Il concetto era inedito: nessuno fino allora aveva sviluppato un concept del genere", osserva Rodinò.

Vini, cognac e bottiglie in movimento

Se la cucina era il fulcro del business, il bar aveva comunque un ruolo essenziale. Guido Capella gestiva la cantina con piglio manageriale e competenza: aveva imposto la rotazione delle bottiglie per preservarne la freschezza. "Palato fine, il nonno andava matto per il cognac, status symbol del bere elegante dell'epoca, ma la bottigliera vantava più di una referenza di vermouth e di bitter, oltre a grappa e sambuca", ricorda la Rodinò.

Dalle ceneri alla Riviera: il cerchio si chiude

L'attività andò a gonfie vele fino a quando arrivarono le bombe nell'agosto del 1943. I bombardamenti degli alleati rasero al suolo la stazione di Cadorna e il locale di Capella, polverizzando registri, etichette e insegne. Con i fondi statali ottenuti per i danni di guerra, Guido seppe reinventarsi: acquistò una serie di appartamenti a Milano e, in società con Bruno Belloni,  padre del marito della sua primogenita Tina, mise le mani su un albergo a Bordighera. Negli ultimi anni, tuttavia, la società aveva iniziato a scricchiolare. Capella voleva scommettere sul futuro, rinnovando l'hotel e introducendo i bagni in camera; Belloni, dal canto suo, frenava e rifiutava ogni investimento. Tensioni che si trascinarono fino alla morte di Guido Capella nel 1974. Privata della sua guida, la proprietà passò agli eredi, che liquidarono l'albergo in fretta e male, chiudendo definitivamente un capitolo glorioso della storia di famiglia.

Foto d'epoca: Archivio personale Famiglia Capella.

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