Assemblea Federvini: cresce la GDO, ma l'export frena sui mercati internazionali
Nel primo trimestre 2026 crescono spiriti e aceti nella GDO, mentre il vino tiene grazie agli spumanti (+8,7%). Export in calo
BUSINESS & MERCATO - Dazi, tensioni geopolitiche, inflazione e nuovi equilibri commerciali stanno ridefinendo lo scenario in cui operano le imprese italiane del comparto vino, spiriti e aceti. In questo contesto, il 2026 si è aperto con una frenata dell'export che coinvolge tutti i principali Paesi produttori, mentre sul mercato interno emergono segnali di maggiore stabilità grazie alla tenuta della Grande Distribuzione Organizzata.
È quanto emerso durante l’Assemblea Generale di Federvini, svoltasi a Roma con la partecipazione del presidente Giacomo Ponti, del ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale Antonio Tajani, del ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste Francesco Lollobrigida e del viceministro delle Imprese e del Made in Italy Valentino Valentini.
Export in calo sui principali mercati mondiali
Il primo trimestre del 2026 ha evidenziato un rallentamento diffuso degli scambi internazionali nel settore vinicolo. Secondo le elaborazioni dell’Osservatorio Federvini in collaborazione con Nomisma, il valore delle importazioni nei dodici principali mercati mondiali è diminuito del 17,1% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente.
La contrazione più significativa riguarda gli Stati Uniti, dove il valore delle importazioni è sceso del 38,9%. Seguono Cina (-10,6%) e Canada (-10,5%), confermando una fase di debolezza che interessa gran parte dei mercati di riferimento.
In questo scenario, l'Italia registra una flessione dell'export vinicolo pari al 13,3% a valore, un dato che, pur negativo, risulta meno marcato rispetto al calo complessivo della domanda internazionale.
Diversa la situazione per il comparto degli spiriti, che nel primo bimestre del 2026 ha messo a segno una crescita dell'export del 5,8%, sostenuta soprattutto dalle esportazioni verso Spagna e Regno Unito.
Ponti: “Non possiamo sostituire il mercato americano”
Nel suo intervento, il presidente di Federvini Giacomo Ponti ha sottolineato l'impatto dell'incertezza commerciale sulle imprese del settore.
“Il 2025 ci ha messo alla prova con un’intensità senza precedenti – ha dichiarato il Presidente di Federvini Giacomo Ponti. – Prima i dazi reciproci, poi la loro sospensione, infine l’attuale regime al 10% in vigore fino al 24 luglio. Le nostre imprese hanno dimostrato una capacità di adattamento straordinaria. Ora è fondamentale che la ratifica dell’accordo UE-USA si concluda rapidamente: non possiamo pensare di sostituire il mercato americano, ma possiamo e dobbiamo diversificare, innovare, presidiare i tavoli europei con ancora più determinazione. Guardiamo al futuro con fiducia: siamo portatori di un valore strategico - economico, culturale, identitario - che nessun dazio può intaccare.”
GDO: spumanti in crescita, bene anche spiriti e aceti
Mentre l'export rallenta, il mercato interno mostra una maggiore capacità di tenuta. I dati relativi al primo trimestre del 2026 evidenziano infatti un andamento complessivamente stabile nella Grande Distribuzione Organizzata.
Il comparto del vino registra una lieve diminuzione dei volumi (-1%), accompagnata però da una crescita del valore delle vendite pari al 2,2%.
Continua invece il trend positivo degli spumanti, che aumentano dell'8,7%, confermando una crescita che prosegue da oltre cinque anni.
Anche gli spiriti tornano in territorio positivo con un incremento dei volumi del 2,9%, trainati soprattutto dagli aperitivi alcolici e dai prodotti sodati. In crescita anche il Gin, mentre la Grappa continua a mostrare segnali di difficoltà.
Risultati favorevoli anche per il comparto degli aceti, che registra un aumento delle vendite sia a valore (+2,4%) sia a volume (+1%). A sostenere il settore sono in particolare l'aceto di mele e la stabilità dell'Aceto Balsamico di Modena IGP.
Negli Stati Uniti il Made in Italy mantiene la fiducia dei consumatori
Se i dati sulle importazioni evidenziano una forte frenata del mercato statunitense, l'indagine sui consumatori racconta una realtà differente.
La Consumer Survey realizzata dall’Osservatorio Federvini insieme a Nomisma su 1.200 consumatori americani di vino, spiriti e Aceto Balsamico di Modena IGP mostra infatti un elevato livello di fedeltà verso i prodotti italiani.
Nonostante gli aumenti di prezzo legati ai dazi siano stati percepiti dalla maggior parte degli intervistati, meno del 10% dichiara di aver sostituito i prodotti italiani con alternative provenienti da altri Paesi.
Il dato non contraddice il calo delle importazioni registrato nel primo trimestre, poiché fotografa un aspetto diverso del mercato: da un lato l'andamento degli scambi commerciali, dall'altro il comportamento e la percezione dei consumatori.
Anche nell'ipotesi di un aumento dei prezzi del 20%, una quota significativa degli intervistati afferma che continuerebbe ad acquistare prodotti italiani.
La principale motivazione resta la qualità percepita, indicata dal 47% dei consumatori per i vini italiani, dal 48% per gli spirits e dal 42% per l'Aceto Balsamico di Modena IGP.
Fuori casa pesa il divario tra retribuzioni e costo della vita
Le rilevazioni realizzate da TradeLab per l'Osservatorio Federvini, riferite all'intero 2025, evidenziano un mercato dei consumi fuori casa che ha raggiunto un valore complessivo di 102 miliardi di euro, per un totale di 9,6 miliardi di visite.
La ristorazione indipendente continua a rappresentare il principale motore del settore, con un valore stimato di circa 55 miliardi di euro, in lieve crescita rispetto all'anno precedente.
L'analisi evidenzia tuttavia come il divario tra l'aumento del costo della vita e la capacità di spesa delle famiglie stia influenzando le scelte di consumo.
Tra i frequentatori dei ristoranti di fascia alta, il 55% dichiara di consumare sempre vino o bollicine durante il pasto. La quota scende al 25% tra i clienti dei locali di fascia media e all'11% in quelli di fascia bassa.
Una dinamica simile si osserva anche per amari e prodotti da fine pasto, confermando il forte legame tra consumo e disponibilità di spesa.
Nonostante ciò, il vino continua a occupare una posizione centrale nell'esperienza di ristorazione: il 67% degli intervistati ritiene infatti che la scelta di un buon vino influisca in modo significativo sulla qualità complessiva del pasto.
Cresce l'interesse dei giovani per biologico e low alcol
Tra i segnali di cambiamento emersi dall'indagine figurano anche le nuove preferenze delle fasce più giovani della popolazione.
Il 53% dei consumatori tra i 18 e i 24 anni considera interessanti i vini biologici e naturali, mentre cresce, seppur in misura più contenuta, l'attenzione verso i vini senza alcol o a basso contenuto alcolico.
Si tratta di tendenze che non mettono in discussione il ruolo delle categorie tradizionali, ma che indicano l'evoluzione di gusti, occasioni di consumo e aspettative delle nuove generazioni.
Fondata nel 1917, Federvini rappresenta i principali produttori e importatori italiani di vini, liquori, acquaviti e aceti. L'associazione aderisce a Federalimentare e Confindustria e opera per la tutela e la rappresentanza del settore nelle sedi nazionali e internazionali, promuovendo i valori della qualità produttiva, della sostenibilità, del legame con i territori e del consumo consapevole.






