Bolzano, il nuovo Black Sheep scommette sulle notti fino alle tre

Black Sheep riparte: meno coperti, più ore di servizio e live music. Nicole Cavazzuti ha incontrato il titolare Manuel Nardo che ci racconta le novità.

25 Febbraio 2026 - 14:53
Bolzano, il nuovo Black Sheep scommette sulle notti fino alle tre

BAR & WINE - Premessa: a Bolzano, fino a due giorni fa, dopo l’una non c’era nessun cocktail bar aperto.
Ora c’è Black Sheep che, dopo un mese di chiusura, si è trasferito in Piazza Domenicani 3B, dove le serrande restano alzate fino alle tre.

Il trasloco è stato rapido: circa un mese di chiusura, poi la riapertura in una location che permette finalmente di fare ciò che prima era vietato. Manuel Nardo, titolare del Black Sheep, è radioso: la sede storica era diventata problematica. «Negli anni quell’area si è trasformata in un centro di ritrovo di giovanissimi, non in target con un cocktail bar come il nostro. Per giunta, a causa di vincoli specifici, bisognava chiudere entro l’una di notte e non potevamo fare musica di alcun genere».

Dal beverage a un ecosistema di locali

Il percorso di Nardo parte da Red Bull — «facevo il moschettiere, il promoter di zona» — passa per il trade marketing e il mondo spirits, fino alla scelta, poco prima del Covid, di rilevare le quote del Black Sheep. «Mi incuriosiva il perché non ci fosse un cocktail bar strutturato a Bolzano. Prima che arrivassimo noi con questa proposta, c’era la birra media».

Oggi il Black Sheep fa parte di un piccolo ecosistema con concept differenti: una discoteca, un Irish pub (terzo consumatore di Guinness in Italia per metro quadro lo scorso anno) e uno sky bar turistico su terrazza panoramica, La Bombonera.

La scommessa economica: meno spazio, stesso margine

Tutto chiaro, certo. Tuttavia, resta un dubbio: con meno coperti e un servizio più “seduto”, il locale non rischia di rinunciare a una parte del fatturato? Nella vecchia sede, complice anche l’asporto nei momenti di punta, i numeri erano vertiginosi: tra i 500 e i 600 drink nel weekend. Ora la capienza è più contenuta, intorno alle 60 sedute, e lo staff è stato ridotto di due persone.

Nardo scuote la testa e non teme un’erosione dei margini. «Sono sereno: mi aspetto lo stesso guadagno, per ben due motivi», spiega. Il primo riguarda la riduzione dei costi del personale: «Il taglio di due dipendenti ha un impatto non indifferente». Il secondo è organizzativo: con l’estensione dell’orario diventa possibile lavorare sulla rotazione dei tavoli. «Prima eravamo sempre pieni ma non riuscivamo a girare i tavoli: dalle 22 all’una quelle erano le persone sedute». Oggi invece entra in gioco un secondo turno notturno. «Abbiamo una seconda finestra, la fascia mezzanotte–3, e la mia ambizione è girare i tavoli due volte nell’arco della serata».

Oltre l’una: un vuoto di offerta più che di domanda

Bolzano seguirà davvero l’idea del doppio turno? Nardo non ha dubbi: Black Sheep andrà a colmare un vuoto di offerta più che di domanda. «A Bolzano l’offerta si interrompe all’una: oltre quell’orario non esistono cocktail bar attivi». In questo momento, sottolinea, l’unica proposta di miscelazione dopo quell’ora è la loro. Tutte le altre attività aperte sono orientate al clubbing.

«Dati alla mano, la gente non ha più voglia di andare a ballare. La proposta del Black Sheep include anche un dopocena lungo con drink curati, musica, atmosfera rilassata, senza la pressione della pista da ballo».

Clientela: da giovanissimi “di passaggio” a una fascia più matura

Il cambio di indirizzo serve anche a riposizionare il locale. La precedente zona attirava una popolazione molto giovane, non disposta — o non in grado — di investire in cocktail premium. «Sono ragazzi che si portano le bibite da casa e che non hanno interesse o soldi per spendere 15 euro per un buon cocktail».

Il nuovo Black Sheep punta a conquistare una clientela tra i 25 e i 40 anni, con maggiore capacità di spesa e più allineata all’esperienza cocktail bar. «A oggi abbiamo riportato quei clienti che nell’ultimo periodo facevamo fatica a far venire per la presenza massiccia di giovanissimi», racconta, riferendosi a ospiti con uno scontrino medio più alto che nella vecchia zona non si sentivano più in sintonia con il contesto.

“Bere differentemente”: identità e comfort

Non è solo un’operazione logistica. È una dichiarazione di identità. «Oggi, per noi Black Sheep è il bere differentemente». Un posto sicuro dove sedersi, bere bene e restare in una comfort zone. «Puoi sederti, puoi ascoltare buona musica e restare in un sentimento di rilassatezza. Non in una situazione di caos dove per forza devi ballare».

La musica è parte strutturale del progetto. Ogni mercoledì è dedicato alla programmazione, con una scansione precisa: prima settimana jam session per artisti, seconda e quarta live music (rockabilly), terza settimana burlesque. Un calendario studiato per offrire appuntamenti riconoscibili.

Un imprenditore dietro le quinte

Nardo al Black Sheep non si vede mai dietro al banco. «Io mi occupo di un altro locale del gruppo e ho sempre costruito le altre attività sui ragazzi che ci lavorano. Vado a fare i conti la mattina e la sera passo al bar da cliente, ma non voglio essere il volto di riferimento».

Un approccio che si riflette nel ruolo del bar manager Nakia Bruno, figura chiave nel presidiare l’identità del bancone, la carta cocktail e il ritmo del servizio, con notevole autonomia.

Drink list “Transumanza”: il viaggio diventa menu

La nuova cocktail list, intitolata “Transumanza”, è un omaggio dichiarato al trasloco, con due pecorelle in copertina che attraversano un sentiero tra due monti. Il concept guida anche i nomi dei nuovi signature, tutti legati all’idea di percorso e movimento.

La struttura della proposta mette al centro ciò che ha funzionato: ci sono alcuni “super classici” sempre presenti, tre best seller della vecchia lista e sette nuovi cocktail signature pensati per marcare questo nuovo corso. Nei primissimi giorni, a imporsi come drink più richiesto è “Dove Andiamo”: un drink chiarificato con mezcal, cocco, cardamomo, agavesito e lime. I classici come il Gin Tonic costano 10 euro, i signature 15.

Anche il cibo cambia: pochi piatti, identità locale

La food list è snella ma sfiziosa, con proposte semplici e “da bancone” che puntano sulla qualità delle materie prime. Spiccano una focaccia con mortadella e buccia di lime e un toast con prodotti altoatesini, con prosciutto cotto di una macelleria locale, formaggio della Val Pusteria, imburrato e servito con salsa tartara.

Il lancio: tre Guest Night firmate Campari Academy

A segnare il nuovo corso, stasera comincia una tre giorni di Guest Night in collaborazione con Campari Academy, nella nuova sede di Piazza Domenicani 3B.

Dietro al bancone, una line-up di guest bartender di alto profilo: Giuseppe Guarrasi (Velluto), Gerardo Marcogiuseppe (MMC 2100), Thomas Tombesi (The Box), Giulia D’Anello (Jerry Thomas Speakeasy), Andrea Pace (Corinthia), Cristian Bugiada (La Punta – Agavesito), oltre a Edris Al Malat (Dry Milano), Filippo Faedda (Salmon Guru) e César Araujo (Bob Milano).

L’iniziativa è realizzata in collaborazione con Blue Blazer, guida indipendente dedicata ai migliori cocktail bar d’Italia, un punto di riferimento per appassionati e professionisti che vogliono orientarsi tra insegne di qualità, nuove aperture e indirizzi iconici.

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