Culatello di Zibello Dop: produzione a +12% nel 2025

Il Culatello di Zibello Dop cresce del 12% nel 2025: 82.570 pezzi sigillati e fatturato al consumo a 24 milioni. A frenare l'export c'è la peste suina.

25 Marzo 2026 - 08:41
Culatello di Zibello Dop: produzione a +12% nel 2025

ENTI E CONSORZI - Il Culatello di Zibello Dop archivia il 2025 con numeri in decisa crescita. Il Consorzio di Tutela — che riunisce tutte le 20 aziende produttrici della denominazione — ha chiuso l'anno con 82.570 culatelli sigillati, un incremento del 12% rispetto agli 73.550 del 2024, e un fatturato al consumo salito a 24 milioni di euro dai 18,5 milioni dell'anno precedente, sfiorando il record del 2022 fissato a 25,2 milioni. I chilogrammi certificati destinati alla Dop sono stati 330mila, per un valore alla produzione di 12,5 milioni di euro.

Sul fronte del preaffettato, il Consorzio ha immesso sul mercato 1,06 milioni di vaschette — in linea con il 2024 — destinando 34.392 culatelli all'affettato confezionato, pari al 41,5% dell'intero volume prodotto e con un fatturato derivante superiore ai 12 milioni di euro.

«Siamo molto soddisfatti dell'anno appena concluso — ribadisce Romeo Gualerzi, presidente del Consorzio di Tutela —. Nonostante il prezzo della materia prima sia rimasto molto alto, sfiorando i 6 euro al chilo e ricordando che nel 2020 non arrivava a 4 euro, abbiamo avuto maggiore disponibilità; inoltre un mercato più stabile e i numeri costanti dell'affettato hanno garantito ai consorziati una rinnovata fiducia nel poter aumentare la produzione».

Sul versante dell'export — che nel 2025 si è attestato al 25% del comparto, all'interno di una filiera che conta oltre 250 addetti — i mercati dell'area UE, con Francia e Germania in testa, insieme alla Svizzera rappresentano l'88% della quota estera. Cresce anche il Nord America, con Canada e Stati Uniti al 6% complessivo. Il canale principale rimane il normal trade con il 60% delle vendite, mentre la grande distribuzione organizzata copre il restante 40%.

Le prospettive per il 2026 restano però condizionate dalla peste suina africana, che blocca l'accesso ad alcuni mercati strategici. «Mercati come Giappone e Cina al momento sono inaccessibili — conclude Gualerzi —. Questo nonostante da due anni gli allevamenti di suini scelti per la Dop non abbiano registrato alcun caso di Psa. Purtroppo la massiccia presenza di cinghiali sul territorio parmense continua a essere un problema che andrà necessariamente risolto per aprirsi nuovamente ai mercati di riferimento».

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