Parmigiano Reggiano di montagna, la produzione supera 921.000 forme

Il Parmigiano Reggiano di montagna supera 921.000 forme nel 2025 e cresce ancora nel 2026. A Casina la 60ª fiera con 42 caseifici dal 31 luglio al 3 agosto

23 Lug 2026 - 09:53
Parmigiano Reggiano di montagna, la produzione supera 921.000 forme

ENTI E CONSORZI - Parmigiano Reggiano si conferma il più importante formaggio Dop ottenuto in montagna e rappresenta ormai oltre il 22% del totale. I dati sono stati diffusi dal Consorzio durante la presentazione della 60ª Fiera del Parmigiano Reggiano di Casina, in programma dal 31 luglio al 3 agosto.

Nel 2025 gli 82 caseifici di montagna della Dop, distribuiti nelle province di Parma, Reggio Emilia, Modena e Bologna a sinistra del fiume Reno, hanno prodotto più di 921.000 forme. Il dato segna una crescita del +4,2% rispetto al 2024 e del +20,4% rispetto al 2016, anno in cui il Consorzio ha avviato la propria politica di rilancio e valorizzazione.

L’andamento positivo è proseguito nei primi sei mesi del 2026, quando la produzione in montagna ha registrato un incremento del +5,9% rispetto allo stesso periodo del 2025, superando il +5,5% della media comprensoriale. Parallelamente è aumentata anche la produzione di latte, arrivata a 436.000 tonnellate, con una crescita del +2,6% sul 2024 e del +14,7% sul 2016. A sostenerla sono i 785 allevatori attivi sull’Appennino emiliano, pari al 36,8% del totale degli allevatori che conferiscono latte destinato alla Dop.

Un ruolo centrale nel percorso di consolidamento della filiera è stato svolto dalla certificazione Parmigiano Reggiano “Prodotto di Montagna”, introdotta nel 2016 per rafforzare la sostenibilità economica del territorio e garantire ai consumatori criteri più rigorosi in materia di origine e qualità. Oggi sono oltre 218.000 le forme lavorate da 30 caseifici certificati, per una quota vicina al 24% della produzione complessiva delle zone montane.

Le misure adottate hanno contribuito a invertire una fase di forte ridimensionamento. Tra il 2000 e il 2010 l’Appennino aveva infatti perso 60 caseifici e il 10% della produzione di latte. La tendenza è stata arrestata a partire dal 2014 con il Piano Regolazione Offerta, che ha previsto sconti specifici e un bacino di quote latte riservato alle aree di montagna.

La produzione appenninica sarà al centro della 60ª Fiera del Parmigiano Reggiano di Casina, località che lo scorso anno ha ricevuto da ONAF, Organizzazione Nazionale Assaggiatori Formaggio, il riconoscimento di Città del formaggio per il ruolo rappresentativo svolto nella produzione della Dop.

Nel corso delle quattro giornate saranno presenti 42 caseifici di montagna, oltre la metà di quelli attivi nel comprensorio, che proporranno degustazioni e vendita diretta dei propri prodotti. L’Associazione Assaggiatori Parmigiano Reggiano, APR, curerà inoltre abbinamenti con vini, mieli, aceti e cocktail. Il programma comprenderà anche concerti, dj set, aperitivi, mercatini, fuochi d’artificio e spettacoli destinati ad adulti e bambini.

Il momento centrale sarà la 14ª edizione del Palio del Parmigiano Reggiano “Città di Casina”, prevista lunedì 3 agosto alle 20:00 in piazza IV Novembre. I 42 caseifici parteciperanno con Parmigiano Reggiano di montagna stagionato 24 mesi, mentre 10 di loro concorreranno anche nella categoria dei 40 mesi.

I due caseifici classificati al primo posto saranno celebrati insieme ai vincitori degli altri 11 Palii del Parmigiano Reggiano 2026 durante una serata di gala nella quale verrà assegnato il Casello d’Oro. La prossima edizione dell’appuntamento si svolgerà a Berlino nel febbraio 2027.

Durante la fiera è prevista anche la 9ª gara di taglio della forma. I mastri casari si confronteranno in precisione e velocità, porzionando manualmente le forme fino a ottenere le tradizionali punte da un chilogrammo.

«Il Parmigiano Reggiano si conferma l’asse portante dell’economia dell’Appennino emiliano, la più importante Dop prodotta in quota», dichiara Nicola Bertinelli, presidente del Consorzio. «Operare in queste aree significa affrontare sfide continue e costi superiori, ma il presidio agricolo-zootecnico è essenziale per la sopravvivenza stessa della montagna. Senza il Parmigiano Reggiano, l’agricoltura in queste zone verrebbe abbandonata. Invece, grazie all’opera del Consorzio, alla certificazione “Prodotto di Montagna” e al progetto Vivi Parmigiano Reggiano, stiamo trasformando queste sfide in opportunità, costruendo un ecosistema turistico di qualità, dove paesaggio, tradizioni e accoglienza si fondono per attrarre visitatori consapevoli, dando linfa vitale a zone straordinarie che meritano di essere vissute e raccontate. Per il Consorzio, sono il territorio e la comunità che lo abita i beni più preziosi e il nostro intento è quello di impegnarci sempre di più per preservarli ed essere un modello di sostenibilità ambientale, economica e sociale».

«Il Consorzio ha profuso negli anni un impegno costante a sostegno della montagna, uno sforzo che oggi è chiamato a riprendere vigore», ha dichiarato Andrea Lori, amministratore delegato alla montagna del Consorzio. «La nostra priorità non si esaurisce nella sola tutela della produzione, ma punta a una forte accelerazione sugli strumenti e sulle politiche di valorizzazione del prodotto. A tal fine, tra i mesi di settembre e ottobre, avvieremo un ciclo di incontri sul territorio per un confronto diretto e operativo con tutti i caseifici montani. L'obiettivo è definire congiuntamente un nuovo pacchetto di interventi strategici, che costituirà l'asse portante delle proposte per il bilancio preventivo 2027 e per la programmazione futura».

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