Oltrepò Pavese: arriva la mappa vitivinicola di Masnaghetti, Classese al centro del rilancio

La mappa vitivinicola firmata da Alessandro Masnaghetti accompagna il rilancio del Classese e la nuova strategia di posizionamento dell’Oltrepò Pavese

15 Sett 2026 - 15:45
Oltrepò Pavese: arriva la mappa vitivinicola di Masnaghetti, Classese al centro del rilancio

ENTI E CONSORZI - Ampio, articolato, attraversato da vallate, tradizioni e identità produttive differenti, l’Oltrepò Pavese è uno dei territori vitivinicoli più complessi d’Italia. Una ricchezza che oggi il Consorzio di Tutela prova a ricondurre dentro un racconto più leggibile e condiviso. Il ritorno del Classese, la revisione del disciplinare del Metodo Classico Docg, il lavoro avviato sui vini fermi e l’arrivo della prima mappa vitivinicola firmata da Alessandro Masnaghetti compongono i tasselli di una strategia che punta a definire con maggiore chiarezza il suo posizionamento.

La sesta edizione di “Oltrepò Terra di Pinot Nero”, affiancata dalla seconda di OltreGusto, ha offerto nelle scorse settimane l’occasione per mettere a fuoco questa nuova fase. A Voghera, tra il Teatro Valentino Garavani e l’Istituto Gallini, il confronto ha coinvolto 32 cantine, 18 ristoranti del territorio, 18 chef stellati, oltre cento etichette e 1.400 partecipanti nelle due giornate del 7 e 8 settembre.

Al centro resta il Pinot Nero, che nel 2026 si è affermato come varietà più piantata dell’Oltrepò Pavese. Il territorio rappresenta circa il 70% della produzione nazionale e lega al vitigno due delle produzioni sulle quali il Consorzio ha scelto di concentrare maggiormente il proprio lavoro: il Pinot Nero Doc e il Metodo Classico Docg, oggi rilanciato attraverso il nome Classese.

La dicitura non è una novità. Nasce nel 1984 dalla crasi tra “Classico” e “Pavese”, quando un gruppo di produttori decise di distinguere e valorizzare il blanc de noirs oltrepadano. Quarant’anni dopo il Consorzio ha scelto di riportarlo al centro del progetto, con un nuovo disciplinare più orientato al Pinot Nero, raccolta manuale, tempi di affinamento più lunghi e quattro Menzioni Geografiche Aggiuntive: Valle Versa, Valle Scuropasso, Valle Coppa e Valle Staffora.

«L’Oltrepò ha fatto una cosa fondamentale: ha scelto una direzione e soprattutto l’ha scelta insieme», ha ricordato la presidente del Consorzio, Francesca Seralvo, ripercorrendo un triennio nel quale sono arrivati il nuovo statuto, la revisione del disciplinare del Metodo Classico Docg, il ritorno del Classese e una nuova modalità di presentazione collettiva del territorio nelle principali fiere.
Alla strategia sul Metodo Classico si affianca ora il cantiere sui vini fermi, con l’obiettivo dichiarato di arrivare a una piramide di posizionamento più chiara. Ma il passaggio forse più interessante, sul piano della costruzione identitaria, è arrivato dalla prima mappa vitivinicola affidata ad Alessandro Masnaghetti.

Il progetto comprende una mappa in due dimensioni, una rappresentazione tridimensionale e un manuale dedicato ai principali elementi che compongono il paesaggio vitivinicolo oltrepadano.

Masnaghetti ha chiarito subito ciò che questo lavoro non vuole essere. «Non è una zonazione. Spesso si utilizza questa parola per descrivere lavori di questo tipo, ma la zonazione è un’altra cosa: è un lavoro scientifico e interdisciplinare, rivolto soprattutto ai tecnici e alle aziende e quindi a un pubblico piuttosto circoscritto».

La mappa nasce invece con un pubblico più ampio: produttori, operatori, sommelier, appassionati, e con un linguaggio volutamente accessibile: «Nel mio stile cerco di utilizzare un linguaggio non complicato. Questo deve essere qualcosa di estremamente semplice da leggere, capace di dare le informazioni che servono in poco spazio».

Dietro la semplicità della restituzione c’è però un lavoro lungo, costruito tra riferimenti scientifici, osservazione diretta, confronto con i produttori e raccolta della memoria locale. «Non soltanto visitare le aziende, ma fare chilometri, parlare con le persone, raccogliere quella che è la tradizione, anche solo orale ma estremamente importante, da varie fonti, e poi cercare di trarne un riassunto che avesse un senso e fosse in qualche modo condivisibile».

Anche la toponomastica è entrata nel lavoro. Masnaghetti ha raccontato di aver trovato, in alcuni casi, grafie differenti dello stesso luogo su mappe e cartelli stradali, segno di un territorio nel quale la complessità non riguarda soltanto suoli e vitigni, ma anche il modo in cui i luoghi sono stati nominati e tramandati.

La lettura dell’Oltrepò non si ferma così alle quattro valli principali. All’interno di Versa, Scuropasso, Coppa e Staffora il manuale individua aree più circoscritte, definite attraverso il confronto con i produttori, la tradizione e soprattutto il paesaggio.

Per Masnaghetti quest’ultimo può diventare uno strumento immediato di comprensione: «Nel momento in cui fate conoscere a un cliente, a un sommelier o a un appassionato una collina e gli spiegate perché è diversa, quel luogo gli rimarrà nella memoria».

Il paesaggio consente di rendere leggibili differenze che un linguaggio eccessivamente tecnico rischierebbe invece di allontanare dal pubblico. «Quando cominciate a parlare in termini tecnici, legati alla viticoltura o alla geologia, la gente si perde e il rischio è anche quello di creare molta confusione».

La nuova mappa prova quindi a costruire non soltanto una rappresentazione geografica, ma anche un vocabolario condiviso. «Lo scopo di questo lavoro è creare un linguaggio comune», ha sottolineato Masnaghetti, indicando proprio nella frammentazione dei racconti uno dei limiti che spesso indeboliscono la capacità di un territorio di comunicarsi all’esterno.

In questo senso il Classese e la mappa procedono lungo la stessa traiettoria. Il primo prova a concentrare l’attenzione su una produzione identificativa, la seconda offre strumenti per spiegare dove nasce e quali differenze attraversano le colline dell’Oltrepò.

Il territorio vitato comprende oggi circa 11.539 ettari, all’interno dell’areale più importante della Lombardia, con una produzione complessiva indicata dal Consorzio in circa 25 milioni di bottiglie l’anno. I vigneti si collocano prevalentemente in collina, tra i 120 e i 550 metri di altitudine, con alcune aree che raggiungono circa 600 metri, mentre il territorio nel suo complesso sale fino ai 1.724 metri del Monte Lesima.

Una complessità che per anni ha rappresentato insieme una ricchezza e una difficoltà di comunicazione. Il lavoro avviato dal Consorzio sembra voler intervenire soprattutto su questo secondo aspetto, non ridurre l’Oltrepò a una sola identità, ma stabilire priorità e strumenti comuni.

Masnaghetti ha affidato ai produttori la parte più impegnativa del lavoro: far vivere ciò che oggi è stato messo su carta. «Questi lavori non sono delle bacchette magiche che vi mettono automaticamente sulla mappa viticola dell’Italia o dell’Europa. Ci deve essere poi un lavoro vostro, in cui credete. Questo deve essere visto come un inizio».

La mappa, dunque, non risolve da sola il problema del posizionamento. Offre però all’Oltrepò una base sulla quale costruirlo: nomi, valli, paesaggi, memoria, una produzione di Metodo Classico sempre più legata al Pinot Nero e un racconto che prova finalmente a trovare maggiore coerenza.

Dopo anni nei quali la complessità del territorio ha spesso prodotto narrazioni frammentate, la nuova fase sembra partire da una scelta più concreta, definire ciò che si vuole mettere al centro e imparare a raccontarlo con la stessa lingua.

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